Museo della Preistoria delle Gole del Verdon: nell’archeologia di Quinson
Dalla Costa Azzurra a Saint Raphael la mia Francia on the Road 2026 prosegue verso l’interno. Il paesaggio cambia. Entriamo dentro la preistoria. Lasciamo il Mediterraneo e le pietre romane e ci addentriamo nel paesaggio selvaggio del Verdon: gole calcaree, acqua turchese, pareti di roccia e una Natura fatta per custodire tracce antichissime.
Nel cuore delle basse gole del Verdon, a Quinson, c’è un museo che racconta una storia molto più antica di quella che normalmente associamo alla Provenza.
Qui non ci sono soltanto paesaggi spettacolari, acqua turchese e pareti di roccia. Sotto e dentro questo territorio sono state lasciate tracce di centinaia di migliaia di anni di presenza umana.
Il Musée de Préhistoire des Gorges du Verdon raccoglie e racconta i risultati delle ricerche archeologiche condotte nel territorio, mettendo insieme reperti, ricostruzioni, diorami e strumenti multimediali.
E la visita non finisce dentro il museo: a pochi minuti a piedi c’è anche un villaggio preistorico ricostruito, mentre poco più lontano si trova la grotta della Baume Bonne, uno dei siti archeologici più importanti del Verdon.
È uno di quei luoghi in cui museo, archeologia e paesaggio hanno ancora un rapporto molto stretto.
Il Museo della Preistoria di Quinson: un milione di anni di storia umana
Il museo è stato inaugurato nel 2001 e occupa un edificio progettato dall’architetto Norman Foster. La struttura moderna è quasi un contrasto voluto con ciò che conserva: una storia che parte dalle prime presenze umane nella regione e arriva fino alla conquista romana.
Il percorso museale è costruito attorno alle testimonianze provenienti da oltre 60 siti archeologici del Verdon e dell’Alta Provenza.
Il risultato è un viaggio attraverso circa un milione di anni di storia umana, dal Paleolitico fino al Neolitico e all’età dei metalli.
Qui non ci sono grandi monumenti. Ci sono fuoco, pietra, ripari, strumenti, acqua e paesaggio. Le prime cose con cui abbiamo imparato a costruire la nostra Storia.
Non è quindi una collezione assemblata in modo astratto: molti degli oggetti esposti provengono direttamente dagli scavi effettuati nel territorio.
Ed è questo, secondo me, uno degli aspetti più interessanti della visita.
Il museo permette di guardare un reperto e, subito dopo, pensare al luogo nel quale è stato trovato.
I reperti archeologici del Verdon: strumenti, ossa e tracce della vita preistorica
La parte più importante della collezione riguarda naturalmente l’industria litica.
Ci sono strumenti in selce, punte, raschiatoi, schegge di lavorazione e altri manufatti che permettono di seguire l’evoluzione delle tecniche utilizzate dalle popolazioni preistoriche.
Tra i reperti documentati nelle collezioni del museo ci sono anche le cosiddette punte di Quinson, strumenti in selce provenienti dalla Baume Bonne e attribuiti al Paleolitico medio.
Sono oggetti piccoli.
Ma sono proprio questi oggetti a rendere concreta la Preistoria: non soltanto grandi ricostruzioni dell’uomo preistorico, ma strumenti che mostrano come venivano lavorate le pietre, come cambiavano le tecniche e come venivano utilizzate le risorse disponibili nell’ambiente.
Nel percorso si incontrano inoltre resti faunistici, ceramiche e testimonianze relative alle diverse fasi della frequentazione umana del territorio.
Le stele antropomorfe: figure umane dal Neolitico
Tra i reperti che attirano l’attenzione ci sono alcune stele antropomorfe neolitiche, sculture in calcare datate tra il 3900 e il 3600 a.C. La figura umana è resa in forma estremamente stilizzata: il volto è appena accennato, mentre motivi geometrici sembrano rappresentare capelli o una particolare acconciatura. Alcune conservano tracce di colore rosso, ottenuto con ocra o cinabro. La loro funzione non è completamente certa, ma sono considerate probabilmente stele funerarie, destinate a essere infisse nel terreno in relazione alla sepoltura o alla memoria dei defunti. Sono testimonianze interessanti non soltanto per la loro forma, ma perché mostrano come, nel Neolitico, la rappresentazione del corpo umano potesse assumere anche un preciso significato simbolico e funerario.
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Le pitture rupestri: le grotte ricostruite nel museo
Nel percorso del museo sono state riprodotte anche alcune testimonianze di arte rupestre del territorio del Verdon, permettendo di osservare da vicino decorazioni che altrimenti si incontrerebbero direttamente sulle pareti delle grotte. Particolarmente interessante è la riproduzione dell’Abri Donner, a Quinson, dove sono state individuate più di quaranta figure dipinte in rosso, giallo e nero, alcune delle quali riconducibili a motivi schematici e antropomorfi della fine del Neolitico e del Calcolitico. Il museo propone inoltre l’evocazione del bisonte inciso di Ségriès, una raffigurazione magdaleniana il cui stile presenta confronti con i bisonti dell’arte paleolitica dei Pirenei. Non sono quindi semplici ricostruzioni decorative: sono copie di testimonianze archeologiche che permettono di comprendere tecniche, forme e significati dell’arte preistorica del Sud della Francia.
La Baume Bonne: 400.000 anni di presenza umana
Per capire davvero l’importanza archeologica di Quinson bisogna parlare della Baume Bonne.
