Area archeologica di Roquepertuse: il santuario celto-ligure e le sculture di Velaux
Ci sono siti archeologici che colpiscono per quello che ancora rimane in piedi.
E poi ci sono luoghi come Roquepertuse, dove sono soprattutto le sculture ritrovate a raccontare quanto doveva essere importante questo luogo più di duemila anni fa.
Siamo a Velaux, nelle Bouches-du-Rhône, non lontano da Marsiglia. Su un piccolo altopiano che domina la valle dell’Arc si trovava un insediamento fortificato occupato tra il V e il III secolo a.C.
L’itinerario della mia Francia on the road 2026 è giunto di nuovo in Provenza dopo la bellissima parentesi nel Verdon e nel suo Museo della Preistoria. Ora si cambia epoca: lasciamo bifacciali e grotte per entrare nel mondo della Provenza preromana, tra insediamenti, sculture e tracce celto-liguri.
La fama di Roquepertuse è infatti legata soprattutto alle straordinarie sculture in pietra ritrovate nel corso degli scavi: figure umane accovacciate, elementi architettonici decorati, teste scolpite e un celebre personaggio bifronte.
Per molto tempo il sito è stato interpretato principalmente come un grande santuario celto-ligure. Le ricerche successive hanno però restituito un quadro più complesso: Roquepertuse era anche un abitato, con un settore nel quale furono esposte e utilizzate queste sculture.
Ed è proprio questa stratificazione di interpretazioni che rende il sito interessante da visitare.
Roquepertuse a Velaux: dove si trova l’area archeologica
Roquepertuse si trova nel territorio del comune di Velaux, a nord di Marsiglia, su un piccolo sperone roccioso che domina la valle dell’Arc.
La posizione non è casuale. Il sito occupava una zona sopraelevata, naturalmente difesa e collegata a importanti vie di comunicazione della Provenza interna.
Oggi l’area archeologica appare molto diversa da come doveva essere nell’Età del Ferro: sono soprattutto muri, terrazzamenti e strutture in pietra a restituire la planimetria dell’antico insediamento.
Il sito è classificato come Monument historique e può essere visitato seguendo un percorso con pannelli ed è liberamente accessibile.
Un insediamento dell’Età del Ferro: a Roquepertuse archeologia e scultura documentano la cultura celto-ligure della Provenza preromana.
L’oppidum di Roquepertuse: un insediamento dell’Età del Ferro
Roquepertuse non era un semplice luogo isolato nel paesaggio.
Le ricerche archeologiche hanno identificato un habitat fortificato di altura, occupato tra il V e il III secolo a.C., con diverse terrazze e strutture organizzate sul pendio.
Questo dato è importante perché per molto tempo l’immagine di Roquepertuse è stata dominata dalla presenza delle sculture e dall’interpretazione del luogo come santuario.
Le indagini archeologiche più recenti hanno invece evidenziato la presenza di un vero e proprio insediamento, modificando in parte la lettura tradizionale del sito.
Quello che vediamo oggi, quindi, non è semplicemente il resto di un tempio.
È una parte di un abitato dell’Età del Ferro nel quale esisteva anche uno spazio legato alla rappresentazione e probabilmente alla pratica cultuale.
Tour Musée di Velaux
Nel Tour Musée di Velaux è allestita una mostra dedicata alle collezioni archeologiche del sito di Roquepertuse .
OPPIDA13
OPPIDA 13 è una rete che riunisce e unisce professionisti del patrimonio culturale (archeologi, musei, associazioni) dell’area circostante l’Étang-de-Berre che desiderano promuovere i siti gallici di questa regione. La rete offre uno spazio di riflessione collettiva su questioni archeologiche a livello culturale, economico e turistico. Uno dei suoi obiettivi è rendere il patrimonio culturale uno strumento rilevante per la formazione artistica, culturale e scientifica, facilitandone l’accesso a tutti.
Il santuario di Roquepertuse e la religiosità celto-ligure
La fama archeologica di Roquepertuse nasce soprattutto dalle strutture e dalle sculture che hanno portato a interpretare una parte dell’area come spazio cultuale.
Sono stati rinvenuti elementi di portici, pilastri e blocchi decorati, insieme a sculture monumentali.
Le interpretazioni sono cambiate nel tempo e alcune funzioni precise restano ancora discusse.
È quindi più corretto parlare di un settore cultuale o santuariale dell’insediamento, piuttosto che immaginare un tempio nel senso classico del termine.
Il confronto con altri siti della Gallia meridionale, come Entremont, ha inoltre permesso agli archeologi di comprendere meglio il ruolo delle immagini degli antenati, degli eroi e dei simboli presenti nei complessi cultuali dell’Età del Ferro.
