L’AREA MEGALITICA DI AOSTA A SAINT-MARTIN-DE-CORLEANS

“Un luogo che per vastità, impatto emotivo e imponenza non ha uguali in Europa”

Così è stato definito il nuovo Parco e Museo archeologico di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta. Ed è esattamente così: oltrepassi la soglia d’ingresso e inizi un viaggio nel tempo in un passato sospeso nel tempo, che sembra quasi un futuro.

Una lunga storia di scavi e ricerche archeologiche iniziate nel 1969.

L’involucro esterno, articolato e massiccio, non lascia trasparire quale sia il contenuto.

 

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Il percorso di accesso al Parco e Museo è formulato come una discesa nel tempo e nello spazio, un tragitto che si conclude spalancandosi in un ambiente grandioso!

 

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A questo punto si è portati a trattenere il fiato (ci troviamo 6 metri sotto il livello stradale!), sospendere il respiro  e restare con gli occhi sgranati di fronte ad un’immensa sala di 50 mt. per lato, libera da interferenze strutturali sulle aree e sui monumenti, che non sono solo semplicemente esposti:

ma rispettosamente conservati nell’originario luogo di rinvenimento.

 

Sono stata ad Aosta per l’evento “Aosta città del solstizio d’inverno”, QUI ti racconto perché.

QUI trovi il video per una visita virtuale dentro l’area archeologica in cui mi accompagna la Dott.ssa Stella Bertarione.

 

Aosta megalitica a Saint-Martin-de-Corléans

L’area archeologica di Aosta, riportata alla luce nel 1969, si estende per circa un ettaro e rivela uno dei più interessanti siti archeologici in Europa: suggestivamente scandite, significative testimonianze di quasi cinque millenni di storia cronologicamente vanno dai momenti finali del Neolitico ai giorni nostri.

Il termine “area megalitica” è stato utilizzato per definire sinteticamente il ritrovamento di Aosta, che non presenta finora riscontri, all’infuori di quello, seppur parziale, con il sito di Sion, Petit-Chasseur, in Svizzera.

Per “area megalitica” si intende una porzione di terreno, più o meno estesa ma ben delimitabile, nella quale sono presenti testimonianze monumentali megalitiche multiple e di tipo diverso.

Non si tratta, infatti, di un semplice allineamento di menhir o di stele antropomorfe, oppure di una necropoli o di singole tombe dolmeniche: i ritrovamenti mostrano invece l’esistenza di un’area sacra destinata fin dall’inizio a essere sede di ricorrenti manifestazioni legate al culto e alla sepoltura.

Sono state individuate cinque fasi strutturali che, a partire dal Neolitico recente (fine del V millennio a.C.) e attraverso tutta l’Età del Rame (IV-III millennio a.C.), giunge all’Età del Bronzo (II millennio a.C.).

Configurata dapprima come un santuario all’aperto destinato al culto dei viventi, l’area assume solo negli ultimi secoli del III millennio funzioni funerarie, divenendo una necropoli privilegiata, con tombe monumentali di varia tipologia megalitica.

In ordine cronologico sarà possibile apprezzare: le tracce di un’aratura propiziatoria (fine V millennio a.C.) seguita dalla creazione di pozzi allineati sul cui fondo trovano posto offerte quali macine unite a resti di frutti e cereali.

In un momento successivo (inizi del III millennio a.C.) si ha l’allineamento di almeno 24 pali totemici in legno orientati Nord-Est e Sud-Ovest progressivamente affiancati e poi sostituiti da più di 46 imponenti stele antropomorfe, prima vera manifestazione del megalitismo in quest’area, magistrali capolavori della statuaria preistorica.

La destinazione d’uso dell’area si fa nettamente funeraria con la costruzione delle prime tombe megalitiche, probabilmente occupate da membri di eminenti famiglie della comunità, costruite totalmente fuori terra. Protagonista esemplare è la cosiddetta “Tomba 2”, eretta su un’insolita piattaforma triangolare di pietrame, utilizzata per quasi un millennio come sepoltura collettiva ospitante i resti di ben 39 individui.

