Il Globo di Marmo di Matelica: una Meridiana unica al Mondo

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el cuore delle Marche, sotto le stratificazioni silenziose del centro storico di Matelica, è emerso uno dei reperti più enigmatici e affascinanti dell’archeologia scientifica antica: una sfera di marmo iscritta, utilizzata come orologio solare e calendario astronomico. Un oggetto quasi unico al mondo, capace di raccontare non solo il tempo che scorre, ma anche il livello di conoscenze matematiche, geometriche e astronomiche raggiunte nel mondo antico.

Questo approfondimento rappresenta un cornerstone content per ArcheoTime: un testo di riferimento per chi desidera comprendere il valore storico, archeologico e scientifico della meridiana sferica di Matelica, collocandola nel più ampio contesto dell’antica Matilica romana e dei rapporti culturali con il mondo greco.

Introduzione

La datazione della sfera non è certa. Le analisi astronomiche indicano che i costruttori probabilmente non conoscevano il fenomeno della precessione degli equinozi, scoperto da Ipparco nel 139 a.C.

I confronti stilistici, il tipo di marmo e la scrittura suggeriscono una realizzazione greca, con una datazione compresa tra il I e il II secolo d.C., in accordo con l’età dell’edificio romano in cui è stata rinvenuta.

«Nella sfera di marmo di Matelica il tempo non corre: respira, segue il sole, ascolta le stagioni e ricorda all’uomo di appartenere al cielo.»🌒

Rinvenuta nel 1985 durante lavori nel Palazzo del Governo, la sfera è oggi custodita presso il Museo Archeologico delle Marche di Ancona.

Si tratta di un oggetto di eccezionale valore, non solo archeologico, ma anche scientifico: una testimonianza concreta del dialogo tra astronomia, matematica e religione nel mondo antico.

veduta del porto di Ancona (phFrancescaPontani)

la sfera di Matelica. Museo archeologico nazionale delle Marche di Ancona (phFrancescaPontani)

veduta del porto di Ancona dalla sala del museo con il globo di Matelica. (phFrancescaPontani)

Il ritrovamento della sfera di marmo a Matelica

La scoperta della sfera di marmo è avvenuta in modo del tutto fortuito durante i lavori di consolidamento delle fondamenta di un palazzo del Duecento, situato in pieno centro storico a Matelica. Purtroppo, al momento del rinvenimento non venne effettuata un’analisi stratigrafica approfondita, rendendo impossibile individuare con certezza il contesto archeologico originario del reperto.

Nonostante questa lacuna documentaria, la posizione del ritrovamento è di grande interesse: il sito si trova infatti a poche decine di metri dalle terme pubbliche dell’antica Matilica, municipio romano, e a brevissima distanza da abitazioni preromane databili al VII secolo a.C. È dunque plausibile ipotizzare che l’edificio medievale sorgesse su strutture di epoca molto più antica, riutilizzate nel corso dei secoli.

L’antica Matilica: un centro di lunga continuità insediativa

L’attuale Matelica affonda le proprie radici in un passato profondo. Prima insediamento preromano, poi municipio romano, Matilica rappresentava un nodo importante nel sistema territoriale dell’Italia centrale. Le evidenze archeologiche dimostrano una continuità di vita che attraversa l’età protostorica, l’epoca romana e il Medioevo.

Il ritrovamento della sfera di marmo si inserisce perfettamente in questo contesto stratificato, suggerendo l’esistenza di edifici pubblici o spazi di rilevanza culturale e scientifica nelle immediate vicinanze. Non si tratta, dunque, di un oggetto isolato, ma di un frammento di una storia urbana complessa e articolata.

Tuttavia, considerando che il sito dove è stata ritrovata la sfera si trova a poche decine di metri dai resti delle terme pubbliche dell’antica Matilica (municipio romano) e a pochissima distanza da due abitazioni di epoca preromana (VII secolo a.C.) è legittimo supporre che l’edificio del Duecento poggi su strutture di epoca più antica.

Il reperto è una sfera quasi perfetta di marmo bianco del diametro di circa 30 cm e del peso di 35 kg; il marmo (per la sua composizione a grossi cristalli) sembra provenire da una cava di Afrodisia (Turchia).

