BISOGNO DI STORIA
#ILMESTIEREDELL’ARCHEOLOGO
Comprendere il presente e guardare al futuro: obiettivi irraggiungibili senza conoscere il passato.
Oggi la velocità dei cambiamenti e i meccanismi della globalizzazione non riescono certo a nascondere i contrasti stridenti e macroscopici tra lo sviluppo tecnologico galoppante e il ritmo di trasformazione, assai più lento, delle diverse eredità culturali; la prospettiva storica viene quasi schiacciata sul presente e sul suo ritmo incalzante, quasi che non ci sia né tempo né spazio per guardarsi indietro.
L’infinita ricerca di noi stessi
Eppure le mentalità non si muovono alla stessa velocità dell’evoluzione scientifica e tecnologica, di cui fanno pur uso.
La ribalta del presente (che si fa passato nel momento stesso in cui lo viviamo) sembra suggerirci che davanti a noi ci sia solo il nuovo, un salto nel futuro, che descrive alcuni aspetti dell’ansia contemporanea.
Il nostro bisogno di storia è costante, se per storia intendiamo la ricerca consapevole della stratificazione dell’esperienza umana e sociale e delle sue conseguenze, e consideriamo quindi lo studio del passato come un’infinita ricerca di noi stessi.
«L’archeologia non è la ricerca di cose antiche, ma la scoperta di come gli uomini hanno vissuto.» – Mortimer Wheeler
◯ Memoria
— Cammino
Accettarsi al passato
Un profondo studioso della psicologia umana, Giovanni Jervis, ha scritto che una delle condizioni per non avvelenare l’esistenza a se stessi e al prossimo consiste nella nostra capacità di «accettarci al passato», cioè di prendere coscienza del fatto che la nostra vita individuale «è andata finora in un certo modo». L’uso che facciamo del nostro passato influisce infatti sul modo in cui noi pensiamo noi stessi, e può anche cambiare gli effetti di ciò che è stato (il passato appunto), su ciò che è e sarà, e può condizionare il nostro futuro.
Se questo è vero nel campo dell’esperienza personale, possiamo provare a trasferire questo meccanismo nella dimensione del passato collettivo, cioè nella storia.
“Accettare” la storia non significa giustificarla, ma comprenderla, significa percepire il suo peso nella costruzione del futuro di tutti e di ciascuno.
Conflitti antichi e irrisolti
Insomma, è la conoscenza storica che ci permette di comprendere che le grandi contraddizioni che agitano le coscienze contemporanee, il divario di ricchezza tra Nord e Sud del mondo, lo scontro ideologico fra i fondamentalismi religiosi, il degrado ambientale che si accompagna alla distruzione delle risorse naturali del pianeta, per citare solo alcuni dei principali problemi irrisolti, provengono anch’essi dal passato.
Scavare nel tempo trascorso è un’operazione mentale che l’archeologia trasforma in una pratica operativa. Teorie, metodi e procedure costituiscono il bagaglio non solo professionale, ma anche etico di questa disciplina.
L’eticità dell’archeologia sta anche in quella sua attuale propensione a non alzare steccati rassicuranti, ma anzi a invadere il campo: non per rubare le mele, ma per scambiare le sementi, favorire le rotazioni, contaminare culture e individui, con il gusto della curiosità intellettuale e umana e il rispetto delle persone.
Il centro è qui. ◯
Ascoltare i siti
Sono tutti i segni lasciati dall’uomo nel paesaggio, siti che chiedono di essere ascoltati, purché ci sia qualcuno ancora in grado di interrogarli. Per farlo occorre saperlo fare, perché lo studio del passato è una pratica specialistica.
Eppure ad esso si interessano in forma più o meno consapevole masse sterminate di persone.
«Mancando certezze trascendenti – ha scritto lo storico Hayden White -, il passato è tutto quello che abbiamo se vogliamo conoscere la natura del nostro essere umani».
L’affermazione potrà sembrare eccessiva, ma è comunque indubbio che il passato è parte integrante del nostro essere biologico e del nostro essere sociale, e agisce nel presente.
Il passato sono le radici.
Francesca
Il mondo è pieno di meraviglie: viaggia con me e scopriamole insieme! 🌿✨
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