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la “tomba n. 2”

 

I capitoli della nostra storia si trovano (a volte) in luoghi sorprendenti.

Mi trovo in Valle d’Aosta: un luogo dai paesaggi mozzafiato e con una Natura spettacolare, veri santuari naturalistici, ma dove anche qui sono presenti pagine del nostro passato, che riemergono in modo davvero inaspettato, come è avvenuto qui a Saint-Martin-de-Corleans

 

(… la splendida veduta dalla mia camera d’albergo)

 

Le arature rituali più antiche d’Europa

Una delle pagine più sorprendenti della nostra Storia si trova qui, ad Aosta, a Saint-Martin-de-Corléans dove reperti e scavi ci fanno piombare ed esplorare dentro un’Italia preistorica, quella a cavallo tra il Neolitico e l’inizio dell’uso dei metalli.

Siamo a 7000 anni fa e tra i reperti che sono emersi in poco meno di 1 ettaro ci sono delle testimonianze davvero sorprendenti, come queste tracce protette sotto il pavimento di vetro.

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Sapete cosa sono?

Sono i solchi lasciati da aratri preistorici!

Sono le tracce di aratura più antiche di tutta Europa. Non sappiamo se questi solchi furono fatti da un uomo che da solo trascinava pesantemente un aratro oppure furono gli animali a trascinare questo aratro.

Quello che sappiamo però, ed è sorprendente,

è che si tratta di solchi e di arature rituali.

Può sorprendere. Ma l’uso dell’aratro a scopo rituale è antichissimo, ed è stato poi una costante di tante civiltà. Greci, Etruschi e Romani usavano per es. l’aratro per delimitare l’area di una città da costruire.

Nel video la dott.ssa Stella Bertarione ci spiega queste sorprendenti tracce di vita (dal minuto 6.22 al minuto 16.35).

 

La scoperta del sito

I primi resti archeologici furono portati alla luce durante la costruzione di un complesso edilizio nei pressi di Saint-Martin (la chiesa medievale che dà nome al sito), evidenziando un problema di tutela che ricorre di frequente nelle aree urbane. In breve tempo emerse un vasto giacimento preistorico che attirò l’interesse degli studiosi e venne sottoposto a tutela in quanto riconosciuto di importante interesse archeologico dal Ministero; la Regione autonoma Valle d’Aosta acquistò l’area e promosse regolari campagne di scavo durate oltre venti anni, con l’obiettivo di conservare in loco e rendere fruibili al pubblico i monumenti relativi a quella che si è rivelata come un’antica area di culto e di sepoltura.

L’indagine è stata condotta su una superficie di ca. 10.000 mq., ma l’area frequentata in antico era molto più ampia e i suoi contorni si estendono anche sotto gli edifici circostanti.

Il deposito archeologico è costituito da un accumulo terroso spesso 4-6 metri, nel quale è stata individuata una serie di strati molti differenziati tra loro.

 

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questa “striscia” marrone in verticale è lo spessore di terra scavata e rimossa mediante scavo stratigrafico che ricopriva nel 1969 l’area megalitica di Aosta

 

Un luogo sacro per 6 millenni

I primi segni di frequentazione del sito rimandano alla fine del V millennio a.C., al termine del Neolitico e sono i solchi regolari di aratura e grandi fosse.

In seguito, nel corso dell’età del Rame e del Bronzo antico (tra IV millennio a.C. e i primi secoli del II millennio a.C.), vengono realizzate alcune strutture in elevato, come gli allineamenti di pali lignei, menhir, stele e infine monumenti funerari.

Le trace umane si susseguono con una certa continuità.

Le sepolture romane e altre di epoca medievale oltre alla chiesa dedicata a Saint-Martin nel XII secolo conservano nel tempo la memoria della sacralità del luogo.

 

Quindi un periodo di tempo di oltre 6000 anni

che dalla Preistoria arriva fino a noi.

