ArchivioMuseo Archeologico di Saint-Raphaël: dalla Preistoria alle navi romane
Il Museo Archeologico di Saint-Raphaël (Costa Azzurra)

Museo Archeologico di Saint-Raphaël: dalla Preistoria alle navi romane

A Saint-Raphaël, poco lontano dal mare e nel cuore della città vecchia, c’è un museo che merita una visita soprattutto se, come me, quando viaggio cerco le tracce del passato anche nei luoghi meno conosciuti.

Siamo in Costa Azzurra, Francia, e da Fréjus la mia Francia on the Road 2026 fa tappa qui, in questa bellissima località di mare: nel Museo di Storia, Preistoria e Archeologia Subacquea di Saint-Raphaël, ospitato nell’antico complesso della chiesa di San Rafeu.

Qui l’archeologia non è soltanto esposta nelle vetrine.

È sotto i piedi.

È nelle pareti.

È nelle cripte.

È nella torre medievale.

E, soprattutto, qui l’archeologia arriva dal mare, attraverso le numerose testimonianze recuperate nelle acque della costa di Saint-Raphaël.

Il museo raccoglie infatti collezioni che vanno dalla Preistoria all’Antichità romana, con una sezione particolarmente importante dedicata all’archeologia subacquea.

Il museo archeologico di Saint-Raphaël: un edificio che racconta la storia

La prima cosa da capire entrando nel museo è che non ci troviamo semplicemente dentro un contenitore moderno.

L’edificio è parte della storia.

Il museo occupa infatti l’antico presbiterio della chiesa di San Rafeu, edificio medievale che conserva ancora elementi architettonici difensivi come mura, feritoie e arciere. L’intero complesso è classificato come Monumento Storico dal 1907, la chiesa e gli ambienti del museo raccontano quindi una storia molto più lunga delle sole collezioni esposte.

Qui l’archeologia non si guarda soltanto: si legge nella stratificazione di un luogo, dai reperti preistorici alle strutture romane e medievali.

Le indagini archeologiche hanno permesso di individuare stratificazioni che attraversano circa duemila anni, dall’epoca antica alle trasformazioni medievali e successive: qui non si guarda soltanto l’archeologia. Qui ci si cammina dentro.

Il Museo Archeologico di Saint-Raphaël (Costa Azzurra). ingresso

Il Museo Archeologico di Saint-Raphaël (Costa Azzurra). cortile interno

Archeologia subacquea a Saint-Raphaël: le navi romane e le anfore

La posizione sul Mediterraneo ha quindi segnato profondamente la storia di Saint-Raphaël con la costa compresa tra Agay, Anthéor e il Dramont teatro di intensi traffici marittimi fin dall’Antichità. Il museo conserva una parte importante dei materiali recuperati durante le campagne di archeologia subacquea condotte in queste acque.

Tra i reperti più interessanti ci sono quelli provenienti dai relitti di epoca romana, imbarcazioni che trasportavano merci attraverso il Mediterraneo.

E qui arrivano le anfore.

Anfore per il trasporto di prodotti, ceramiche e altri materiali commerciali raccontano una rete di scambi molto più ampia della singola città.

Il dato particolarmente significativo è la presenza, nel territorio di Saint-Raphaël, di circa trenta relitti gallo-romani, che rendono questo tratto di costa particolarmente importante per lo studio del patrimonio marittimo antico.

Alcune ricostruzioni di navi mercantili aiutano inoltre a capire come dovevano essere queste imbarcazioni e quanto fosse intensa la circolazione delle merci nel Mediterraneo romano.

Guardando quei reperti viene quasi spontaneo immaginare il viaggio interrotto di quelle navi.

Una rotta.

Un carico.

Un naufragio.

E poi, duemila anni dopo, il recupero archeologico.

La collezione preistorica: dai bifacciali ai menhir

Il viaggio nel museo non si ferma all’epoca romana.

Gli ultimi due piani sono dedicati alla Preistoria, con un percorso che parte dal Paleolitico e arriva al Neolitico e all’Età dei Metalli. Tra i materiali esposti troviamo chopper, bifacciali, ceramiche, oggetti d’uso quotidiano e reperti in bronzo.

Sono oggetti che raccontano un mondo lontanissimo nel tempo, quando il paesaggio della Provenza era molto diverso da quello che conosciamo oggi.

Uno dei pezzi più particolari della collezione è un menhir inciso con una figura umana e un serpente, reperto che permette di entrare anche nella dimensione simbolica delle comunità preistoriche.

È proprio questo passaggio dalla semplice tecnologia alla dimensione simbolica che rende la sezione preistorica particolarmente interessante.

Un bifacciale racconta come si lavorava la pietra.

Un menhir può raccontare invece come gli uomini guardavano il mondo.

A small river named Duden

Museo archeologico Saint-Raphaël (Costa Azzurra). Stele con figura umana e serpente
Museo archeologico Saint-Raphaël (Costa Azzurra). Stele con figura umana e serpente

Museo archeologico Saint-Raphaël. Stele con figura umana e serpente. Gruppo di Veyssière (IV millennio (Valescure-Saint Raphael)

Faune préhistorique: gli animali della Provenza di 25.000 anni fa

Durante la mia visita ho trovato anche una mostra temporanea dedicata a uno degli aspetti più affascinanti della Preistoria: gli animali che abitavano la Provenza durante l’ultima glaciazione.

