Grotta Scura: archeologia e preistoria nella Valle dell’Orta
Ci sono luoghi in cui l’archeologia non inizia davanti a una vetrina dentro il museo.
Inizia entrando nel buio.
Sabato 26 settembre sono stata a Bolognano, in provincia di Pescara, per una visita guidata organizzata nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, in collaborazione con il Comune di Bolognano, l’Archeoclub Sezione “Vado del Ceraso” di Bolognano e lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS, dedicata alla scoperta della Grotta Scura e del patrimonio archeologico conservato nel deposito comunale.
Un appuntamento che metteva insieme due dimensioni che, per chi si occupa di archeologia, non dovrebbero mai essere separate:
il sito e i reperti.
Prima la grotta, il paesaggio, la roccia, il fiume. Poi i materiali archeologici, osservati da vicino nel deposito.
E in mezzo, una storia che inizia migliaia di anni fa.
Grotta Scura e la Valle dell’Orta
La Grotta Scura si trova nel territorio di Bolognano (PE), nella bassa Valle dell’Orta, sulle propaggini settentrionali dell’attuale Parco Nazionale della Maiella.
La cavità si apre a poco meno di 300 metri di quota e raggiunge una lunghezza di oltre 350 metri. Non è quindi semplicemente una piccola grotta affacciata sulla valle: è un sistema ipogeo legato alla particolare evoluzione geomorfologica di questo settore della Maiella.
Il paesaggio che oggi osserviamo è il risultato di un rapporto molto lungo tra acqua e roccia.
Qui infatti il fiume Orta ha inciso profondamente i calcari della valle, formando un canyon e modificando progressivamente il proprio livello. La Grotta Scura conserva proprio le tracce di una fase in cui il corso d’acqua scorreva a una quota più elevata rispetto a quella attuale. All’interno della Grotta Scura ci si trova infatti all’interno del paleofiume.
Prima della storia scritta, c’erano la roccia, il buio e le tracce lasciate dagli uomini.
Nella parte più interna della cavità sono infatti presenti importanti depositi sedimentari lasciati dall’acqua quando il fiume attraversava questo antico livello della valle. È questo uno degli aspetti che rende la grotta interessante non soltanto dal punto di vista archeologico, ma anche geologico e paleoambientale.
Nel contesto territoriale della bassa valle dell’Orta, il complesso carsico delle Grotta Scura, della Grotta dei Piccioni e della Grotta del Mortaio è considerato un giacimento archeologico di importanza nazionale ed europea.
Il Sentiero A10 verso la Grotta Scura
Da Santa Maria del Monte abbiamo seguito il Sentiero A10, un breve percorso che scende verso la cavità.
La distanza è breve, ma il paesaggio cambia rapidamente.
Si lascia alle spalle l’abitato e ci si inoltra verso il margine della Valle dell’Orta: la grotta compare quasi improvvisamente, incastonata nella parete rocciosa.
Il percorso ufficiale del Parco è classificato come E – escursionistico, con un dislivello di circa 50 metri e un tempo indicativo di percorrenza di circa 30 minuti.
Ma il vero passaggio, più che quello tra un punto e l’altro della carta, è quello dalla luce al buio.
Il Parco Nazionale della Majella in Abruzzo custodisce straordinarie testimonianze della preistoria e dell’evoluzione umana in ambiente montano, risalenti dal Paleolitico fino al Neolitico
Arte rupestre: La Maiella è un importante punto di riferimento per lo studio dell’arte rupestre neolitica e protostorica, grazie a progetti specifici come il Maiella Rock Art Project. Grotte, ripari e canyon della zona (come quelli della Valle dell’Orta) conservano segni, incisioni e pitture realizzate con minerali naturali.
Reperti e ritrovamenti: Negli scavi dell’area sono emersi manufatti in selce (amigdala, chopper, lame, raschiatoi), armi da lancio, resti di lavorazione dell’osso e ossa di animali macellati. Di grande rilievo è anche il ritrovamento di un frammento di mandibola di macaco, prima testimonianza di questa specie preistorica in Abruzzo.
L’Uomo della Majella: Al Centro Visite di Lama dei Peligni è conservato il calco dell’Uomo della Majella, risalente a oltre 7.000 anni fa.
