RAFFAELLO e i DIPINTI di PIAZZA LEANDRA a CIVITAVECCHIA

Qualche settimana fa sono stata a Civitavecchia:

qui, infatti,

all’interno dell’abitazione privata del sign. Tarcisio De Paolis, è presente un “mistero” della storia dell’arte italiana.

Nel 1981, mentre effettuava lavori di ristrutturazione, il sign. Tarcisio scoprì sotto strati di calce e carta da parati dei dipinti: le “copie” (o gli originali, secondo alcuni, chissà: questo è il “mistero”) dei dipinti di Raffaello dei Musei Vaticani, quelli de “La stanza di Eliodoro”.

E’ stato Raffaello stesso ad eseguire queste pitture?

E’ stato un suo collaboratore di bottega?

E’ stato un copista in anni successivi?

Per quale motivo?

I dipinti di Raffaello ai Musei Vaticani sono la copia di questi presenti a Civitavecchia? O sono i dipinti di piazza Leandra a Civitavecchia la copia e/o il bozzetto preparatorio dei dipinti al Vaticano?

Ad oggi risposte certe ancora non ce ne sono …

Nel video ti racconto questa incredibile vicenda:

Insieme a me il Dott. Vincenzo Allegrezza

che fin dal 2002 se ne occupò

per promuoverne la valorizzazione.

I DIPINTI DI PIAZZA LEANDRA

Nel 1981 Tarcisio De Paolis, dopo aver acquistato una casa nell’antica piazza Leandra, nel centro storico di Civitavecchia, si accorge che sotto strati di calce, vernici e carta da parati, esistono pitture di incredibile bellezza: si tratta di una replica degli affreschi di Raffaello, quelli della cosiddetta “Stanza di Eliodoro” del Vaticano, fatta dipingere da Papa Giulio II tra il 1511 e il 1514.

il “Miracolo di Bolsena”, piazza Leandra, Civitavecchia

Restauro e indagine diagnostica

Grazie ad un attento lavoro di restauro oggi gran parte di quelle pitture sono state riportate alla luce, rivelando incredibili somiglianze ma anche interessanti differenze con quelli del Palazzo Apostolico al Vaticano, rendendo il mistero sulla loro origine ancora più affascinante.

Secondo Tarcisio De Paolis l’indagine diagnostica sui materiali collocherebbe i dipinti di piazza Leandra negli anni di attività artistica di Raffaello Sanzio.

papa Leone Magno incontra Attila, piazza Leandra, Civitavecchia

Ipotesi: Giulio II & il Forte Michelangelo

Una delle ipotesi più recenti suggerisce inoltre che non si tratti solo di una copia, ma di un bozzetto preparatorio commissionato da Raffaello ad un collaboratore per mostrarlo a Papa Giulio II, che ogni anno era solito venire a Civitavecchia per seguire da vicino i lavori di costruzione del Forte Michelangelo realizzato dal Bramante.

Da un lato ad avvalorare questa ipotesi c’è la considerazione dell’esperta d’arte Nicole Dacos sul fatto che non esistono altre copie antiche dei celebri affreschi che Raffaello dipinse in Vaticano, ma d’altro canto a smentirla c’è il fatto stesso che in passato non si usava eseguire bozzetti a grandezza naturale.

Su chi sia l’autore di questi dipinti, la Dacos sembra non avere dubbi: si tratterebbe dello xilografo emiliano Ugo da Carpi, allievo e collaboratore del Parmigianino vissuto a Roma fino al tragico sacco dei Lanzichenecchi del 1527.

Dopotutto, come ha fatto recentemente notare il giornalista Alvaro Ranzoni, che da anni segue la vicenda:

«impossibile non collegare i dipinti alla presenza [a Civitavecchia] di Giulio II negli stessi tempi e luoghi. Cento metri a ovest, il Papa risiedeva nell’antica Rocca [oggi all’interno del porto storico di Civitavecchia] mentre duecento metri a est andava a controllare i lavori di costruzione della fortezza [Forte Michelangelo] sul porto. Questo quando a Roma Raffaello gli stava affrescando l’appartamento personale».