 

Pozzi circolari: culti agricoli legati alla produzione di cereali

Passano pochi secoli e gli abitanti di questa area iniziano a scavare dei pozzi circolari. E all’interno di questi pozzi gli archeologi hanno fatto dei ritrovamenti interessanti. Per esempio hanno ritrovato sul fondo di uno di questi pozzi (profondo 2 mt.) degli strumenti di agricoltura, per esempio delle macine, ma soprattutto testimonianze che facevano capire quanto difficile e primitiva fosse la vita, l’agricoltura a quell’epoca. Si coltivavano piselli, fave, frumento, farro.

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i pozzi circolari

Ma non c’era solo l’agricoltura. C’era la caccia e c’era il commercio. Già allora la Valle d’Aosta era una terra di passaggio, di scambi. Il clima era un po’ diverso, più mite e questo consentiva di valicare le Alpi.

Sulla base delle datazioni al radio carbonio 14 e della successione stratigrafica, si attribuisce ad un momento finale del Neolitico la pratica di un’aratura che secondo gli studiosi rappresenta la fase più antica dell’area cultuale e, come sostiene Franco Mezzena, va interpretata come un’azione rituale.

Sono presenti inoltre una serie di grandi fosse, o pozzi, in direzione nord-est/sud-ovest, la stessa mantenuta successivamente sia dai pali totemici che dalle stele antropomorfe.

Si tratta di fosse con diametro di 1,80 mt. e profonde fino a 2 mt., colmate da un riempimento a più strati contenenti resti carbonizzati di semi e frutti oltre che grandi macine per la molitura dei cerali, associati a ciottoli.

Questo tipo di strutture, generalmente usate negli insediamenti neolitici come silos, discariche o pozzi per la captazione dell’acqua, da Franco Mezzena sono interpretate (sulla base dei reperti ritrovati all’interno) quali espressione di pratiche riferibili a culti agricoli legati alla produzione cerealicola.

 

I totem di legno

Continuiamo questo viaggio nel tempo. Questo sito di Saint-Martin-de-Corléans si rivela essere un vero e proprio libro di storia. Anzi di preistoria sul quale si cammina.

Adesso siamo arrivati a 5000 anni fa e gli archeologi trovano altri fori, questa volta molto diversi. Sono dei fori all’interno dei quali erano posti dei grandi pali di larice, dei totem, con un allineamento preciso, Nord-Est, Sud-Ovest.

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i fondi dei pali totemici

 

A che cosa servivano?

Non si sa.

Non sappiamo se fossero pali lisci oppure scolpiti e dipinti. Quello che sappiamo è che vennero usati a lungo e ogni volta vengono sostituiti con nuovi totem.

Fino ad un certo punto quando il legno lascia il posto alla pietra.

Cioè non si usano più dei totem di pali di legno ma delle stele di pietra.

 

Nella seconda metà del IV millennio a.C. ha inizio in Europa l’età del Rame, portatrice di innovazioni fondamentali, tra cui la metallurgia. In tale ambito culturale particolare rilevanza assume l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans.

Tra la fine del IV e la prima metà del III millennio a.C. l’orizzonte visivo del sito è marcato da elementi in elevato collocati secondo allineamenti orientati.

La sequenza dei pali lignei (forse totem) è stata individuata grazie ai resti carbonizzati di larice e pino silvestre rinvenuti nelle buche di alloggiamento.

Questi monumenti creavano una scenografia che, oltre al valore religioso e astronomico-astrologico, attribuiva un carattere distintivo a tutta l’area.

 

Le stele di pietra

Ecco le stele che sostituiscono i totem. Inizialmente sono delle lastre di pietra di grandi dimensioni, anche di 3 mt., con una vaga forma umana, nel senso che sono alte con una piccola testa appena accennata. Poi iniziano ad essere più elaborate. E allora ecco comparire dei dettagli, degli ornamenti certamente di rango.

Due mani che si incrociano sulla pancia, e una cintura.

Queste stele in particolare colpiscono per questa loro imponenza, questo aspetto ieratico.

Il volto appena stilizzato.

E si vedono tanti dettagli: forse delle lamine metalliche cucite su di un tessuto, chissà. Si vedono le due braccia conserte che si incontrano. E poi due strumenti fondamentali del potere: un’ascia e un arco con due frecce. Due simboli del potere. E poi sotto la borsa si intravedono due pugnali. Quindi un uomo di potere.