La sfera è una meridiana: a tutt’oggi l’unico esempio di meridiana sferica, se si eccettua quella ritrovata da Carl W. Blegen nel 1939 tra le rovine di Prosymna, ora al Museo di Nauplion in Grecia.

I due strumenti tuttavia differiscono profondamente non solo per le dimensioni (15 cm di raggio la sfera di Matelica e quasi 26 quella di Prosymna), ma anche per la concezione: i simboli e le curve incise sulle due sfere, infatti, fanno pensare a modi di utilizzo e di costruzione molto diversi.

La sfera di Matelica ha almeno tre funzioni temporali: essa determina, mediante l’incidenza della luce solare, la stagione, la data e l’ora del giorno, la durata del giorno e della notte, nonché l’entrata del sole nelle varie costellazioni dello Zodiaco.

Descrizione del reperto

La sfera di Matelica è realizzata in marmo bianco a grossi cristalli, probabilmente proveniente da una cava di Afrodisia, nell’attuale Turchia. Presenta un diametro di circa 30 cm e un peso di 35 kg, dimensioni che la rendono imponente e perfettamente lavorata nella parte superiore.

La superficie è suddivisibile idealmente in due emisferi:

  • Emisfero superiore, rifinito con estrema precisione e ricco di incisioni e iscrizioni;
  • Emisfero inferiore, più grezzo, caratterizzato da un profondo foro al cosiddetto “polo sud”, destinato al fissaggio e alla stabilizzazione dello strumento.

Questa differenza di lavorazione suggerisce chiaramente che la sfera fosse pensata per essere osservata e utilizzata principalmente nella sua parte superiore.

Iscrizioni per l’uso

La sfera può essere idealmente divisa in due semisfere, superiore e inferiore: quella superiore contiene tutte le incisioni e le iscrizioni che riguardano il suo uso. La semisfera inferiore, invece, è molto più grossolana di fattura e presenta soltanto, al “polo sud”, un profondo foro che serviva presumibilmente a fermarla in una certa orientazione e ne impediva le oscillazioni.

Sono visibili il cerchio che funge da “equatore”, i tre cerchi concentrici e l’arco di cerchio che li taglia passando per il loro centro. La datazione, tuttora non precisata, non dovrebbe essere precedente al II secolo a.C.

Nella semisfera superiore sono incise una linea orizzontale, con funzione di “equatore”, e una seconda che chiameremo “meridiano”, la quale dal “polo nord” arriva perpendicolarmente all’”equatore”. Nella faccia anteriore, inoltre, sono incisi tre cerchi concentrici, il cui centro giace sul “meridiano”; dal centro passa un arco di cerchio che taglia  i cerchi concentrici. Lungo questi ultimi vi sono delle iscrizioni in greco che corrispondono ai nomi delle costellazioni dello Zodiaco, uguali a quelli di oggi.

Le Tre funzioni

Le tre funzioni dello strumento sono comprensibili se lo si suppone orientato in modo da far coincidere il “meridiano” della sfera con il vero meridiano del posto, e la faccia anteriore rivolta verso il nord geografico.

Quindi esso poteva funzionare bene solo ad una determinata latitudine, intorno ai 45 gradi, che è assai vicina, ma non coincidente, a quella di Matelica (43 gradi e 30 primi).

La prima funzione è quella di calendario. Osservando il punto in cui cadeva la linea di demarcazione tra luce e ombra (“terminatore”) sui tre cerchi concentrici, gli abitanti del luogo potevano determinare facilmente il mese in cui ci si trovava. Infatti al solstizio d’inverno (21 dicembre) il terminatore era tangente al cerchio più esterno, nella parte superiore, un mese dopo al cerchio di mezzo, due mesi dopo al cerchio interno e tre mesi dopo, all’equinozio di primavera (21 marzo), passava per il centro dei cerchi.

Nei mesi successivi il terminatore raggiungeva di nuovo i tre cerchi, ma nella parte inferiore della figura, finché, al solstizio d’estate (21 luglio), era tangente al cerchio esterno in basso. Quindi invertiva il suo corso, per tornare nella posizione iniziale al nuovo solstizio invernale. La precisione con cui è costruita la sfera può arrivare a stabilire sottomultipli del mese fino ad una settimana.