Si intitola “Faune préhistorique” ed è visitabile al Museo Archeologico di Saint-Raphaël dal 23 maggio al 30 settembre 2026, l’esposizione nasce dall’incontro tra archeologia, archeozoologia e arte contemporanea.

Al centro ci sono gli animali che vivevano nella regione circa 25.000 anni fa: mammut, bisonti, orsi, lupi, foche e persino pinguini.

Bellissime le opere dell’artista Sandrot che dialogano con le collezioni scientifiche e con le testimonianze archeologiche provenienti da importanti istituzioni dedicate alla Preistoria.

Il risultato è interessante perché non si limita a mostrarci “animali preistorici”.

Ci porta dentro un ambiente.

Dentro un clima.

Dentro un mondo nel quale uomini e animali condividevano lo stesso territorio e nel quale la fauna aveva un ruolo fondamentale nella vita delle comunità di cacciatori-raccoglitori.

Sandrot e la Preistoria: quando l’arte incontra l’archeologia

La particolarità della mostra è proprio il confronto tra passato e presente.

Le grandi pitture di Sandrot restituiscono gli animali con un linguaggio contemporaneo, mentre i reperti archeozoologici forniscono la base scientifica per ricostruire quella fauna.

La mostra è nata anche grazie a esperienze dell’artista presso realtà come Cosquer Méditerranée, il Museo di Antropologia Preistorica di Monaco e il Museo della Preistoria delle Gole del Verdon.

Mi è piaciuto soprattutto questo dialogo.

Da una parte ci sono le ossa, i reperti e i dati scientifici.

Dall’altra c’è l’interpretazione artistica.

Due modi diversi di provare a riportare davanti ai nostri occhi qualcosa che non esiste più.

La chiesa medievale e le tracce archeologiche sotto il pavimento

Poi c’è una parte del museo che, per chi ama l’archeologia, trovo particolarmente interessante.

La chiesa di San Rafeu non è semplicemente lo spazio che ospita alcune mostre.

È essa stessa un documento archeologico.

Le indagini hanno portato alla luce diverse fasi costruttive e strutture appartenenti a epoche differenti. Nelle cripte archeologiche sono infatti leggibili tracce di edifici precedenti e delle trasformazioni che hanno interessato questo luogo nel corso dei secoli.

È una vera stratigrafia architettonica.

Scendendo nelle parti sotterranee si entra fisicamente dentro questa successione di epoche.

Ma c’è anche un altro modo per osservare ciò che normalmente rimarrebbe nascosto.

Alcune strutture antiche sono visibili attraverso un vetro inserito nel pavimento della chiesa.

Si cammina sopra la storia.

E improvvisamente quello che sembrava un normale pavimento diventa una finestra verso il passato.

La torre di Saint-Raphaël: salire tra le pietre fino al panorama

E poi c’è la torre.

La torre fortificata del XIV secolo raggiunge circa 22 metri di altezza e rappresentava una struttura difensiva del complesso medievale.

La salita è parte integrante della visita.

Si sale attraverso la struttura della torre e, man mano che si guadagna quota, il punto di vista cambia.

Fino ad arrivare in alto.

E lì l’archeologia lascia per un momento spazio al paesaggio.

Dalla sommità si apre infatti un panorama sulla città, sul golfo di Fréjus-Saint-Raphaël e sul Mediterraneo, con il massiccio dell’Estérel sullo sfondo.

È una conclusione perfetta per la visita.

Dopo aver guardato il passato attraverso reperti, muri, cripte e relitti, finalmente si guarda il territorio dall’alto.

Perché visitare il Museo Archeologico di Saint-Raphaël

Il Museo Archeologico di Saint-Raphaël merita una visita perché riesce a mettere insieme archeologie molto diverse tra loro.

🏺 Preistoria, con strumenti, ceramiche, menhir e reperti dall’età della pietra all’Età dei Metalli.

⚓ Archeologia subacquea, con i materiali provenienti dai relitti della costa e dalle rotte commerciali romane.

🏛️ Antichità, attraverso le testimonianze dei traffici e della presenza romana nel territorio.

⛪ Archeologia dell’edificio, con le stratificazioni della chiesa e le strutture conservate nelle cripte.

🦣 Fauna preistorica, attraverso la mostra temporanea dedicata agli animali della Provenza di 25.000 anni fa.

🗼 Torre medievale, da cui osservare il paesaggio archeologico e naturale dall’alto.

Il bello è che tutte queste cose non sono separate.

Sono nello stesso luogo.

INFORMAZIONI UTILI

Il museo si trova nel centro storico, presso il Parvis de la Vieille Église / rue des Templiers, a Saint-Raphaël.

La visita dura indicativamente circa due ore.

La mostra “Faune préhistorique” è in programma fino al 30 settembre 2026.

Per gli orari aggiornati conviene verificare prima della visita, soprattutto fuori dalla stagione estiva.

Il mio consiglio da ArcheoTime

Se passate da Saint-Raphaël, non fermatevi alla passeggiata sul mare.

Entrate nella vecchia chiesa di San Rafeu, scendete nelle cripte, guardate attraverso il pavimento trasparente, osservate le anfore recuperate dal Mediterraneo e salite fino alla cima della torre.

Poi guardate il panorama.

Perché qui il bello è proprio questo: in pochi metri si passa dalla Preistoria alle navi romane, dal Medioevo al paesaggio mediterraneo di oggi.

E l’archeologia, per una volta, non è soltanto qualcosa da guardare.

È qualcosa su cui camminare.

🌿Tutte le foto sono a cura di Francesca Pontani

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