Dove approfondire e visitare
Centro Visite di Lama dei Peligni (CH): Ospita sezioni archeologiche con i reperti preistorici locali, il calco dell’Uomo della Majella e il Giardino Botanico.
Valle dell’Orta e Abbateggio: Un’area ricca di cavità naturali, grotte (come la Grotta Oscura) e percorsi didattici incentrati sugli “artisti primitivi” e sulla geologia della preistoria.
Laboratori ed escursioni: Diverse associazioni locali e centri di educazione ambientale (come Majambiente e Majellando) organizzano escursioni guidate alle grotte e laboratori di archeologia sperimentale (accensione del fuoco, scheggiatura della selce e tiro con l’arco preistorico).
Dentro la Grotta Scura
L’ingresso della cavità è ampio e, nel primo tratto, la luce naturale riesce ancora a entrare.
Le aperture laterali sono una delle caratteristiche più suggestive della grotta: da qui si aprono vere e proprie finestre sulla Valle dell’Orta.
Poi l’ambiente cambia.
La luce diminuisce, gli spazi si restringono e il percorso conduce verso ambienti nei quali la presenza umana deve necessariamente confrontarsi con le caratteristiche fisiche della cavità.
La Grotta Scura è oggi lunga poco più di 350 metri, ma soltanto una parte è liberamente accessibile. Le porzioni più interne richiedono accompagnamento speleologico, anche per la necessità di tutelare il delicato ecosistema ipogeo.
Durante la visita di sabato siamo arrivati fino alla Sala dei sedimenti, uno degli ambienti più interessanti per comprendere la storia naturale della cavità.
Qui il termine “sedimento” smette di essere qualcosa di astratto e diventa una traccia concreta del paesaggio antico.
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Grotta Scura e le frequentazioni preistoriche
È però l’archeologia a rendere la Grotta Scura particolarmente importante perché le indagini archeologiche hanno documentato la presenza umana nella cavità a partire dal Neolitico, con rinvenimenti ceramici che testimoniano frequentazioni distribuite nel tempo fino alle successive età dei metalli e, secondo il catalogo del patrimonio culturale, anche all’Età del Ferro.
Tra i materiali più significativi sono presenti frammenti riconducibili alla Cultura di Catignano, una facies neolitica caratteristica dell’Italia centrale adriatica e particolarmente documentata in Abruzzo.
La cultura di Catignano è generalmente collocata nel VI millennio a.C., e la sua distribuzione comprende diversi siti abruzzesi, sia all’aperto sia in grotta. Grotta Oscura di Bolognano – il nome con cui la cavità compare anche nella documentazione archeologica – rientra proprio in questo quadro.
Una grotta, molte possibili funzioni
La funzione delle cavità naturali nella preistoria è una questione complessa.
Una grotta può essere abitata, utilizzata temporaneamente, frequentata per attività specifiche oppure assumere significati simbolici e rituali. E le funzioni possono anche cambiare nel corso del tempo.
Per Grotta Scura sono state avanzate interpretazioni legate anche a una possibile frequentazione rituale in relazione all’acqua e alle caratteristiche della cavità. Alcune ricostruzioni hanno collegato la presenza di vaschette carsiche e fenomeni di stillicidio a pratiche cultuali, ma è importante distinguere queste interpretazioni dai dati archeologici direttamente documentati.
Ed è proprio qui che, secondo me, l’archeologia diventa interessante.
Non quando trasforma ogni frammento in una certezza, ma quando ci mostra quanto ancora dobbiamo capire.
FOCUS. Grotta Scura: una finestra sulla preistoria della Valle dell’Orta
La Grotta Scura di Bolognano è uno di quei luoghi in cui geologia e archeologia si sovrappongono fino a diventare quasi impossibili da separare. La cavità, oggi lunga poco più di 350 metri e collocata a circa 290 metri di quota, appartiene a un sistema di grotte sospese che si sviluppa lungo la bassa Valle dell’Orta, all’interno del paesaggio carsico della Maiella. La sua origine è legata alla lunga azione erosiva del fiume Orta, che ha inciso progressivamente i calcari della valle: le rocce attraversate dal fiume hanno un’età compresa tra circa 28 e 5 milioni di anni, mentre i depositi fluviali conservati nella parte interna della Grotta Scura testimoniano una fase molto più recente, quando l’Orta scorreva ancora a una quota superiore rispetto a quella attuale. La presenza di questi sedimenti, datati intorno ai 100.000 anni, permette di leggere nella cavità una vera e propria pagina della storia geologica della valle: il fiume ha progressivamente approfondito il proprio alveo, lasciando in quota antichi livelli delle condotte carsiche che oggi appaiono come grotte sospese.