Palazzo Manzi: un palazzo non nobiliare

Resta comunque un mistero la scelta di commissionare l’opera in un palazzo non nobiliare (oggi Palazzo Manzi), per di più all’interno di una stanza senza finestre, probabilmente utilizzata all’epoca come deposito per il grano.

Una maggiore luce sulle vicende architettoniche urbanistiche potrebbe essere stata negli archivi comunali, purtroppo però andati distrutti con i bombardamenti a tappeto di Civitavecchia nel 1943. Bombardamenti che hanno miracolosamente evitato palazzo Manzi consegnandoci così questo “mistero” della storia dell’arte italiana.

il “Miracolo di Bolsena”, dettaglio, piazza Leandra, Civitavecchia

Una storia: lunga 44 anni !

La storia e le vicende che legano il sign. Tarcisio De Paolis, Civitavecchia e i dipinti di piazza Leandra iniziano: circa 44 anni fa.

Il sign. De Paolis aveva in casa degli affreschi del Cinquecento ma era all’oscuro di tutto. Li ha scoperti per caso 44 anni fa, facendo dei lavori, e da allora la sua vita è cambiata.

La storia di Tarcisio De Paolis ha dell’incredibile. Ma ancora più incredibile, a mio avviso, è il fatto che ad oggi, nel 2020, ancora nulla (o quasi) è stato fatto, per dare a questo evento storico la giusta valorizzazione che merita.

piazza Leandra, Civitavecchia

Un “evento storico” che è suggestivamente un mistero

Io personalmente lo definisco “evento storico” perché vicende, eventi, decisioni, scelte di vario genere e natura sono alla base di questo ciclo pittorico.

Perché queste pitture identiche (o quasi) a quelle del Vaticano esistono?

Al di là se siano o no di Raffaello il vero dato storico importante (e affascinante) da capire è esattamente questo:

perché questi dipinti esistono?

perché esistono proprio a Civitavecchia?

La stanza di Eliodoro a Civitavecchia: i dipinti di Raffaello (?) identici a quelli in Vaticano

Carabiniere in pensione, proprietario di un appartamento situato al centro di Civitavecchia, a nord di Roma, dove è stato riportato alla luce un ciclo di dipinti eccezionale: una copia pressoché identica della “stanza di Eliodoro”, celebre opera di Raffaello decorata all’interno dei Musei vaticani. Secondo gli studiosi che in passato hanno visitato la stanza, tra cui Vittorio Sgarbi e Nicole Dacos, si tratterebbe di un prodotto della bottega di Raffaello, forse una bozza realizzata per papa Giulio II che soggiornava spesso a Civitavecchia. Rimasti a lungo nell’oblio, questi dipinti sono in parte tornati alla luce grazie al lavoro di restauro dell’Università della Tuscia, cominciato nel 2010.

Da anni De Paolis lotta per trasformare la stanza in un museo e per completare i lavori di restauro:

«Ho mantenuto questi capolavori per 44 anni e non vorrei che fossero lasciati deperire dalle istituzioni. Credo che queste opere, intimamente legate a Civitavecchia, debbano essere patrimonio della città che le ha ospitate finora».

PER APPROFONDIRE

LA Stanza di Eliodoro nei Musei Vaticani

La ”Stanza di Eliodoro” era anticamente la stanza destinata alle udienze private del pontefice e fu decorata da Raffaello subito dopo la stanza della Segnatura.

Il programma è politico e vuole documentare, in diversi momenti storici dall’Antico Testamento fino all’epoca medioevale, la miracolosa protezione accordata da Dio alla Chiesa minacciata nella sua fede (Messa di Bolsena), nella persona del pontefice (Liberazione di San Pietro), nella sua sede (Incontro di Leone Magno con Attila) e nel suo patrimonio (Cacciata di Eliodoro dal tempio).

