Nuraghe Palmavera ad Alghero. Storia & Guida alla visita
Il Nuraghe Palmavera, situato a pochi chilometri da Alghero, è uno dei complessi nuragici meglio conservati della Sardegna e testimonia oltre mille anni di storia. Il nucleo originario del sito risale al Bronzo Medio (XV-XIV secolo a.C.), quando venne costruita la torre principale in grandi blocchi calcarei; a questa struttura si aggiunsero, nel corso del Bronzo Recente e Finale (XIII-XIX secolo a.C.), nuove torri, cortili e un articolato villaggio di capanne. Tra le architetture più significative spicca la Capanna delle Riunioni, con il caratteristico sedile circolare che rivela l’esistenza di un’organizzazione sociale complessa.
Visitare Palmavera significa entrare in un insediamento che ha attraversato secoli di trasformazioni, un luogo dove ogni pietra racconta la lunga evoluzione della civiltà nuragica.
In questo articolo esploriamo la sua storia, la struttura del complesso e ciò che rende questo sito un punto di riferimento fondamentale per comprendere il passato dell’isola.
Il complesso nuragico di Palmavera
Le ricerche. Il complesso venne indagato per la prima volta nel 1904 dall’allora soprintendente Antonio Taramelli, il quale scelse il nuraghe Palmavera per la sua posizione protetta a breve distanza dalla costa. Nel corso degli anni si sono avvicendate diverse campagne di scavo, di cui l’ultima nel 2018 ha portato al rinvenimento nel nuraghe del basamento murario di una terza torre (C), crollata o demolita in età nuragica e sostituita da un rifascio murario in pietra.
Fasi cronologiche. Le numerose ricerche che si sono susseguite a Palmavera hanno consentito di mettere in luce una vasta area di abitato attorno al nuraghe.
Il primo nucleo insediativo sorse alla fine del Bronzo Medio (XV secolo a.C.), con la costruzione della torre principale in calcare (A), e di alcune capanne a pianta circolare situate intorno ad essa. Successivamente il nuraghe venne ampliato con la realizzazione delle torri secondarie (B-C) e del bastione, con un largo utilizzo di grandi blocchi di arenaria.
Durante le fasi finali dell’Età del Bronzo e nell’Età del Ferro (XII-VIII secolo a.C.) l’abitato subì importanti opere edilizie, le quali segnarono la fine di alcune capanne circolari, distrutte per fare spazio alla costruzione della Capanna delle Riunioni (D), dell’antemurale (E) con le sue torri-capanna e alla realizzazione di un grande spazio aperto attorno al nuraghe. Nel villaggio iniziarono ad essere costruite anche capanne di forma quadrangolare, talvolta affiancate alle capanne di pianta circolare a formare piccoli “isolati” con cortile centrale (F).
La vita nell’abitato sembra arrestarsi nell’VIII secolo a.C.
Alcuni spessi strati di cenere suggeriscono che alcune capanne vennero abbandonate in seguito ad un incendio che interessò il villaggio.
Territorio ed economia. L’insediamento di Palmavera è situato alle pendici dell’omonima collina, a circa 1200 metri dalla costa, sulla via naturale che collega la rada di Alghero alla baia di Porto Conte, importante approdo fin dall’antichità.
Il nuraghe Palmavera e il suo esteso villaggio (ad oggi non completamente esplorato) dovevano far parte di un sistema tribale di gestione del territorio che coinvolgeva altri abitati, come il vicino nuraghe La Giorba o il sito di Sant’Imbenia, nel quale, durante l’Età del Ferro, giungevano mercanti dall’area tirrenica, dall’Egeo e dal Levante, interessati dai metalli estratti dalle vicine miniere del Calabona e dell’Argentiera.
L’economia era di tipo misto: coltivazione dei cerali, allevamento di ovicaprini, pesca, raccolta di crostacei e caccia (cervo, cinghiale).
Il nuraghe
Architettura. Il nuraghe Palmavera è un nuraghe di tipo complesso composto da una torre principale (A), più antica, e da un corpo più recente, il bastione, formato, nell’ultima fase, da una torre secondaria (B), un cortile, un corridoio con nicchie e un rifascio murario che avvolge la torre più antica.
Le ultime indagini archeologiche effettuate nel nuraghe hanno messo in luce la presenza di una terza torre (C), crollata o demolita in antico probabilmente a seguito di cedimenti strutturali.
Il piano superiore del nuraghe era raggiungibile tramite scala in pietra ricavate nella torre principale, nei due lati del cortile e nel corridoio in prossimità dell’ingresso est.