Era un uomo? O forse una divinità? O forse il capostipite di un clan, di una famiglia? E quindi ogni clan vedeva rappresentata la sua storia, la sua origine in queste stele.

Non lo sapremo mai.

Aosta-Saint-Martin-de-Corléans-area-megalitica-stele-antropomorfe-archeotime-francesca-pontani

Allineamenti monumentali

Dagli scavi condotti nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans provengono le oltre 40 stele antropomorfe e 9 tra menhir e lastre con foro. Quando ancora (prima metà del III millennio a.C.) si innalzavano o si sostituivano alcuni dei pali lignei del santuario preistorico, si diede avvio alla costruzione di solidi e duraturi allineamenti con monumenti di pietra disposti lungo due assi ortogonali nord-est/sud-ovest e nord-ovest/sud-est. Rinvenute abbattute volontariamente, riutilizzate o in pochi casi ancora erette, le stele antropomorfe sono la prima manifestazione del megalitismo nel sito di Saint-Martin-de-Corléans, opere magistrali nell’ambito della statuaria preistorica.

Nel video dal minuto 25.33

Forse un pantheon di personaggi divinizzati

La figura umana è resa in maniera sintetica, riconoscibile dalla sagoma stessa del monumento. Il genere maschile o femminile è indicato non dagli attributi del sesso, ma dall’abbigliamento e dagli strumenti connessi. L’allineamento originario fa presumere che le stele, disposte in sequenze e associate secondo rapporti prestabiliti, possano raffigurare personaggi divinizzati, identificabili per specifici attributi e ornamenti, riuniti in una sorta di pantheon.

Dopo l’epoca delle stele quest’area cessa di essere un’area santuario. Diventa una specie di cimitero. Cimitero per persone importanti.

 

Il dolmen

Successivamente, già nella prima metà del III millennio a.C., l’area cambia la sua funzione da santuario a luogo di culto funerario con tombe costruite in relazione spaziale diretta con gli allineamenti di pali e le stele ancora in uso.

Un grande dolmen, denominato Tomba 2, realizzato su una piattaforma triangolare della lunghezza di 15 mt. è certamente il monumento che assume maggior risalto; la sua costruzione si data alla metà del III millennio a.C. , mentre il suo utilizzo si prolunga per alcuni secoli, nel periodo della cosiddetta Cultura del Vaso campaniforme (2500-2200 a.C.).

La funzione funeraria del sito fu dunque mantenuta fino ai primi secoli del II millennio a.C. (Bronzo antico) con tombe che riutilizzavano frammenti di stele e si impostavano talvolta direttamente sopra le sepolture più antiche.

Aosta-Saint-Martin-de-Corléans-area-megalitica-interno.2-archeotime-francesca-pontan

 

Siamo a 4500 anni fa. Questo è un dolmen, siamo nella cultura del megalitismo. Una tomba fatta con delle grandi lastre di pietra ma su una struttura rettangolare di 15 mt. e dentro questa “casetta”sono stati rinvenuti degli scheletri. I resti di 39 persone. Tra i vari individui 3 sono particolari. Uno di questi: ha subito due trapanazioni sul cranio. La cosa sorprendente due trapanazioni in tempi diversi e l’osso si è rimarginato e ha cominciato a ricrescere. Questo significa che le operazioni erano estremamente delicate e esistevano degli anestetici molto potenti. E la cosa sorprendente la capacità di impedire le infezioni, conoscevano delle sostanze antisettiche.

 

Poi cosa succede?

Questa area viene utilizzata come cimitero sacro per tantissime generazioni. Addirittura per 700 anni. E poi che cosa succede? Ad un certo punto quest’area viene abbandonata, più nessuno seppellisce i propri morti. E cosa è successo? Non si sa. Alcuni parlano di cambiamento climatico. Le genti sono cambiate. Qualcosa è cambiato. Per 200-300 anni quest’area viene completamente abbandonata. E poi intorno a 3500 anni fa si ritorna. Ma si ritorna con delle idee completamente diverse. Questa area torna muta e perde di voce nella storia. Sarà semplicemente un’area dove si coltiva.

