ArchivioL’oppidum di Entremont: la città dei Salyens prima di Roma
oppidum d'Entremont. Aix en-Provence_ il quartiere più antico

L’oppidum di Entremont: la città dei Salyens prima di Roma

Nel mio viaggio della Francia on the road 2026, dopo l’escursione all’area archeologica di Roquepertuse, il percorso continua ancora sulle tracce della Provenza preromana.

A Roquepertuse abbiamo incontrato un antico insediamento fortificato, le sue sculture e le testimonianze della cultura celto-ligure. Da qui ci spostiamo verso Entremont, nei pressi di Aix-en-Provence, per entrare nel cuore del territorio dei Salyens (Salluvi o Salii).

Due siti diversi, ma legati dalla stessa fase storica: quella della Provenza dell’Età del Ferro, prima che Roma trasformasse definitivamente questo territorio.

A Entremont, però, la scala cambia. Non siamo davanti soltanto a un’area cultuale e alle sue sculture: qui troviamo le tracce di una vera città fortificata, con abitazioni, mura, attività artigianali e luoghi legati alla sfera rituale.

È da qui che riparte il nostro viaggio archeologico.

Secondo recenti ricerche Entremont non è più considerata come semplice “capitale dei Salyens”: le ricerche recenti hanno reso molto più complessa la lettura dell’insediamento.

L’oppidum di Entremont: la città dei Salyens prima di Roma

A pochi chilometri dal centro di Aix-en-Provence, sulla sommità del plateau de Puyricard, si trova uno dei siti archeologici più importanti per conoscere la Provenza preromana: l’oppidum di Entremont.

Qui, circa 2.200 anni fa, vivevano le popolazioni dei Salluvi o Salii, popolazione celto-ligure, che dominava gran parte della Bassa Provenza (nell’odierna Francia meridionale) durante l’Età del Ferro. La loro importanza storica è legata al ruolo di cerniera culturale tra il mondo celtico e quello ligure, e al fatto che la loro sottomissione aprì la strada alla conquista romana della Gallia.

Pietre, mura, guerrieri e teste scolpite. Prima di Roma, sulla collina di Entremont, i Salyens hanno lasciato le loro tracce.

Oggi rimangono soprattutto muri, strade, abitazioni, fortificazioni e poche strutture leggibili sul terreno. Ma dagli scavi sono emersi anche oggetti, armi, gioielli, strumenti, resti di attività artigianali e soprattutto una straordinaria scultura monumentale.

Entremont è infatti uno dei luoghi fondamentali per comprendere la cultura celto-ligure della Francia meridionale, ma anche i rapporti che queste popolazioni intrattenevano con il mondo greco di Marsiglia e, successivamente, con Roma.

oppidum d'Entremont. Aix en-Provence

oppidum d'Entremont. Aix en-Provence. il sito archeologico

Dove si trova l’oppidum di Entremont

L’oppidum si trova a nord di Aix-en-Provence, sul margine meridionale del plateau de Puyricard.
La posizione è uno degli elementi fondamentali per comprenderne la funzione.
L’insediamento occupava infatti una zona sopraelevata tra la valle dell’Arc e quella della Touloubre, con una buona posizione di controllo sul territorio circostante e sulle vie di comunicazione verso nord.

ASPETTI CHIAVE DEI SALYENS

Origine Etnica

Gli storici antichi (come Strabone) li definivano Celto-Liguri. Nati probabilmente come ceppo ligure, subirono nel tempo una profonda influenza culturale e linguistica da parte delle tribù celtiche vicine.

Territorio e Capitale

Controllavano un’area strategica compresa all’incirca tra il fiume Rodano, il fiume Durance e le coste mediterranee (tra le attuali Ventimiglia e Marsiglia). La loro capitale e centro politico principale era l‘oppidum di Entremont.

La Confederazione

 Più che una singola tribù, i Salyens guidavano una potente confederazione militare e politica che univa diversi popoli minori della zona, esercitando una forte egemonia regionale

Il conflitto con Marsiglia e Roma
La storia dei Salyens è fortemente segnata dalla rivalità con Massilia (l’odierna Marsiglia), una prospera colonia greca situata sulla costa. I Salyens tentarono a più riprese di espandersi verso il mare, minacciando i commerci dei greci.
Nel 125 a.C., l’ennesimo attacco dei Salyens spinse Massilia a chiedere aiuto al suo storico alleato: la Repubblica Romana. Roma colse l’occasione per intervenire militarmente nella Gallia Transalpina:
  • Il console romano Marco Fulvio Flacco fu inviato in Provenza e inflisse una prima pesante sconfitta ai Salyens.
  • Nel 123 a.C., il console Gaio Sextio Calvino distrusse definitivamente la loro capitale a Entremont.
Conseguenze storiche
Sulle ceneri del dominio dei Salyens, i Romani fondarono la colonia di Aquae Sextiae (oggi Aix-en-Provence) per presidiare il territorio.
Questa vittoria militare fu il primo passo fondamentale per la creazione della provincia della Gallia Narbonense, che i romani chiamavano semplicemente Provincia (da cui deriva l’attuale nome della Provenza)

Che cos’è un oppidum?

