Che Cos’è un Nuraghe
Il nuraghe
La parola nuraghe, così come le varianti locali (nurake, nuraki, nuraci, nuraxi, nuragi, naracu, ecc.) riconducibili ad un antico sostrato linguistico mediterraneo, indica una costruzione di muratura a filari a secco che nella sua forma più caratteristica si configura come una torre tronco-conica.
Il nuraghe a tholos è una torre tronco-conica a più piani al cui interno sono ricavati un corridoio di ingresso (su cui si apre a sinistra il vano scala per il piano o i piani superiori e a destra una nicchia) e una camera circolare ricoperta da una falsa volta «a tholos», con nicchie (da 1 a 3) disposte lungo il perimetro.
Il piano superiore può presentare una camera analoga a quella del piano terra oppure un terrazzo a cielo aperto. Questo spazio era in origine provvisto di un aggetto (presumibilmente in legno) sostenuto da mensole litiche che sporgevano in alto presso l’ultimo filare; la documentazione della loro posizione e funzione è data soprattutto dai modelli in miniatura di nuraghi, che forniscono una immagine idealizzata ma comunque realistica di come dovessero essere i monumenti integri.
L’edificio a torre appena descritto costituisce una sorta di modulo di base che fu edificato isolato (nuraghe monotorre) oppure associato ad altre torri (nuraghe complesso o polilobato, da due a cinque torri), in modo da comporre edifici di maggiore complessità.
In termini generali, è possibile affermare che i nuraghi presentano aspetti di notevole omogeneità negli schemi planimetrici e nelle soluzioni architettoniche pur ammettendo un’ampia varietà tipologica. Benché le torri e i numerosi ruderi dislocati in ogni parte dell’isola possano dare l’impressione di una generale omogeneità tipologica, vi sono diversità significative: la più rilevante, in quanto anche espressione di una differenza cronologica, è quella tra nuraghi a corridoio e nuraghi a tholos, che, a loro volta, vengono distinti in monotorre o semplici e in pluritorri o complessi.
Il periodo definito «Nuragico» si riferisce propriamente solo al periodo di costruzione dei nuraghi che rientra (rapportato ad ambiti europei e della penisola italiana) tra il Bronzo Medio e il Bronzo Recente (1700-1200 a.C.) e non riguarda le fasi successive del Bronzo Finale (1200-950 a.C.) e della prima età del ferro (950-600 a.C.) in cui non si ha conoscenza del protrarsi del processo di edificazione delle torri.
I nuraghi che ho esplorato passo dopo passo
elenco in aggiornamento
- Nuraghe Cuccurada, Mogoro
- Nuraghe Losa, Abbasanta (OR)
- Nuraghe Santu Antine, Torralba (SS)
- Nuraghe Palmavera, Alghero (SS)
- Nuraghe La Prisgiona, Arzachena (SS)
- Nuraghe San Pietro, Torpè (NU)
- Nuraghe di Noddule , Nuoro
- Nuraghe Appiu, Villanova Monteleone (SS)
- Nuraghe di Santa Cristina, Paulilatino (OR)
- Nuraghe Orolo, Mulargia (NU)
Una distribuzione densa e capillare
I nuraghi complessi sono stati anche interpretati come palazzi-castelli, dimore del re, prova di una accentuata stratificazione sociale, ma, in realtà, non sono mai stati ritrovati indicatori di distinzione di ruolo né manufatti collegabili a figure emergenti e di potere, né vi sono tombe singole e con corredi distintivi. Le strutture complesse sono realizzate seguendo il medesimo schema costruttivo della torre semplice, attraverso l’iterazione dei moduli, e non sono presenti ambienti particolari da intendersi destinati a funzioni amministrative o di rappresentanza. Se identifichiamo i nuraghi non come sedi principesche o costruzioni straordinarie, ma come le unità costruttive di normale diffusione su cui si incentra la vita dal Bronzo Medio al Bronzo Recente, la percezione di queste manifestazioni si priva dell’atmosfera di mistero che li ha avvolti e acquista la reale dimensione di documento archeologico, sia pure straordinario.
la civiltà nuragica
Con il suo lavoro su Su Nuraxi di Barumini (e altri siti), Lilliu non si limitò a descrivere singoli nuraghi: propose un’interpretazione generale della “civiltà nuragica” come una realtà organica, articolata e identitaria, non una semplice parentesi tra le culture preistoriche.
dinamico e variegato
Le varie tipologie di nuraghi documentate (tholos, polilobati, corridoi / pseudonuraghi, bastioni, etc.) – con le differenze architettoniche, cronologiche e funzionali – mostrano come la “forma nuraghe” non sia un unicum rigido, ma un insieme dinamico e variegato di soluzioni abitative, difensive o rituali.