La grotta si trova sopra il Verdon ed è uno dei siti preistorici più importanti della regione. La documentazione archeologica attesta una frequentazione umana protratta per circa 400.000 anni.
Le ricerche archeologiche hanno restituito una grande quantità di industria litica e testimonianze relative alle diverse fasi dell’occupazione.
Tra i materiali studiati compaiono choppers, bifacciali, punte, raschiatoi e altri strumenti realizzati attraverso differenti tecniche di scheggiatura.
La Baume Bonne permette quindi di osservare non soltanto la presenza dell’uomo, ma anche l’evoluzione dei suoi comportamenti e delle sue tecnologie.
Il sito è classificato Monument Historique dal 1992 e può essere visitato solo con accompagnamento, attraverso un percorso organizzato dal museo (vedi sul sito web le modalità di prenotazione).
Noi non siamo entrati nella grotta, ma anche senza raggiungerla è interessante capire che molti dei reperti visti nelle sale del museo arrivano proprio da questo territorio.
È il paesaggio stesso, in qualche modo, a essere parte della collezione. All’interno del Museo è comunque presente un video immersivo per effettuare una visita virtuale al sito archeologico, questo non sostituisce l’escursione alla visita della Baume Bonne ma può essere un’utile introduzione.
Gli animali della Preistoria: il grande mondo che circondava l’uomo
All’interno del percorso ci sono anche ricostruzioni della fauna preistorica.
Mammut, rinoceronti lanosi, megaceri e altri grandi animali restituiscono visivamente l’ambiente nel quale vivevano le popolazioni della Preistoria.
Ma la cosa interessante è non fermarsi alla spettacolarità delle ricostruzioni.
La fauna è una parte fondamentale dell’archeologia preistorica perché i resti animali possono fornire informazioni sull’alimentazione, sulla caccia, sull’ambiente e sulle trasformazioni climatiche.
Nel Verdon le testimonianze archeologiche permettono infatti di ricostruire anche il rapporto tra le comunità umane e le risorse animali del territorio.
Il villaggio preistorico di Quinson: la Preistoria fuori dal museo
A circa 500 metri dal museo, sulle rive del Verdon, si trova il Préhistosite, un villaggio preistorico ricostruito.
Qui la visita cambia completamente.
Non ci sono più teche e reperti, ma abitazioni e strutture ricostruite sulla base delle conoscenze archeologiche.
Il villaggio comprende ricostruzioni riferibili a periodi diversi, tra cui una capanna ispirata a Terra Amata, il tipi di Pincevent e strutture più recenti legate al Neolitico.
È interessante soprattutto perché permette di vedere una delle questioni centrali della Preistoria: come gli esseri umani organizzavano lo spazio nel quale vivevano.
La forma di un’abitazione, i materiali utilizzati, la posizione del focolare, la distribuzione degli spazi raccontano molto più di quanto potrebbe sembrare.
Nel villaggio vengono inoltre proposte attività legate alla lavorazione della selce, all’accensione del fuoco, al tiro con l’arco e al lancio della sagaia con propulsore.
La natura del Verdon come parte della storia archeologica
È difficile visitare Quinson senza rendersi conto di quanto il paesaggio sia importante.
Le gole, il fiume, le pareti calcaree, gli altipiani e le grotte non fanno semplicemente da sfondo al museo.
Sono il territorio nel quale le comunità umane hanno vissuto per migliaia di generazioni.
Il Parco naturale regionale del Verdon sottolinea proprio la quantità di tracce lasciate dall’occupazione umana nel territorio e il ruolo delle ricerche archeologiche nella ricostruzione della sua storia.
A Quinson questa relazione tra uomo e ambiente diventa particolarmente evidente.
La Preistoria non è qualcosa di lontano e separato dal paesaggio: è dentro le grotte, nei sedimenti, negli strumenti di pietra e nei resti animali.
Il Museo della Preistoria delle Gole del Verdon: perché vale la visita
Se siete nel Verdon e vi interessano archeologia e Preistoria, questo è un museo che merita una visita dedicata.
Non soltanto perché conserva una grande quantità di reperti, ma perché permette di collegare museo, siti archeologici e territorio.
Da una parte ci sono gli oggetti provenienti dagli scavi.
Dall’altra ci sono le ricostruzioni che aiutano a capire come potevano essere utilizzati.
Fuori dal museo c’è il villaggio preistorico.
E, nel territorio, c’è la Baume Bonne.
È questa continuità a rendere interessante Quinson: la Preistoria non rimane chiusa dentro una vetrina.
INFORMAZIONI UTILI
Il Musée de Préhistoire des Gorges du Verdon si trova a Quinson, nelle Alpi dell’Alta Provenza, lungo la Route de Montmeyan.
Il museo, il villaggio preistorico e la Baume Bonne costituiscono tre esperienze differenti, ma strettamente collegate.
Il villaggio preistorico si trova a circa 500 metri dal museo ed è accessibile liberamente. La visita alla Baume Bonne, invece, è un’esperienza più impegnativa e viene effettuata solo con accompagnamento da parte del Museo, su prenotazione (vedi sul sito web del Museo).
Per informazioni aggiornate su orari, biglietti e visite guidate è sempre meglio verificare prima della partenza sul sito ufficiale del museo.
La macchina puoi lasciarla nel grande parcheggio presso il villaggio preistorico e da lì procedere a piedi anche per il museo.
Il viaggio continua
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Francesca
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