I guerrieri accovacciati di Roquepertuse
Sono loro, probabilmente, le immagini che più di tutte hanno reso famoso il sito.
Le cosiddette statue dei guerrieri o eroi accovacciati rappresentano figure umane sedute con le gambe incrociate, secondo una tipologia molto particolare della scultura della Gallia meridionale.
Per lungo tempo queste statue sono state datate soprattutto al III secolo a.C. Oggi, sulla base dello stile e dei confronti archeologici, la loro realizzazione viene generalmente anticipata almeno al V secolo a.C.
La posizione del corpo è insolita e facilmente riconoscibile.
Non siamo davanti alla rappresentazione naturalistica di una persona comune: le figure appartengono a un linguaggio monumentale nel quale il personaggio rappresentato doveva avere un particolare ruolo sociale o simbolico.
Ed è proprio qui che Roquepertuse diventa interessante: le statue non sono semplicemente opere d’arte, ma parte di un sistema di immagini legato alla società, al potere e alla sfera religiosa.
Le sculture di Roquepertuse: teste, animali e simboli
Oltre alle figure umane, il complesso ha restituito numerosi frammenti scolpiti.
Tra questi ci sono teste umane, elementi architettonici decorati e rappresentazioni animali.
Particolarmente interessante è il bestiario associato alle sculture di Roquepertuse, composto da immagini naturalistiche e fantastiche che sembrano partecipare a un più ampio linguaggio simbolico.
Sono stati individuati anche elementi con decorazioni di cavalli e serpenti, oltre a tracce di policromia.
Questo ultimo dettaglio è importante: le sculture non dovevano necessariamente apparire come le vediamo oggi, nella pietra nuda.
In alcuni casi infatti sono state conservate tracce dei colori originali, ricordandoci che la scultura antica era spesso molto più colorata di quanto immaginiamo.
Le teste umane e il problema dei crani
Uno degli aspetti più discussi di Roquepertuse è quello che riguarda le cavità presenti in alcuni elementi architettonici, interpretate come alloggiamenti destinati a crani umani.
La presenza di teste e riferimenti alla figura umana ha alimentato per decenni l’immagine di un santuario legato ai cosiddetti trofei di guerra.
L’archeologia contemporanea invita però a distinguere pratiche diverse e a non trasformare automaticamente ogni testa scolpita o cavità in un trofeo di guerra.
Sicuramente il tema dei crani, degli antenati e della loro esposizione appartiene a un sistema rituale complesso, documentato in diversi siti della Gallia meridionale ma è ancora oggetto di studio.
Qui a Roquepertuse ci troviamo in uno di quei casi in cui l’archeologia non offre una risposta definitiva, ma mette in discussione le interpretazioni costruite nel passato.
Una testa bifronte e il rapporto con il mondo mediterraneo
Tra i reperti più celebri associati a Roquepertuse c’è anche una testa bifronte, spesso collegata alla figura di Hermes.
Il ritrovamento è particolarmente interessante perché mostra quanto la cultura delle popolazioni della Provenza preromana fosse tutt’altro che isolata.
La Gallia meridionale era infatti attraversata da scambi e contatti con il mondo mediterraneo, soprattutto attraverso la presenza greca di Massalia, l’attuale Marsiglia.
Le forme artistiche di Roquepertuse mostrano proprio questo incontro tra tradizioni locali e influenze mediterranee.
Non è quindi corretto immaginare i Celto-Liguri come una cultura completamente separata dal mondo greco e mediterraneo.
Roquepertuse prima dei Romani
Roquepertuse appartiene a un periodo nel quale la Provenza meridionale era abitata da comunità indigene organizzate in insediamenti fortificati e inserite in una rete di scambi molto più ampia.
Il sito testimonia una società nella quale esistevano gerarchie, guerrieri, élite e forme di rappresentazione del potere.
Le statue degli eroi accovacciati sono particolarmente importanti proprio per questo motivo: la loro presenza suggerisce l’esistenza di personaggi di alto rango e di un sistema di valori nel quale memoria, prestigio e dimensione religiosa erano strettamente collegati.
Siamo quindi davanti a una società complessa, molto prima che Roma trasformasse definitivamente gli equilibri politici della Provenza.
I Celto-Liguri di Roquepertuse
Roquepertuse apparteneva a quel complesso mondo di popolazioni che gli autori antichi definivano Celto-Liguri, espressione che riflette la particolare situazione culturale della Provenza preromana, dove tradizioni locali, influenze celtiche e contatti con il Mediterraneo greco si intrecciavano da secoli. Nell’area di Aix-en-Provence e della bassa valle del Rodano erano presenti i Salyens, una federazione di comunità che nel II secolo a.C. arrivò a rappresentare una delle principali forze indigene della regione. Non erano dunque una società isolata: i rapporti con la vicina Massalia, la colonia greca fondata dai Focesi, favorirono scambi commerciali e trasformazioni culturali, pur mantenendo forti differenze nell’organizzazione sociale e politica.
