PESTAROLE, AUTUNNO E VINO A SANTA CECILIA NELLA TUSCIA

La principessa Sherazade riesce a salvarsi la vita raccontando storie al pericoloso e sanguinario monarca Shahrigar per quasi tre anni: per mille e una notte.

Quando il Nulla sta per inghiottire il Mondo, il piccolo umano Bastian ne La Storia Infinita deve intervenire con i suoi desideri e con la sua immaginazione: per ricreare vita, esistenza, nomi, realtà.

Le storie curano. Le parole creano. La contemplazione della Natura ci salva dall’annichilimento che tenta sempre di avanzare verso di noi (… soprattutto in questa assurda realtà in cui all’improvviso ci siamo tutti ritrovati in questi ultimi mesi …).

Raccontare il presente, Ricordare quello che i nostri nonni e i nostri padri facevano, Sorridere e Stare Insieme per continuare ad intrecciare i fili della nostra esistenza in una tela così forte, potente e magica da resistere ad ogni urto e assalto violento della vita.

Le storie, le parole e la natura in Autunno

danno vita

al percorso

che ho intrapreso insieme a Salvatore Fosci,

attraverso i sentieri del bosco di Santa Cecilia (Soriano nel Cimino):

lo puoi guardare QUI nel video della nostra passeggiata.

ArcheoTime youtube

Salvatore mi aveva già accompagnato in altri luoghi speciali della Tuscia: la Piramide di Bomarzo e il Bosco Sacro.

Ma

questa volta siamo

in pieno

Autunno:

la stagione più spettacolare e magica

per godere la Tuscia rupestre e i suoi boschi!

E così

abbiamo deciso di andare

a cercare

i luoghi del vino,

come filo rosso da seguire tra felci, muschio, sassi antichi e insediamenti rupestri

… I luoghi del vino che ci vengono indicati dalle cosiddette: pestarole.

Santa Cecilia, pestarole e vino

Di notevole interesse storico, e di grande fascino naturalistico, è la necropoli di Santa Cecilia che con le numerose tombe antropomorfe ricavate direttamente nella roccia e la presenza di antiche pestarole che testimoniano la coltivazione della vite accanto e/o in connessione ad un luogo sacro rappresenta un luogo speciale e unico.

In alcuni posti Natura, Storia e Archeologia si riscoprono uniti in luoghi che miracolosamente conservano strutture antiche e notevoli. E qui nel caso specifico interessante è il complesso sparso di “pestarole” presenti tutte intorno l’antico sito medievale di Santa Cecilia (Soriano nel Cimino -Vt).

DAL PERIODO ETRUSCO FINO AL MEDIOEVO

La cronologia di tali impianti non è precisabile, essendo stati effettuati solo pochi scavi archeologici estensivi che abbiano potuto contribuire, in base al ritrovamento di materiale ceramico datante, a identificarne l’epoca di utilizzo, che quindi può estendersi dal periodo etrusco fino al Medioevo, se non oltre.

COS’è la PESTAROLA?

Nella vasta, fitta e stupenda area boscosa che si estende tra i comuni di Bomarzo, Vitorchiano e Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, si trovano i suggestivi resti di insediamenti umani antichi e remoti. Tra il fitto bosco si “nascondono” vie cave scavate nel tufo, iscrizioni ed epigrafi, monumenti funerari unici nel loro genere, altari e abitazioni rupestri e un gran numero di “pestarole”.

Le pestrole sono vasche che nei tempi antichi erano usate per la pigiatura dell’uva e per altre lavorazioni, si tratta di grandi massi di origine vulcanica lavorati in maniera particolare.

Pestarole e vasche sovrapposte e comunicanti, scavate nella pietra, probabilmente utilizzate per la spremitura dell’uva e la lavorazione del mosto, utilizzate dagli abitanti di un villaggio rupestre, frequentato dall’età etrusca fino al Medioevo.