Ma dentro questi antichi ambienti non è rimasta soltanto la storia dell’acqua. Nei sedimenti della Grotta Scura sono stati recuperati materiali che documentano diverse fasi della frequentazione umana, dal Neolitico fino all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali riconduce il sito a un arco cronologico particolarmente ampio, comprendente il Neolitico antico con la ceramica impressa, il Neolitico medio con la Cultura di Catignano, il Neolitico recente con la Cultura di Ripoli e le successive fasi protostoriche. Non siamo quindi davanti alla testimonianza di una singola comunità che utilizzò la grotta in un momento preciso, ma a un luogo che è stato frequentato e riutilizzato in epoche differenti.
La presenza della Cultura di Catignano inserisce Grotta Scura nel più ampio quadro del Neolitico dell’Abruzzo. Si tratta di una delle facies archeologiche che caratterizzano il Neolitico medio dell’Italia centrale adriatica e che trovano una documentazione particolarmente significativa proprio nelle cavità e nei siti della regione. La Valle dell’Orta costituisce, in questo senso, un contesto eccezionale: poco distante da Grotta Scura si trova infatti la Grotta dei Piccioni (attualmente non visitabile), sito di grande importanza archeologica nel quale gli scavi hanno restituito una sequenza stratigrafica che dal Neolitico antico arriva fino all’Età del Bronzo finale. La concentrazione di testimonianze preistoriche lungo questa valle suggerisce quanto questi ambienti abbiano rappresentato, per le comunità antiche, qualcosa di più di semplici spazi naturali. Il Parco della Maiella ricorda infatti come diverse cavità della Valle dell’Orta siano state frequentate dalle prime comunità agricole neolitiche, occasionalmente come riparo e, più spesso secondo l’interpretazione proposta dal Parco, anche in relazione a pratiche cultuali.
È proprio qui che il rapporto tra sito e reperti diventa fondamentale. Un frammento ceramico recuperato in una grotta non racconta soltanto la sua forma, la sua decorazione o la sua cronologia: acquista significato attraverso il sedimento nel quale è stato trovato, attraverso la posizione della cavità, la sua relazione con l’acqua, con il territorio circostante e con gli altri materiali rinvenuti. Nel caso di Grotta Scura, i reperti archeologici devono quindi essere letti insieme alla stratificazione naturale della cavità e alla trasformazione del paesaggio. La grotta stessa è una sorta di archivio: nei suoi sedimenti si incontrano tracce lasciate dal fiume, resti faunistici e testimonianze della presenza umana. Il Parco segnala infatti anche il rinvenimento, nella breccia ossifera posta nella parte terminale della cavità, di resti di Homo e di artiodattili.
Ed è forse questo l’aspetto che più mi ha colpita durante la visita: qui l’archeologia non si trova soltanto nei reperti conservati in un deposito, ma è ancora leggibile nel luogo stesso che li ha restituiti. La ceramica racconta chi è entrato nella grotta; i sedimenti raccontano come è cambiata la valle; la roccia racconta il lavoro lentissimo dell’acqua. Separare questi elementi significherebbe perdere una parte della storia. Tenerli insieme permette invece di ricostruire, per quanto possibile, il rapporto tra le comunità preistoriche e un paesaggio che, molto prima di diventare quello che vediamo oggi, era già profondamente diverso.
Grotta Scura non è dunque soltanto una cavità naturale né soltanto un sito archeologico. È un archivio stratificato di ambiente, geologia e presenza umana, dove il tempo si è depositato contemporaneamente nella roccia e nei reperti. Ed è proprio questa sovrapposizione di tempi diversi a rendere la Valle dell’Orta uno dei contesti più interessanti per comprendere la lunga storia della presenza umana nella preistoria abruzzese.
