Valcamonica. La valle dei simboli antichi

Quei segni di un tempo lontano.

Per oltre 4000 anni, l’uomo ha scelto le rocce della Valcamonica come supporto per riprodurvi immagini della realtà che lo circondava. Un immenso repertorio iconografico e simbolico da visitare e da conoscere.

L’arte rupestre pre-protostorica della Valcamonica abbraccia un arco cronologico di più di 4.000 anni, dal Neolitico Medio-Finale (seconda metà del V-IV millennio a.C.) all’epoca flavia (seconda metà del I secolo d.C.), con la sola eccezione di alcune figure zoomorfe nel Parco di Luine, nella Bassa Valle (alci e cervi di grandi dimensioni, realizzati a sola linea di contorno) attribuite alla fase detta «Protocamuno», probabilmente risalente alla fine del Paleolitico e al Mesolitico.

A partire dal Neolitico medio-finale ha dunque inizio un lungo periodo incisorio nel quale sono individuabili 4 periodi (o stili), differenti per tematiche rappresentate e per stile utilizzato.

I MUSEI ARCHEOLOGICI DELLE INCISIONI RUPESTRI IN VALCAMONICA

il dio Cernunnos, Naquane. Parco nazionale delle incisioni rupestri di Capo di Ponte. Valcamonica (phFrancescaPontani)

Parco Archeologico Comunale di Seradina-Bedolina (Capo di Ponte-BS). Sono scalza perchè qui nel parco è espressamente consigliato , per meglio percepire l'unicità del luogo in cui ci troviamo. (phFrancescaPontani)

Antiche mappe, spirali e personaggi divini

Caratteristiche delle prime fasi, tra il Neolitico e l’età del Rame (fine del V e nel IV millennio a.C.) sono le raffigurazioni topografiche, cioè figure geometriche (aree sub rettangolari completamente campite, doppi rettangoli, griglie, gruppi di tondini picchiettati) associate tra loro e da interpretare come prime mappe, cioè rappresentazioni zenitali del territorio. Tipiche di questa prima fase sono anche le spirali. Nella piena età del Rame (III millennio a.C.) anche la Valcamonica è interessata, come tutto l’arco alpino, dal fenomeno delle stele e dei menhir istoriati. Si distinguono due fasi incisorie, la prima (III A1, 2900-2500 a.C. ca.) caratterizzata dall’uso di sole figure simboliche, la seconda (III A2, 2500-2200 a.C. ca.) dalla rappresentazione della figura umana al posto dei simboli. Nella fase più antica troviamo essenzialmente simboli che rimandano a 3 personaggi divini differenti: due di genere maschile, identificati rispettivamente dal sole accompagnato dalle armi e da un rettangolo con le frange (forse la raffigurazione di un mantello realizzato al telaio), e infine di uno di genere femminile, simboleggiato da pendagli, collane e pettini.

Identificazione delle composizioni

A chi vede le rocce istoriate per la prima volta, esse si presentano come complessi e confusi aggruppamenti di disegni, di linee e di arabeschi, che si incrociano e si sovrappongono in un groviglio apparentemente inestricabile.

 

Dove si trovano più fasi su una stessa superficie ci si rende conto che le figure costituiscono tra loro dei piccoli insiemi, ognuno con un soggetto principale e un motivo ricorrente.

«La Valcamonica ci fornisce, in un unico contesto, una quantità enorme di dati. Oltre 170.000 figure “preistoriche” hanno l’immediatezza e la realtà storica di documenti creati dai protagonisti di vicende che portarono alla formazione della civiltà europea.

Documenti che queste genti crearono per loro stessi, come parte della loro vita e non per l’erudizione dei posteri. Loro tramite possiamo rivivere e cercare di comprendere realtà di un passato che è il nostro passato e del quale tutti noi siamo effetto.» (E. Anati, I Camuni. Alle radici della civiltà europea)

Primi uomini

In una fase successiva, corrispondente al periodo campaniforme, al posto dei simboli compaiono le figure umane e continua la raffigurazione delle armi e degli animali, raffigurati in stile naturalistico. I gruppi più importanti di statue-menhir sono stati rinvenuti a Cemmo (Capo di Ponte) e in vari siti dell’altopiano di Borno, Malegno e Ossimo. Nel corso dell’età del Rame, accanto alla realizzazione di massi incisi, si continua ad incidere anche su rocce inamovibili, con particolare attenzione alle armi e alle scene di aratura.

L’uso di rappresentare le armi sulle rocce continua anche nell’età del Bronzo (II millennio a.C.). Si tratta di alabarde, spade, pugnali, asce e lance che spesso trovano confronti puntuali con oggetti reali rinvenuti in tombe o ripostigli e depositi votivi e offrono quindi importanti informazioni dal punto di vista cronologico e interpretativo.