A Roquepertuse emerge soprattutto il volto aristocratico e guerriero di questa società. Le celebri sculture degli eroi accovacciati, oggi datate al V secolo a.C., sembrano essere legate a un santuario associato a famiglie locali di alto rango. La presenza di guerrieri eroizzati, animali fantastici e reali e simboli legati al mondo degli antenati racconta una società nella quale il prestigio della stirpe, il valore guerriero e il rapporto con i defunti avevano un ruolo importante. Nei secoli successivi il sito assunse anche le caratteristiche di un insediamento fortificato rurale, con spazi destinati a guerrieri, artigiani e contadini.
Cosa rimane oggi dell’area archeologica di Roquepertuse
Oggi Roquepertuse non è un sito monumentale nel senso tradizionale.
Non aspettatevi grandi edifici conservati o colonne ancora in piedi.
Quello che rimane sono soprattutto muri, terrazze, strutture dell’abitato e tracce del settore nel quale furono rinvenute le sculture.
Ed è proprio questa dimensione più essenziale che rende interessante la visita.
Camminando sull’altopiano bisogna ricostruire mentalmente ciò che non c’è più.
I pannelli aiutano a comprendere l’organizzazione dell’area e l’audioguida propone diversi punti di osservazione con ricostruzioni del sito.
Le statue originali, invece, non sono più qui.
Per vedere le collezioni archeologiche di Roquepertuse bisogna andare alla Tour Musée di Velaux, dove sono esposti reperti provenienti dal sito insieme ad altre testimonianze archeologiche del territorio.
La visita a Roquepertuse può quindi essere completata nel centro di Velaux. La Tour Musée, ricavata dall’unica torre rimasta dell’antico castello medievale, conserva le collezioni archeologiche comunali dal Neolitico al Medioevo.
Tra queste ci sono anche i reperti provenienti da Roquepertuse.
È un passaggio utile perché permette di mettere insieme due esperienze diverse: prima il sito archeologico e il suo paesaggio, poi gli oggetti e le sculture osservati in un contesto museale.
Visitare Roquepertuse: un sito archeologico da leggere lentamente
Roquepertuse non è il classico sito nel quale si arriva, si scatta una fotografia e si prosegue.
Le strutture sono leggibili soprattutto se si conosce la storia delle ricerche e si sa cosa cercare.
Le terrazze, i muri e le aree dell’insediamento acquistano significato quando vengono messi in relazione con le sculture che da qui provengono.
E poi c’è il paesaggio.
L’altopiano domina la valle dell’Arc e permette di capire anche fisicamente perché questo luogo fosse adatto a un insediamento fortificato.
È un’archeologia fatta di pietre, frammenti e ricostruzioni.
Ma soprattutto di domande.
Fuori dal museo
A Roquepertuse mi è piaciuto proprio questo: il sito non cerca di impressionarti con grandi monumenti.
Ti lascia davanti a poche pietre e ti obbliga a ricostruire.
Poi pensi alle statue accovacciate, ai pilastri scolpiti, alle teste, agli animali e a quel mondo celto-ligure che conosciamo soprattutto attraverso frammenti.
Quello che oggi sembra silenzioso, duemila e più anni fa era un luogo abitato, frequentato e probabilmente attraversato da gesti rituali.
Il resto lo fa l’archeologia.
🌿Tutte le foto sono a cura di Francesca Pontani
Il viaggio continua
Se ti piace camminare tra rovine, musei e paesaggi antichi, su ArcheoTime trovi altri luoghi che ho visitato, fotografato e raccontato.
Continua a seguire le tracce del passato insieme a me!
Nella pagina Blog
trovi tutti i miei articoli oppure iscritivi
con il form sottostante alla mia Newsletter per ricevere in anteprima le novità, pubblicazioni e contenuti archeologici.
Per Approfondire
ROQUEPERTUSE UN SANTUARIO CELTO-LIGURE IN PROVENZA
https://leradicideglialberi.blogspot.com/2024/02/il-santuario-celto-ligure-di.html
https://www.bienvenueenprovence.fr/it/idees-de-parcours/percorso-scoperta-2/
Tutto il patrimonio francese classificato per regioni, dipartimenti e città
https://www.velaux.fr/culture-et-loisirs/tourisme-et-patrimoine/sites-et-itineraires-touristiques/
Francesca
Il mondo è pieno di meraviglie: viaggia con me e scopriamole insieme! 🌿✨

Pingback: L’oppidum di Entremont: la città dei Salyens prima di Roma - ArcheoTime