Il paesaggio come parte della storia
Guardando oggi la Valle dell’Orta è facile pensare alla grotta come a un elemento isolato.
Ma
non
lo è.
La Grotta Scura fa parte di un sistema più ampio di cavità, canyon e ambienti carsici che raccontano la lunga evoluzione della valle.
A poca distanza si trova, per esempio, la Grotta dei Piccioni, uno dei siti preistorici più importanti dell’Abruzzo, con una sequenza di frequentazioni che attraversa diverse fasi del Neolitico e dell’età del Bronzo.
La presenza di più cavità frequentate dall’uomo nello stesso territorio permette quindi di leggere la Valle dell’Orta non come semplice scenario naturale, ma come un paesaggio archeologico.
Un paesaggio abitato, attraversato, utilizzato e reinterpretato per migliaia di anni.
Dal buio della grotta al deposito archeologico di Bolognano
Dopo la visita alla Grotta Scura siamo tornati a Bolognano per entrare nel deposito archeologico comunale.
Ed è stato il secondo momento fondamentale della giornata.
Perché ciò che avevamo appena visto nella grotta – la roccia, i sedimenti, gli ambienti, la posizione rispetto alla valle – ha trovato una seconda forma nei reperti.
Frammenti ceramici, materiali archeologici e testimonianze che, una volta estratti dal loro contesto originario, rischiano facilmente di diventare semplicemente “oggetti”.
Ma un reperto archeologico non è mai soltanto un oggetto.
È un frammento di una storia che ha bisogno del suo contesto per essere interpretata.
Vedere insieme il luogo e i materiali permette invece di ricostruire almeno in parte quel rapporto.
La grotta non è più soltanto una cavità naturale.
Il frammento di ceramica non è più soltanto un frammento.
Sono due parti della stessa ricerca.
Bolognano, un territorio da leggere attraverso l’archeologia
La giornata a Bolognano mi ha ricordato ancora una volta perché mi piace andare direttamente nei luoghi di cui scrivo.
Perché l’archeologia cambia quando si cammina sul terreno.
Cambia quando si entra in una grotta.
Quando si guarda una parete e si capisce che quella forma non è casuale.
Quando un reperto visto in un deposito torna mentalmente al luogo da cui proviene.
E soprattutto quando il territorio smette di essere uno sfondo.
A Bolognano, tra la Valle dell’Orta, la Grotta Scura e i materiali conservati nel deposito archeologico, si può leggere una storia molto più lunga di quella che raccontano i pochi metri del sentiero.
Una storia che parte dalla trasformazione della roccia e dell’ambiente e arriva fino alle comunità umane che hanno frequentato questi luoghi durante la preistoria.
Il buio della grotta, in fondo, conserva ancora qualcosa.
Non una storia già pronta.
Tracce.
E l’archeologia serve proprio a imparare a leggerle.
INFORMAZIONI UTILI
📍 Dove: Bolognano (PE), Valle dell’Orta, Parco Nazionale della Maiella
🥾 Come si arriva: il sentiero parte dalla zona di Madonna del Monte e conduce alla grotta in circa 10–15 minuti. Il percorso è breve, ma classificato E – escursionistico.
🌿 Il sentiero: circa 200 metri, con un dislivello in discesa di circa 45 metri. Il ritorno avviene sullo stesso percorso.
🕳️ La grotta: non è una grotta turistica attrezzata. Attualmente sono visitabili liberamente solo i primi ambienti; per accedere alle parti più interne è necessario essere accompagnati da personale speleologico.
🐾 Una cosa importante: la grotta ospita una delicata biodiversità ipogea. Alcune zone sono state chiuse proprio per tutelarla: qui si entra con rispetto, senza improvvisare.
Il mio consiglio: se vuoi davvero capire cosa stai guardando, scegli una visita guidata speleologica. Grotta Scura non è soltanto un buco nella roccia: è geologia, archeologia e paesaggio che si incontrano sottoterra.
PER APPROFONDIRE
🌿Tutte le foto sono a cura di Francesca Pontani
Il viaggio continua
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Francesca
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