Il termine oppidum viene utilizzato in archeologia per indicare, soprattutto per la tarda Età del Ferro, un abitato raggruppato e fortificato.

Non bisogna quindi immaginare necessariamente una città nel senso romano del termine.

Entremont era un insediamento fortificato di altura, organizzato in abitazioni, strade, quartieri e spazi con funzioni differenti.

La sua importanza deriva anche dalla complessità dell’organizzazione urbana e dalla quantità di informazioni archeologiche conservate.

Per molto tempo Entremont è stato definito la “capitale dei Salyens”.

Oggi questa definizione viene utilizzata con maggiore cautela: le ricerche recenti hanno infatti mostrato un quadro più articolato della formazione dell’abitato e della sua posizione all’interno del territorio salieno.

oppidum d'Entremont. Aix en-Provence

Entremont e i Salyens nella Provenza dell’Età del Ferro

I Salyens erano una delle popolazioni della Provenza preromana e il territorio controllato da Entremont comprendeva parte della pianura dell’Arc e del plateau de Puyricard.

Siamo nel II secolo a.C., in una fase di profondi cambiamenti nel Mediterraneo occidentale.

A poca distanza si trovava Massalia, la colonia greca fondata dai Focei, mentre nel corso dello stesso periodo aumentava la presenza economica e politica romana nella regione.

Entremont si trovava quindi all’interno di una rete di contatti molto più ampia di quanto suggerirebbe l’immagine tradizionale delle popolazioni “galliche” isolate.

Gli oggetti rinvenuti negli scavi testimoniano infatti scambi, importazioni e contatti con il mondo mediterraneo.

Le due fasi dell’oppidum di Entremont

Uno degli aspetti più interessanti di Entremont è che l’abitato non venne costruito tutto in una volta.

Gli archeologi hanno individuato due principali fasi di urbanizzazione.

Il primo insediamento, realizzato nella prima metà del II secolo a.C., occupava circa un ettaro ed era circondato da una fortificazione e intorno alla metà del secolo l’abitato venne ampliato ulteriormente.

La seconda agglomerazione raggiunse circa 3,5 ettari e fu protetta da una nuova imponente cinta muraria. Questa trasformazione racconta qualcosa di importante: Entremont non era un villaggio immobile, ma un insediamento che nel corso di pochi decenni cambiò dimensioni, organizzazione e struttura sociale.

Le mura e le fortificazioni dell’oppidum

Le fortificazioni della seconda fase sono tra le strutture più impressionanti che si possono ancora leggere sul sito.

Il nuovo rempart era lungo circa 400 metri e aveva uno spessore di circa 3,25 metri.

Lungo la cinta erano distribuite grandi torri, progettate per aumentare la capacità difensiva dell’abitato. Alcune potevano raggiungere, secondo le ricostruzioni, 8-9 metri di altezza. La differenza rispetto alla prima fortificazione è notevole.
La seconda cinta non si limita infatti a proteggere l’abitato precedente: ingloba nuovi spazi e accompagna l’espansione dell’insediamento.
Le mura sono quindi anche una testimonianza dell’evoluzione politica e demografica di Entremont.

oppidum d'Entremont. Aix en-Provence_planimetria

Le abitazioni: come si viveva a Entremont

All’interno dell’oppidum gli archeologi hanno individuato una vera organizzazione urbana, con strade e isolati nei quali erano distribuite le abitazioni.

Le case erano costruite principalmente utilizzando pietra, legno e terra.

I muri presentavano zoccoli in pietra, mentre le parti superiori potevano essere realizzate in terra o con strutture lignee.

I pavimenti erano generalmente in terra battuta e le coperture non utilizzavano tegole come quelle delle abitazioni romane: diversi elementi suggeriscono l’impiego di coperture in terra su strutture lignee, probabilmente a terrazza. È un dettaglio interessante perché permette di allontanarsi dall’immagine stereotipata del villaggio gallico fatto soltanto di capanne.
Entremont aveva una struttura urbana organizzata, con edifici di dimensioni e funzioni differenti. 

Gli scavi hanno restituito numerose testimonianze delle attività economiche svolte all’interno dell’oppidum.