«S’ides su nuraghe/ in sas alturas/ chi dae sempre/ gherrat cun su ’entu, / frìmmati, furisteri, un momentu/ ca che ses dadu in sa Terra mia», ”Frìmmati, furisteri”, Tonino M. Rubattu
(Se vedi il nuraghe / nelle alture / che da sempre / lotta contro il vento, / fèrmati, forestiero, un momento / perché sei capitato nella mia Terra)
LA funzione
Quale fosse la reale funzione dei nuraghi è ancora oggi oggetto di dibattito tra gli archeologi. Oltre alla non molta diffusa opinione sulla destinazione abitativa, già nel Seicento si affermò l’ipotesi della funzione difensiva dei nuraghi, sostenuta dall’evidenza dell’uso massiccio della pietra con cui sono realizzati gli straordinari apparati murari delle torri, anche se (è importante rilevarlo) l’utilizzo di murature di pietra, anche possenti, non è limitato ai nuraghi, ma si ritrova nelle strutture abitative del villaggio e in ogni altro edificio coevo.
Nella metà dell’Ottocento già Alberto della Marmora espresse il suo scetticismo per un’identificazione dei nuraghi come vedette e fortezze e su questa posizione concordò anche Giovanni Pinza agli inizi del Novecento. Molte delle perplessità di della Marmora, ufficiale dell’esercito sardo-piemontese, erano fondate sulla considerazione che qualità irrinunciabile di un fortilizio sia l’ubicazione in un luogo alto, già naturalmente difeso, in posizione tale da esercitare anche un controllo visivo e quindi strategico sul territorio. In questa prospettiva si può notare che, seppur vi siano numerosi monumenti posti in posizione preminente, non sono rari i casi in cui non vengono scelti siti più elevati. Infatti, se è possibile individuare monumenti arroccati, è altrettanto vero che tali ubicazioni non si rivelano spesso le migliori nell’ottica dell’occupazione di posizioni difese, poiché non garantiscono la massima visibilità sul territorio, mentre rocche isolate o posizioni più elevate rispetto al nuraghe non vengono occupate.
UNA SOCIETA’ fortemente coesa
Quello a cui il nuraghe non sembra decisamente assimilabile è quindi l’insediamento difeso come è inteso e conosciuto in ambito protostorico, dove condizione imprescindibile è la localizzazione su altura. Inoltre, le comunità nuragiche non sembrano mostrare particolare preoccupazione per eventuali pericoli provenienti dall’esterno e infatti lungo le coste è assente un sistema di nuraghi finalizzato alla difesa dei litorali.
Secondo un’altra recente prospettiva di lettura, il nuraghe può essere identificato con le usuali unità abitative della comunità del Bronzo Medio e Recente nell’ambito di una società fortemente coesa, che fonda nelle architetture monumentali la sua principale forza espressiva e identitaria. Un aiuto alle diverse interpretazioni funzionali può venire dal numero delle torri, dalla dislocazione e distribuzione spaziale.
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NELLA camera centrale
Anche se non sembra possibile, in senso assoluto, identificare i nuraghi con normali “abitati” protostorici, è pur vero che, in alcune aree, la loro densità molto elevata suggerisce che la popolazione residente potesse essere tutta alloggiata entro di essi.
I pochi scavi effettuati all’interno delle camere dei nuraghi non hanno messo in evidenza (per quanto riguarda la fase originale) arredi particolari o altri elementi che consentano di connotare in modo specifico la natura funzionale degli ambienti.
Nella camera centrale sono stati di frequente documentati focolari (forse meglio bracieri o comunque zone di combustione), macine litiche e anche l’accesso a un silos o ambiente/magazzino, nonché ceramica d’uso per la preparazione, la cottura, il consumo e la conservazione degli alimenti. Molto più diversificati sono i dati che emergono dai contesti in cui è attestata una continuità d’uso o comunque la frequentazione nell’età del ferro o nella fase finale del Bronzo. A questi periodi sono infatti da riconnettere i ritrovamenti di armi, derrate, manufatti di pregio, arredi sacri che indicano differenti funzioni, non più solo civili, ma anche cultuali, documentate nelle fasi di reimpiego del nuraghe.
∗Fonte da: Archeo giugno 2012 Anna Depalmas;
Archeo monografie n. 44 agosto/settembre 2021 Anna Depalmas
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