Numerose sono le “pestarole” che abbiamo incontrato lungo il nostra percorso: grandi vasche di raccolta di forma quadrilatera, ricavate direttamente nella pietra, dove veniva messa l’uva che – un tempo – cresceva qui e nel video Salvatore ci fa vedere i relitti botanici di queste antiche colture). Quindi l’uva veniva pigiata (donde il nome di ‘pestarole’) in queste vasche, con l’aggiunta, forse chissà, anche di erbe aromatiche, e poi drenata e filtrata (come ci spiega Salvatore nel video) – tramite canali di scolo appositi – in una vasca più piccola, situata ad un livello inferiore, anch’essa quadrangolare. Da questa, un foro permetteva al liquido di fuoriuscire ed essere raccolto in vari contenitori. Chi ha studiato queste strutture rupestri sostiene che le “pestarole” risalgano all’epoca etrusco-romana, ma siano state utilizzate anche nel Medioevo.

F. Ceci, S. Fosci, “Dai Domizii a Santa Cecilia tra pestaròle e altari rupestri. Nuove e vecchie scoperte nei territori di Bomarzo e Soriano nel Cimino”, prima parte.

“Tra le tante peculiarità che rendono l’Etruria viterbese un vero e proprio tesoro storico-naturalistico ancora da scoprire nella sua completezza, vi è quella rappresentata da molteplici apprestamenti ricavati nei massi tufacei e ancora non ben definibili nella loro funzione e cronologia. Come le cosiddette pestaròle, vasche ricavate nei blocchi che costellano le zone boschive del Viterbese e attestate nei contesti archeologici più disparati, che vanno dagli insediamenti etrusco-romani sino a quelli rupestri medievali.”

“Va infatti ricordato che nel corso dell’età tardo-antica e poi medievale tutti questi luoghi furono intensamente vissuti più o meno stabilmente, come testimonia il vicino insediamento religioso di Santa Cecilia con il suo sepolcreto, i complessi abitativi e produttivi. La lunga frequentazione umana, che è perdurata sino alla seconda metà del secolo scorso – quando le pendici boschive erano ancora vissute come luogo di pascolo e ricovero animale, cava di blocchi, riserva di legname e uso della copiosa acqua sorgiva – ha senza dubbio visto il riutilizzo di tutte queste strutture, tra cui le pestaròle, anche adattandole a funzioni e esigenze nuove. Riguardo alle pestaròle, una delle loro funzioni principali era certo quella della lavorazione del vino, tanto che molto spesso dove ci sono le vasche si ritrovano ancor oggi diverse viti da vino, inselvatichite e cresciute a dismisura ma sempre riconoscibili e documentabili.”

“A fronte di questi ritrovamenti che vanno ad aggiungersi a quelli già censiti, va rilevato che le pestaròle sono apprestamenti che richiedono sempre, per loro natura, l’uso di acqua, la quale proveniva da numerose sorgenti, molte oggi seccate, e fossi. Come già rilevato, altre utilizzazioni delle pestaròle potevano essere relative alla produzione, oltre che di vino, di birra, aceto e tutto ciò che poteva fermentare (corbezzoli, nespole, mele), lavorazioni di pelli, tessuti vegetali, tinte, calce. Le vasche potevano essere ricoperte da tettoie e palizzate, come testimoniano i buchi di palo regolari che si ritrovano intorno alle vasche delle strutture più grandi. In alcuni casi nei fori di scolo delle pestaròle si ritrovano ancora dei “tappi” in pietra (ovviamente lasciati in sito benché nascoste per evitarne l’asporto).” (F. Ceci, S. Fosci, “Dai Domizii a Santa Cecilia tra pestaròle e altari rupestri. Nuove e vecchie scoperte nei territori di Bomarzo e Soriano nel Cimino, prima parte).

VIDEO

Pestarole-Vino-Autunno-Santa Cecilia-Soriano nel Cimino-Francesca Pontani-ArcheoTime-Salvatore Fosci.jpg

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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