Gli “oranti”

Tipici di questo periodo sono i cosiddetti “oranti”, figure antropomorfe schematiche caratterizzate da corpo lineare, braccia e gambe simmetricamente contrapposte, piegate ad angolo retto o a forma di “U”. Spesso ne è rappresentato anche il sesso, indicato da una linea a continuazione del busto, se maschile, o da una coppellino sotto il pube, se femminile. Per la cronologia di queste figure, oltre a confronti con l’area alpina, sono importanti le numerose sovrapposizioni tra figure di fasi diverse, in particolare quelle della roccia 1 in località Dos Costapeta a Paspardo, dove alcune figure di oranti con arti ad “U” intersecano figure di lancia con cuspidi confrontabili con tipi datati all’età del Bronzo medio-recente e finale. Nell’arte rupestre dell’età del Bronzo, è evidente la presenza femminile, non solo con gli “oranti”, ma anche attraverso la raffigurazione di oggetti simbolici, quali telai verticali (presenti soltanto sulla roccia 1 di Naquane) e palette che, grazie al confronto con oggetti trovati in contesti tombali, sappiamo essere probabili strumenti per la cura del fuoco.

 

L’arte delle élites

Il IV stile (che comprende il I millennio a.C. e il I secolo d.C.) è il periodo in cui è stata prodotta la maggior parte delle incisioni camune. L’arte rupestre si fa espressione di un’aristocrazia guerriera e i soggetti raffigurati rimandano principalmente alla sfera maschile. I guerrieri sono i più rappresentati, quasi mai in vere e proprie scene di guerra, ma piuttosto in duelli dal carattere rituale e sportivo in parata, a cavallo (anche in modo equilibristico, cioè in piedi sul dorso dell’animale); frequenti sono anche le scene di caccia, in particolare al cervo.

Ai guerrieri si accompagnano armi e figure simboliche, quali, per esempio, uccelli acquatici, barche a protomi ornitomorfe, impronte di piedi quasi sempre di piccole dimensioni, labirinti, costruzioni e la rosa camuna. In questa fase fa la sua comparsa sulle rocce anche la scrittura. Per scrivere, brevi parole, forse nomi di persona, si utilizza l’alfabeto camuno, una variante di quello insegnato dagli Etruschi alle popolazioni alpine durante il VI secolo a.C.

Nel complesso l’arte rupestre dell’età del Ferro, pur essendo di tipo narrativo, non deve essere vista come un racconto del quotidiano, ma come un’espressione del mondo rituale delle aristocrazie guerriere che allora governavano la società.

Nel 16 a.C. la Valcamonica viene conquistata dai Romani e, con il diffondersi dei loro modelli culturali e religiosi e l’instaurarsi del loro potere politico, nel corso del I secolo d.C. si interrompe la tradizione incisoria che aveva caratterizzato il mondo rituale per tanti secoli.

Col diffondersi del cristianesimo le rocce tornarono a essere frequentate e incise, ma con simboli e con finalità completamente differenti rispetto ai periodi precedenti.

 

La rosa camuna🌸

La figura della rosa camuna è una delle più conosciute dell’arte rupestre della Vallecamonica. Si tratta di un tema presente nell’arte rupestre della Bassa e Media Vallecamonica a partire dal VII secolo a.C.

Essa è formata da una linea continua che forma quattro bracci passando alternativamente attorno a nove tondini picchiettati, e si presenta secondo tre tipologie principali: a svastica, a svastica asimmetrica, quadrilobata. In passato è stata definita rosa celtica, poiché si trova anche in aree abitate da popolazioni celtiche, ma mentre in queste zone si tratta di attestazioni rare, in Valcamonica è più frequente, e tipica dell’arte rupestre dei guerrieri nell’età del Ferro.

L’area di Paspardo conserva il maggior numero di rose camune, una trentina. La maggior parte di esse è concentrata su due rocce: la roccia n.1 del Dos Sulif, con 15 figure a svastica asimmetrica e a svastica, la forma più arcaica, e la roccia n. 54 di Vite-Valle di Fuos, dove si trovano ben 10 esemplari nella forma quadrilobata, il tipo più tardo.

L’arrivo del simbolo della svastica in Italia è antecedente al periodo della comparsa nell’arte rupestre camuna. La si ritrova, infatti, dall’età del Bronzo finale e, solo in seguito ai rapporti di Etruschi e Veneti col mondo alpino, comparve nei palinsesti figurativi rupestri della Valcamonica.

Un’ipotesi è che questo simbolo sembra originario della cultura neolitica di Samarra, in Mesopotamia: quattro capridi con le loro corna o quattro donne con i loro cappelli sono disegnati su ceramiche a formare il prototipo del motivo, ben conosciuto più tardi come svastica. Sarebbe poi passato in Occidente, probabilmente con significati diversi da quelli originali.