Sono documentate la lavorazione dei metalli, del vetro e diverse attività legate alla trasformazione dei prodotti agricoli.

In particolare è stata identificata una struttura interpretata come impianto per la produzione dell’olio o del vino, con un sistema di pressatura e ambienti destinati alla conservazione.Sono stati inoltre rinvenuti frammenti di ceramica, oggetti in bronzo, perle di vetro e altri materiali.
Entremont mostra quindi una comunità nella quale agricoltura, artigianato e commercio erano strettamente collegati.
E soprattutto una comunità tecnicamente più articolata di quanto la vecchia immagine dei “Galli” lasci intendere.

oppidum d'Entremont. la collezione archeologica permanente al Museo di Aix en-Provence_teste. busto guerriero-eroe

La scultura di Entremont: guerrieri ed eroi

Ma è soprattutto la scultura ad aver reso Entremont famoso.

Dagli scavi sono emersi numerosi frammenti di statue e rilievi che rappresentano guerrieri, personaggi aristocratici, animali e teste umane.

Tra le immagini più celebri c’è quella del guerriero accovacciato, una figura maschile rappresentata con armi e abiti descritti con grande attenzione (quindi nella tipologia simile a quella che abbiamo visto a Roquepertuse).

La scultura è particolarmente importante perché mostra il livello raggiunto dalla tradizione figurativa delle popolazioni della Provenza preromana. Non è una rappresentazione generica del guerriero: la statua presenta dettagli dell’abbigliamento, delle armi e degli ornamenti che hanno così permesso agli archeologi di leggere anche la posizione sociale del personaggio rappresentato.

Le figure eroiche di Entremont sono state interpretate in relazione alle élite aristocratiche dell’oppidum.

I guerrieri sono rappresentati con armi, gioielli e attributi che sottolineano il loro status.

In alcuni casi compaiono anche elementi legati ai trofei umani, come le teste rappresentate accanto alle figure.

La ricerca attuale interpreta queste immagini all’interno di un sistema nel quale la memoria degli antenati, la celebrazione degli eroi e la rappresentazione del potere politico erano strettamente collegate.

È uno degli aspetti che rendono Entremont particolarmente interessante.

La scultura non serve soltanto a rappresentare qualcuno: contribuisce a costruire e rendere visibile il prestigio di una determinata classe sociale.

oppidum d'Entremont. la collezione archeologica permanente al Museo di Aix en-Provence_teste. pannello
Collezione permanente al Musée Granet di Aix en-Provence

Le teste umane e i trofei di guerra

Uno degli aspetti più conosciuti, e anche più delicati da raccontare, riguarda le teste umane.

A Entremont sono state trovate sia rappresentazioni scolpite di teste sia resti umani che gli archeologi hanno messo in relazione con pratiche di esposizione dei corpi.

Una delle strutture più particolari è la cosiddetta sala ipostila, dove sono stati rinvenuti circa venti crani di uomini adulti, alcuni dei quali presentavano segni compatibili con la sospensione o l’infissione. Questi ritrovamenti sono stati messi in relazione con le testimonianze antiche sulle pratiche guerriere delle popolazioni galliche.
Ma è importante non ridurre tutto alla semplice immagine della “decapitazione”.
Il rapporto tra trofei di guerra, memoria degli antenati e pratiche rituali è più complesso, e le diverse evidenze archeologiche devono essere interpretate separatamente.

Il rapporto tra guerra, memoria degli antenati e pratiche rituali doveva essere più articolato di quanto suggerisca una lettura unitaria del sito. La presenza di trofei, rappresentazioni di teste umane e altri elementi riconducibili alla sfera rituale non significa necessariamente che tutti questi materiali svolgessero la stessa funzione o appartenessero a un unico culto. Alcuni potrebbero essere legati alla celebrazione della vittoria e alla memoria del nemico, altri alla costruzione della memoria della comunità e dei suoi antenati. È quindi necessario distinguere le diverse evidenze archeologiche e considerarle nel loro specifico contesto, evitando di trasformare reperti diversi in una sola, indistinta pratica rituale.

La sala ipostila: uno degli edifici più enigmatici

La sala ipostila è una delle strutture più particolari dell’oppidum.

Si tratta di un edificio monumentale lungo circa 20 metri e largo 5, costruito durante la seconda fase dell’insediamento.

Il piano inferiore era organizzato come una grande sala con sostegni lignei e presentava elementi architettonici recuperati da strutture più antiche.

La sua funzione non è completamente certa.

La presenza di anfore italiche sul pavimento potrebbe indicare pratiche di libagione, mentre i crani rinvenuti intorno alla struttura suggeriscono un possibile rapporto con pratiche rituali o con la rappresentazione della guerra.