Questo ciclo di dipinti furono scelti anche per esprimere il programma politico di Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513), mirante a liberare l’Italia, occupata in quel momento dai Francesi, per restituire al papato il potere temporale minacciato.

Messa di Bolsena

La “Messa di Bolsena” rappresenta un episodio avvenuto nel 1263 a Bolsena dove, durante la messa celebrata da un prete boemo, al momento della consacrazione stillò dall’ostia il sangue di Cristo, macchiando il corporale e fugando così i dubbi del celebrante sulla transustanziazione (vale a dire sul cambiamento della sostanza del pane e del vino in quella del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucarestia). Il miracolo diede origine alla festa del Corpus Domini e alla costruzione del Duomo di Orvieto, dove il corporale era stato trasferito. Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513) assiste al miracolo inginocchiato a destra dell’altare, con i cardinali Leonardo Grosso della Rovere e Raffaello Riario, Tommaso Riario e Agostino Spinola, suoi parenti, e i sediari del seguito.

Liberazione di San Pietro

La “Liberazione di S. Pietro” mostra il principe degli apostoli e primo papa, tratto miracolosamente in salvo dal carcere da un angelo mentre le guardie giacciono addormentate (Atti degli Apostoli 12, 5-12). Nella scena si fa riferimento a Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513), che prima di essere eletto pontefice era stato cardinale titolare di S. Pietro in Vincoli.

Incontro di Leone Magno con Attila

L’”Incontro tra Leone Magno e Attila” è l’ultimo affresco eseguito in questa sala e fu terminato dopo la morte di Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513), durante il pontificato del suo successore Leone X (pontefice dal 1513 al 1521). Quest’ultimo compare infatti due volte nella stessa scena, ritratto sotto le spoglie di papa Leone Magno e come cardinale. Secondo la leggenda, la miracolosa apparizione di S. Pietro e di S. Paolo armati di spada durante l’incontro tra Papa Leone Magno e Attila (452 d.C.) fece desistere il re degli Unni dal desiderio di invadere l’Italia e marciare su Roma. Raffaello ambienta l’episodio alle porte di Roma, identificata dal Colosseo, da un acquedotto, un obelisco e altri edifici, anche se in realtà il fatto storico avvenne nell’Italia del nord, nei pressi di Mantova.

Cacciata di Eliodoro dal Tempio

La “Cacciata di Eliodoro”, da cui la Stanza prende il nome, illustra l’episodio biblico (2 Maccabei, 3, 21-28) di Eliodoro, inviato dal re di Siria Seleuco a impossessarsi del tesoro conservato nel tempio di Gerusalemme. Su preghiera del gran sacerdote Onia, Dio invia un cavaliere con due giovani che percuotono e cacciano Eliodoro. Il pontefice committente si fa rappresentare come testimone e assiste alla scena (in primo piano a sinistra) seduto sulla sedia gestatoria, portata a spalle dai sediari, di cui quello a sinistra ha i tratti di Marcantonio Raimondi, incisore e amico di Raffaello, raffigurato invece nell’altro più a destra.

Il riconoscimento dello stato italiano

La validità di queste pitture è stata riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano. Infatti in data 5 luglio 2018:

DECRETO “COMMISSIONE REGIONALE PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE DEL LAZIO” MIBAC-SR-LAZ REP. Decreti 08/10/2018 n.79

“che i dipinti murali denominati repliche degli affreschi di Raffaello nella Stanza di Eliodoro nei Palazzi vaticani, esattamente individuati nelle premesse e nella relazione storico artistica, sono di dichiarato interesse storico-artistico particolarmente importante ai sensi dell’art. 10, comma 3, lettera a), del D.Lgs. 42/2004 e ss.mm.ii. e, come tali, sottoposti a tutte le disposizioni di tutela contenute nella norma.

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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