L’interpretazione prevalentemente proposta è quella che essa rappresenti il sole durante il suo movimento, e con tutte le sue varie accezioni.

Per quello che riguarda la rosa di tipo quadrilobato, sono state rinvenute in tombe femminili nella cultura dei Campi d’urne e in quella hallstattiana rispettivamente fibule e cinturoni, che mostrano nelle decorazioni un motivo del tutto simile.

 

I grandi guerrieri

Nell’età del Ferro (I millennio a.C.), il tema predominante nell’arte rupestre camuna è il guerriero, rappresentato di norma in schieramento o come duellante. Il fatto si spiega con la nascita di una élite aristocratica che sceglie, per rappresentarsi, le tematiche di un mondo di armati (la caccia, duelli sportivi e rituali, la corsa, la danza armata, la cavalcatura).

Un tipo di raffigurazione particolare, databile alla fine del VI secolo a.C., è quello dei grandi guerrieri: si tratta di armati tra i 90 e i 140 cm di altezza, incisi a sola linea di contorno. Il fenomeno del gigantismo, descritto in questi termini, è pressoché esclusivo dell’area di Paspardo, dove sono stati censiti sei guerrieri in questo stile: due sulla roccia 54 di Vite-Valle di Fuos, tre sulla roccia 4 di In Valle e uno sulla roccia 5 di Dos Sottolajolo. A questo genere di raffigurazioni se ne aggiunge solamente un’altra, incompleta, sulla roccia 50 di Naquane.

Figure simili per grandezza e stile, ma campite internamente, trovano riscontro in alcuni guerrieri raffigurati nel Parco di Naquane: si tratta dei cosiddetti «guerrieri Etruschi» (a causa del loro armamento) e delle figure di Cernunnos, rispettivamente sulle rocce 47, 50 e 70.

I grandi guerrieri di Paspardo possiedono caratteristiche stilistiche ben precise: volto di profilo, busto trapezoidale e sesso evidenziato. Sono provvisti di lancia, impugnata con la mano destra, e di uno scudo a pelle di bue, in visione frontale o laterale. Gli schinieri sono sempre ben evidenziati e, talvolta, appeso alla cintura, appare un coltello o una spada.

Nonostante la generale schematicità con cui l’armamento viene raffigurato, in alcuni casi è possibile effettuare confronti con reperti archeologici, come dimostra la raffigurazione di un coltello di tipo Benvenuti di uno dei guerrieri sulla roccia 4 di In Valle: si tratta di un’arma caratteristica del mondo paleo veneto, con esemplari simili anche in ambito hallstattiano e golasecchiano.

Gli scudi a pelle di bue (cioè imitanti una pelle di bue stesa su un supporto) non sono datanti, poiché persistono nel repertorio figurativo camuno per tutta l’età del Ferro. Sono inoltre caratteristici delle genti alpine di area retica; ne è una prova uno scudo in ferro dalla necropoli del V secolo a.C. del Dürrnberg presso Hallein, in Austria. Nell’arte rupestre, quando mostrate di profilo, queste armi hanno un aspetto a “C”: ciò è dovuto al fatto che la pelle con cui era fabbricato l’oggetto reale, tesa sul supporto, formava una concavità marcata, come provato da confronti etnografici, sia con popolazioni africane, sia con i nativi americani.

 

Il cervo, da preda a cavalcatura

Dall’inizio dell’età del Ferro fino alle sue fasi medie (VIII-inizi del IV secolo a.C.), l’arte rupestre della Valcamonica si caratterizza per la presenza costante e copiosa di figure zoomorfe. I soggetti più rappresentati sono cervi, cani, volpi e lupi, uccelli (prevalentemente acquatici), cavalli e più raramente stambecchi, camosci e serpenti. Nell’area di Paspardo le figure di cervo rivestono un ruolo di primo piano e compaiono per lo più in contesti di caccia, di duelli armati; in qualche caso, tuttavia, si trovano anche da soli o, addirittura, cavalcati. Nelle scene di caccia i cacciatori sono quasi sempre armati di lancia, raramente di arco e freccia, e sono sia a dorso di cavallo, sia a piedi. Si presume che la caccia con la lancia sia di difficile pratica in ambiente montano e quindi si propende a interpretare la scena come rappresentazione di una prova iniziatica, ossia come una caccia rituale.

Queste composizioni (o scene) costituiscono la maggioranza dei contesti in cui compaiono i cervi. Esemplare è il caso della roccia 4 di In Valle, a Paspardo, che reca due gruppi di tre cervi, probabilmente ritratti durante la stagione degli amori, i quali si sfidano a coppie, mentre il terzo fa da “spettatore” o attende di combattere col vincitore.