Poi arriveranno i Galli e poi i Romani …

 

VISITA AL PARCO E AL MUSEO ARCHEOLOGICO

Parco archeologico e Museo sono racchiusi in un unico edificio, concepito in modo da creare un continuo dialogo tra i monumenti mantenuti nel loro ambito originario e il percorso espositivo, esplicativo didattico, e questa è la grande particolarità che rende unico questo luogo.

L’illuminazione dà risalto e vita alle strutture protagoniste dell’area.

L’itinerario si articola in 6 sezioni.

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CREARE VISIONI AD OCCHI APERTI

Una delle missioni di una struttura museale dovrebbe essere quella di valorizzare una fondamentale facoltà umana:

quella che permette

di creare visioni a occhi aperti,

di evocare persone,

avvenimenti del passato.

 

Seguire un percorso espositivo scandito da forme e colori, lungo un allineamento di manufatti, stele, resti fossili umani, ci ricorda che dietro a tutto questo c’è stato e c’è l’Uomo, attraverso segmenti storici che hanno segnato le basi della nostra civiltà.

 

Il Museo diviene quindi un luogo pedagogico e l’archeologia il mezzo con il quale si acquista coscienza storica.

 

Saint-Martin-de-Corléans un sito di straordinaria importanza che riesce a creare:

suggestione,

evocazione ed emozione

passo

dopo

passo…

 

 

Bibliografia

  1. DE GATTIS, Ph. CURDY, A.M. FERRONI, F. MARTINET, R. POGGIANI KELLER, L. RAITERI, L. SARTI, G. ZIDDA, F. MEZZENA (a cura di), Area megalitica Saint-Martin-de-Corléans. Una visione aggiornata, Documenti 13, Aosta 2018.
  2. POGGIANI KELLER, Ph. CURDY, A.M. FERRONI, L. SARTI (a cura di), Area megalitica Saint-Martin-de-Corléans. Parco archeologico e museo. Guida breve, Saint-Christophe (AO) 2016.
  3. MEZZENA, Ricerche preistoriche e protostoriche in Valle d’Aosta, in Atti del Congresso sul Bimillenario della città di Aosta (Aosta 5-20 ottobre 1975), Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera 1982, pp. 149-204.
  4. MEZZENA, La Valle d’Aosta nel Neolitico e nell’Eneolitico, in Atti della XXXI Riunione Scientifica Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Courmayeur 2-5 giugno 1994), Firenze 1997, pp. 17-138.
  5. MEZZENA, Le stele antropomorfe nell’area megalitica di Aosta, in Dei di pietra. La grande statuaria antropomorfa nell’Europa del III millennio a.C., catalogo della mostra, Ginevra-Milano 1998, pp. 90-127.
  6. POGGIANI KELLER, in collaborazione con F. Mezzena, Storia di luoghi e di uomini nel paesaggio pre-protostorico della Valle d’Aosta, in In cima alle stelle, catalogo della mostra (Forte di Bard 4 aprile – 2 settembre 2007), Cinisello Balsamo (Milano), 2007, pp. 36-46.
  7. ZIDDA, Aspetti iconografici delle stele antropomorfe di Aosta, in La Valle d’Aosta nel quadro della preistoria e della protostoria dell’arco alpino centro-occidentale, Atti della XXXI Riunione Scientifica Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Courmayeur 2-5 giugno 1994), Firenze 1997, pp. 225-243.

 

CONTATTI

Area megalitica

Corso Saint-Martin-de Corléans 258, AOSTA

tel. +390165552420

e-mail: beniculturali@regione.vda.it

Orari:

Ottobre – Marzo

10.00 – 18.00

Chiuso 25 dicembre e 1° gennaio

Aprile – Settembre

9.00-19.00

Ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura

 

VIDEO: l’area megalitica di Aosta

SE vuoi visitare l’area megalitica di Aosta guarda il video che ho fatto: una passeggiata virtuale nel nostro splendido remoto passato.

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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