La seconda funzione è quella di orologio. Nell’antichità classica le ore erano contate come dodicesimi del tempo che intercorreva dall’alba al tramonto, e quindi non erano sempre uguali. Durante il giorno il terminatore passava successivamente in coincidenza con i fori contrassegnati dalle lettere, che indicavano le ore: nella prima ora, dopo l’alba, il terminatore passava tra il foro iotaB (o “polo nord”) e il foro alfa, durante la seconda ora tra alfa e beta, e così via; a mezzogiorno passava per i due fori digamma; nel pomeriggio i fori interessati erano quelli dalla zeta fino allo iotaB, l’ultimo. Anche in questo caso, considerando gli spazi tra un foro e l’altro, si poteva arrivare ad un’approssimazione di un quarto d’ora.

La terza funzione è quella di mostrare il rapporto temporale tra il giorno e la notte. Essa è di nuovo indicata dai cerchi concentrici e dall’arco che li interseca.

1. Funzione di orologio

Le ore nell’antichità erano suddivise in dodicesimi del tempo tra alba e tramonto. Il passaggio del terminatore sui fori contrassegnati consentiva di leggere l’ora, con una precisione che poteva arrivare a circa un quarto d’ora

2. Funzione di calendario

Osservando la posizione del confine tra luce e ombra (il cosiddetto terminatore) sui cerchi concentrici, era possibile determinare il periodo dell’anno.

Al solstizio d’inverno il terminatore era tangente al cerchio esterno superiore.

Nei mesi successivi attraversava progressivamente i cerchi.

All’equinozio di primavera passava per il centro;

Al solstizio d’estate risultava tangente al cerchio esterno inferiore.

La precisione della costruzione permetteva di stimare intervalli temporali fino a una settimana.

3. Rapporto tra giorno e notte

I cerchi concentrici e l’arco che li interseca indicavano la durata relativa del giorno e della notte nei diversi periodi dell’anno, fornendo una visione immediata del ciclo stagionale.

la sala dove è esposto il globo di Matelica. Ancona, Museo archeologico nazionale delle Marche (ph-FrancescaPontani)

Alcuni interrogativi

Gli utenti dello strumento, che fossero in grado di leggerlo, potevano dunque conoscere con notevole precisione la data, l’ora e la durata della notte rispetto al giorno. Inoltre, grazie ai nomi delle costellazioni posti sui cerchi, potevano avere informazioni sulla posizione del sole nello zodiaco.

Ma chi erano gli utenti? Chi utilizzava questo oggetto? A questo punto sorgono alcuni interrogativi, che richiederebbero per essere risolti un’indagine archeologica approfondita.

Non sappiamo la data di costruzione della meridiana: tutto quello che si può trarre dall’indagine astronomica è che probabilmente gli artefici della sfera non conoscevano il fenomeno della precessione degli equinozi (lo spostamento in senso retrogrado degli equinozi, scoperto da Ipparco nel 139 a.C.), né il fatto che l’inclinazione dell’asse terrestre varia anche se molto lentamente.

Una datazione astronomica assoluta è tuttavia impossibile perché la sfera, pur di fattura molto accurata, non permette misure sufficientemente precise.

Non sappiamo se la sfera sia stata ordinata da un abitante di Matelica, o se sia stata trasportata in quella località.

Sulla meridiana di Prosymna vi è un’iscrizione in greco che mostra come lo strumento fosse utilizzato dai sacerdoti di un tempio dedicato ad Hera. E’ questo, o simile a questo, anche il caso della sfera di Matelica?

E’ possibile ipotizzare che anche a Matilica lo strumento fosse destinato a un contesto sacerdotale, scientifico o educativo?

Inoltre, dove è stata costruita la sfera?

Si può ipotizzare la sua realizzazione in Grecia.

Conclusioni

La sfera di marmo di Matelica non è solo un reperto raro: è una chiave di lettura del tempo antico, un ponte tra cielo e terra, tra sapere scientifico e osservazione del cosmo.

Per ArcheoTime, raccontarla significa restituire voce a un oggetto che, da oltre duemila anni, continua a misurare il tempo della conoscenza.

*Testo rielaborato e approfondito a partire da Antonelli – Biocco, “Matelica: Storia, arte, archeologia”, Milano, Federico Motta Editore, 2006, p. 90.

Testo rielaborato e approfondito da Archeo

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