Le immagini di cavalcatura, infine, suggeriscono una sorta di domesticazione del cervo, sempre che non si tratti di scene riferite al mondo del divino.

Tutti i tre tipi di scene non sono estranei al panorama culturale europeo, ma anzi trovano confronti con scene di caccia al cervo con cani nell’arte delle situle, o nel mondo halstattiano orientale, con la raffigurazione della cavalcatura di alcuni cervi da parte di giovani guerrieri, su una lastra sepolcrale proveniente da Lahsa (Polonia).

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Itinerari di Visita

Naquane

Il Parco Nazionale delle Incisioni rupestri di Naquane, a Capo di Ponte, è il più noto sito rupestre della Valcamonica ed è stato il primo aperto al pubblico, nel 1955. Comprende 104 rocce incise. I percorsi di visita sono 5, ma la roccia più nota e affascinante è certamente la roccia 1, detta anche Roccia Grande, su cui sono presenti centinaia di incisioni, caratterizzate da una grande varietà di soggetti, dagli elementi simbolici (palette, ruote, labirinti) agli animali (cervi, canidi) fino a scene più complesse.

 

Massi di Cemmo

Il Parco Nazionale dei Massi di Cemmo, poco distante dal centro di Capo di Ponte, è di facile accessibilità anche per i disabili, ed è situato sul versante opposto della Valle rispetto a Naquane, su un pianoro chiamato Pian delle Greppe. Qui hanno posto due grandi rocce di frana, spettacolari per la qualità delle incisioni dell’età del Rame. Dal sito provengono anche alcune stele, frutto di scavi svolti in anni recenti, e visibili presso il Museo Nazionale della Preistoria della Valcamonica presso Capo di Ponte.

 

Ceto, Cimbergo e Paspardo

Per accedere alla Riserva naturale Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo si passa dal Museo della Riserva a Nadro di Ceto. Da qui si raggiunge a piedi l’area di Foppe di Nadro. Esistono anche percorsi di visita negli altri paesi della Riserva. A Paspardo, per esempio, tra le aree più interessanti, vi sono Dos Sottolajolo, con guerrieri, rose camune, palette, cervi; il Capitello dei due Pini, in località Plas, con rappresentazioni databili all’età del Rame e In Valle, dove tra le rocce più godibili vi è la n. 4, caratterizzata soprattutto da cervi e guerrieri. L’area di Campanine di Cimbergo è invece caratterizzata da rocce incise nelle fasi medievali e recenti oltre al consueto repertorio dell’arte dei guerrieri.

 

Seradina-Bedolina

Al Parco Archeologico Comunale di Seradina-Bedolina si accede da una strada che parte nei pressi del cimitero di Capo di Ponte. All’interno il Parco ha diversi percorsi di visita e soprattutto sono da visitare la roccia 12 di Seradina e la famosa composizione della “mappa di Bedolina”. Il Parco è meritevole anche per l’aspetto naturalistico, per la presenza di marmitte dei giganti e di alcune specie arboree quali il fico d’India nano (Opuntia Compressa).

 

Luine-Corni Freschi

Tra i luoghi da visitare ci sono anche il Parco delle Incisioni Rupestri di Luine e l’area archeologica dei Corni Freschi presso il comune di Darfo Boario Terme. Nel primo si trovano le raffigurazioni più antiche della Valle. Il secondo, in località Corni Freschi, visitabile in autonomia, presenta incisioni che risalgono all’età del Rame.

 

Sellero-Sonico

Nella parte più alta della Valle si trovano il Parco Comunale Archeologico e Minerario di Sellero e il Percorso Pluritematico del «Coren de le Fate» a Sonico. Sono entrambi luoghi di grande attrazione naturalistica. Mentre altrove la roccia più diffusa è un’arenaria di colore grigio-azzurro, ben levigata dal passaggio dei ghiacciai nel Pleistocene, Sellero e Sonico sono caratterizzati da micascisti, più duri e dall’aspetto rugoso.

 

Asinino-Anvoia

Lungo la Media Valle, poco dopo Cividate Camuno, si sale da Malegno per Borno e fino a Ossimo. Sull’altopiano di Ossimo-Borno si visita il Parco Archeologico di Asinino-Anvòia dove gli scavi hanno documentato l’esistenza di luoghi di culto caratterizzati da allineamenti di massi menhir istoriati e stele. Nella zona di Anvòia è stata ricostruita un’area a uso cultuale così come doveva apparire nell’età del Rame.

*Fonte: Linda Bossoni, con contributi di Eleonora Montanari, Francesca Roncoroni, Dario Sigari, VALCAMONICA/1 Quei segni di un tempo lontano, in Archeo Anno XXX numero 4 (350) Aprile 2014, pp. 60-69

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