I materiali rinvenuti: ceramiche, bronzi e tracce di vita quotidiana
Gli scavi condotti al Nuraghe Palmavera hanno riportato alla luce un ricco insieme di ceramiche nuragiche, frammenti di olle, brocche e scodelle, spesso decorate con motivi tipici del Bronzo Recente. Sono stati rinvenuti anche pesi da telaio, punte di freccia e piccoli oggetti in bronzo, testimonianze delle attività domestiche e artigianali svolte nel villaggio. Questi reperti, oggi in parte conservati al Museo Archeologico di Alghero, permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti di Palmavera, fatta di produzione e scambi.
Il rapporto con il territorio e le vie di comunicazione nuragiche
Il sito non fu scelto a caso. Palmavera sorge in posizione strategica, vicino alla costa e in relazione con altri insediamenti nuragici dell’area di Alghero. Dal suo punto elevato controllava le vie naturali di collegamento verso il mare, le vallate interne e le zone agricole circostanti. Studi recenti suggeriscono che il complesso facesse parte di una rete territoriale di nuraghi e villaggi, funzionale allo scambio di risorse e alla difesa. Questa connessione con il paesaggio sottolinea il ruolo di Palmavera come fulcro sociale ed economico dell’area tra il XIV e il X secolo a.C.
La Capanna delle Riunioni
Tra il Bronzo Finale e il Primo Ferro (XII-X secolo a.C.) fa la sua comparsa nei santuari e nei villaggi nuragici la “Capanna delle Riunioni”: un grande edificio pubblico ad uso sia civile che religioso, in cui si riuniva il consiglio degli anziani o dei capi-famiglia del villaggio.
A Palmavera lo troviamo inglobato nel tratto meridionale dell’antemurale, in prossimità dell’ingresso sud del nuraghe.
Con la sua superficie di 62 mq risulta l’edificio più vasto del villaggio. La muratura è composta da grandi lastre di arenaria, , mentre il soffitto, di probabile forma conica, era costruito in legno e frasche, alla maniera delle pinnette realizzate ancora oggi nelle campagne sarde.
Dai materiali rinvenuti all’interno è possibile ricostruire il carattere comunitario della capanna, nella quale possiamo ipotizzare si svolgessero riti religiosi e venissero prese le decisioni più importanti del villaggio.
I resti di stoviglie in ceramica, le ossa di animali e i gusci di molluschi rinvenuti raccontano dei banchetti che si svolgevano all’interno dell’edificio.
Il seggio-tronetto
Il “seggio-tronetto” di Palmavera, per la sua raffinata fattura, risulta tra i manufatti più noti della Sardegna nuragica.
Si tratta di un cilindro di pietra finemente lavorato, con fasce verticali e orizzontali in rilievo. La scultura riprende, con probabilità, simili sgabelli realizzati in legno e perciò andati perduti. Esempi simili sono noti nella bronzistica: sgabelli in miniatura e seggi utilizzati dalle figure femminili.
All’interno della Capanna delle Riunioni costituiva forse il posto riservato al sacerdote o alla sacerdotessa oppure ad una figura di rilievo nel consiglio del villaggio.
Il betilo-torre
Il “betilo-torre” di Palmavera è una scultura di pietra raffigurante un nuraghe monotorre inserito in un basamento di forma cilindrica.
Tra il Bronzo Finale e l’Età del Ferro la società nuragica cambia profondamente. In questo periodo non vengono più costruiti e talvolta alcuni vengono abbandonati ed altri rifunzionalizzati come luoghi di culto.
Il nuraghe diventa però un simbolo identitario e cultuale per la nuova società nuragica: compaiono così i modellini di nuraghe realizzati in pietra, in ceramica e in bronzo, allo stesso tempo oggetti di culto e di offerta alla divinità.
*fonte testo: pannelli all’interno dell’area archeologica
Bibliografia
-A.TARAMELLI, "Il nuraghe Palmavera di Alghero", in Monumenti Antichi dei Lincei, XIX, 1904; -G. LILLIU, I nuraghi Torri preistoriche della Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962, p. 86-89; -E. CONTU, "Considerazioni su un saggio di scavo", in Rivista di Scienze Preistoriche, XVII, 1962, p. 297; -A. MORAVETTI, "Nuovi modellini di torri nuragiche", in Bollettino d'Arte, VII, 1980, pp. 65-84; -A. MORAVETTI, Il complesso nuragico di Palmavera, collana "Sardegna archeologica. Guide e itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1992.
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Francesca
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