È uno di quei casi in cui l’archeologia lascia aperte molte domande.

I luoghi di culto di Entremont

Le pratiche religiose non erano concentrate necessariamente in un unico tempio.

Le ricerche hanno individuato diversi spazi cultuali, tra aree votive, zone ritualizzate, settori caratterizzati dalla presenza di frammenti scultorei e la stessa sala ipostila. Ancora più interessante è l’esistenza di un’area cultuale precedente alle due principali fasi dell’abitato.
Alcuni elementi architettonici, tra cui pilastri e architravi in calcare di Bibémus, furono successivamente riutilizzati nelle costruzioni dell’oppidum.
Questo riuso permette di intuire che sul plateau esistevano pratiche cultuali già prima della grande espansione urbana del II secolo a.C.

Cosa resta oggi dell’oppidum di Entremont

Oggi visitare Entremont significa camminare dentro un sito nel quale l’architettura è conservata soprattutto a livello delle fondazioni.

Si riconoscono le strade, gli isolati, le abitazioni e parti delle fortificazioni.

Non ci sono monumenti spettacolari come quelli della Fréjus romana.

Ma proprio questa differenza è interessante.

Qui l’archeologia richiede un altro tipo di attenzione: bisogna leggere le pietre, seguire la planimetria e immaginare le strutture che un tempo si elevavano sopra ciò che vediamo.

Il sito è inoltre protetto come Monument historique dal 1946-1947 e classificato per una parte nel 1980.

Il Museo Granet e le sculture di Entremont

Per comprendere davvero Entremont, però, io affiancherei alla visita del sito quella del Musée Granet di Aix-en-Provence.

È qui infatti che sono conservate alcune delle più importanti sculture e dei reperti provenienti dagli scavi dell’oppidum.

Il museo permette quindi di fare il percorso inverso rispetto alla visita sul plateau: dopo aver visto le strutture archeologiche nel loro contesto, si incontrano gli oggetti e soprattutto la statuaria che ha reso Entremont uno dei siti più importanti della Provenza preromana. 

Entremont racconta il luogo. Il museo conserva una parte delle persone e degli oggetti che lo hanno abitato.

oppidum d'Entremont. la collezione archeologica permanente al Museo di Aix en-Provence_statuaria

L’archeologia di Entremont: oltre l’immagine dei Galli

Forse uno degli aspetti più interessanti di Entremont è proprio questo.
Gli scavi restituiscono una società organizzata, con fortificazioni, abitazioni strutturate, attività artigianali, produzione agricola, scambi commerciali, élite aristocratiche e pratiche cultuali.
Gli oggetti importati raccontano i rapporti con il Mediterraneo.
Le sculture raccontano il potere.
Le mura raccontano la necessità di difendere l’insediamento.
I resti delle attività produttive raccontano il lavoro quotidiano.
E le tracce di distruzione raccontano un territorio attraversato dalla guerra.
E tutto questo è molto più complesso della vecchia immagine dei “Galli” che per decenni abbiamo trovato nei libri scolastici.

INFORMAZIONI UTILI

L’area archeologica si trova in 960 avenue Fernand Benoit, 13090 Aix-en-Provence.

Il sito è aperto in determinati giorni della settimana e nei primi weekend del mese; gli orari variano tra periodo aprile-settembre e ottobre-marzo. Sono inoltre disponibili visite guidate gratuite su prenotazione.

La visita dell’oppidum può essere abbastanza breve, ma conviene dedicarle tempo per leggere con attenzione le strutture e seguire il percorso.
Per completare l’esperienza archeologica, vale la pena abbinare Entremont al Museo Granet, dove sono conservate le principali testimonianze mobili provenienti dal sito.

Info pratiche

Bibliografia

I Galli in Provenza

oppidum d'Entremont. Aix en-Provence_ingresso

Fuori dal museo

Entremont non è un sito che si impone al primo sguardo.
Non ci sono grandi colonne, mosaici o edifici monumentali.
Ci sono muri, terra, pietre e una collina.
Ma basta sapere cosa c’è sotto quei resti per cambiare completamente prospettiva.
Qui, più di duemila anni fa, c’era un abitato fortificato dei Salyens. C’erano artigiani, agricoltori, guerrieri e famiglie aristocratiche. C’erano scambi con il Mediterraneo e luoghi nei quali si praticavano culti e si celebrava la memoria dei potenti.
Poi arrivarono Roma e la guerra.
Quello che resta oggi è poco.
Ma archeologicamente, dice moltissimo.

🌿Tutte le foto sono a cura di Francesca Pontani

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