CAGNEMORA CON I SUOI MERLI e IL SUO COLOMBARIO

Alcuni luoghi ci dicono di quanto è bello assaporare

il tempo

lento e denso.

Per diventare roccia.

Per diventare luce …

IL COLOMBARIO Luoghi di questo tipo nella Tuscia viterbese se ne trovano molti, variamente interpretati. I QUATTO MERLI Una nuova scoperta L’Etruria di Viterbo ogni giorno regala nuove scoperte, scoperte di monumenti unici nel loro genere, che non hanno finora confronti e che quindi per questo sono difficili da interpretare. Questo è il caso del “ritrovamento” di un paio di anni fa del monumento di Cagnemora, vicino Bomarzo. Fatto singolare è infatti la presenza delle finte-porte sui “merli” di questo monumento rupestre. La sua destinazione dovrebbe essere funeraria e/o sacrale contemporaneamente, ma la mancanza di confronti diretti impedisce una più precisa definizione. Quello che è certo è l’unicità di questo monumento Un monumento finora mai riscontrato in questa forma: un enorme masso di peperino in cui furono intagliati 4 “merli” e la cosa eccezionale è la presenza su almeno due di questi “merli” di finte-porte etrusche, di tipo dorico in rilievo. Nel “triangolo” magico Tra Bomarzo, Soriano nel Cimino e Vitorchiano, alle pendici dei Monti Cimini: per gli antichi un’immensa area sacra con le sue foreste e le sue sorgenti. Il caratteristico paesaggio rupestre di questo “triangolo” è di grande suggestione e fascino selvaggio ed è pieno di un’incredibile varietà di monumenti e resti archeologici di varie epoche dalla Preistoria fino al Medioevo come mura, capanne, case rupestri, tombe, are, pestarole, strade, epigrafi e molto molto altro. Migliaia di massi e macigni Poi in particolare soprattutto la presenza di migliaia di massi e macigni in peperino che sembrano essere stati gettati nelle vallate boscose da Eracle in un attacco di ira, ma che in realtà sono il risultato di tante eruzioni vulcaniche. Molti di questi enormi massi sono stati elaborati e scalpellati in epoche diverse e spesso portano nomi di carattere popolare come ”piramide”, “sasso del predicatore”, “sasso della strega”, “altarone”. Già Vicino Orsini nel Cinquecento aveva compreso l’importanza e usufruito di questo paesaggio particolare creando il famoso Bosco Sacro o Parco dei Mostri a Bomarzo. Questi monumenti “etrusco-romani”, spesso difficilmente accessibili nella fitta vegetazione erano rimasti per lo più sconosciuti attraverso i secoli e solo negli ultimi decenni hanno attirato interesse presso gli studiosi. “Vicino Bomarzo, in loc. Cagnemora, è situato questo monumento, di recente scoperta. E’ un monumento di notevoli dimensioni e riccamente decorato: nella facciata rozzamente lisciata è scalpellata una nicchia con tetto a due spioventi e columen centrale. Sulla piattaforma si trovano incavi rotondi e tre cassette di forma quadrata di cui due, sul lato della facciata, hanno una decorazione in basso rilievo a forma di porta dorica”. P. 92 Questa tipologia di monumenti (tipo IX di Prayon) sono databili tra il I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. Quattro “merli” cubici rivolti verso valle, due con incavi rettangolari (pozzetti per incinerazione). IL CONTESTO STORICO ESOCIO-ECONOMICO, pp. 117-119 Nella zona di Bomarzo in età etrusca sorsero nuovi insediamenti situati su alture meno isolate, vicini alle principali vie di comunicazioni e più favorevoli alle attività agricole. Un netto sviluppo caratterizzò nel corso del V secolo a.C. questo territorio nella media valle del Tevere grazie ai rapporti con Orvieto, Chiusi e Falerii. Durante il IV secolo a.C. la zona di Bomarzo divenne di grande interesse strategico nell’ambito delle lotte con Roma. Fin dal 310 a.C. sono ricordate le attività militari del console romano Quinto Fabio Rulliano e dei suoi successori nella zona cimina. Nel 283/2 a.C. avvenne la battaglia più famosa presso il lago Vadimone tra Romani e Etruschi, alleati quest’ultimi in quest’occasione con i Galli Senoni (Frontino, Strategemata, 1,2,7). Questa battaglia segnò fatalmente la sua inclusione nella sfera di Roma. Progressivamente il territorio di Bomarzo, tenuto lontano dalle direttrici stradali più importanti sembra perdere importanza e viene ad assumere un carattere prevalentemente agricolo. Fu creata la praefectura Statoniensi, menzionata da Vitruvio (2,7,3-4). Nella seconda metà del III secolo a.C. la comunità di Statonia era probabilmente dotata di un sistema magistratuale etrusco di cui ci è testimoniato uno zilath sepolto a Pianmiano. Con l’età augusta Statonia viene ascritta alla tribù romana Stellatina. Questa tribù è testimoniata in zona da iscrizioni funerarie rupestri (in loc. Poggiarello presso Soriano; su un epitaffio presso Mugnano; in un’iscrizione dedicatoria daSant’Eutizio). In età augustea Statonia conosce un periodo di prosperità, confermato dall’abbondanza di iscrizioni funerarie rupestri. Da queste iscrizioni risulta chiaramente il ruolo importante dei liberti che volevano documentare la loro ascesa sociale attraverso monumenti rupestri impegnativi, iscrizioni con i loro nomi e dediche a divinità e che potevano avere un ruolo importante nel culto imperiale. Il culto di Augusto in Etruria meridionale e nel territorio falisco è infatti documentato a Blera, Capena, Falerii (Civita Castellana), Nepi, Pagus Stellatinus Soriano nel Cimino), Sutri, Tarquinia, Veii. I proprietari dei nostri monumenti rupestri rappresentano almeno in parte il vecchio ceto municipale di ceppo etrusco, che cercava di modernizzarsi adottando alcune nuove fogge architettoniche di Roma, ma affidandone l’esecuzione ad artigiani locali. https://www.academia.edu/12081200/Un_area_sacra_nella_macchia_Ricognizioni_nella_zona_di_Cagnemora_Bomarzo_

 

Un luogo con il suo tempo denso e luminoso io l’ho conosciuto poco tempo fa, vicino Bomarzo, nella zona tra boschi e tufi chiamata “Cagnemora”.

Qui, attraversando spazi concreti (fisici) e spazi simbolici (sensoriali), due sono i luoghi in cui mi sono fermata:

il monumento rupestre a “merli” e finte-porte

e

il colombario che penetra nella parete di tufo.

Cagnemora_Bomarzo_archeotime_Francesca.Pontani_colombario_effetto_real-illusion_inside

Cagnemora_Bomarzo_merli.ph.Francesca.Pontani_archeotime

IL COLOMBARIO di Cagnemora

Luoghi di questo tipo nella Tuscia viterbese se ne trovano molti, di epoca etrusca e variamente interpretati. C’è chi dice che il colombario venisse usato per allevare colombi (nel modo in cui si faceva nel medioevo), c’è chi sostiene per contenere le urne con le ceneri dei defunti etruschi.

Io considero valida la seconda interpretazione, sia per la testimonianza fatta da Bianchi Bandinelli nell’aver trovato un colombario con le urne ancora nel loro alloggiamento, sia per quello che questi particolari luoghi architettonici ancora emanano. Certo basarmi sulle sensazioni mi rendo conto che possa far sorridere … non è un atteggiamento da archeologa, mi rendo ben conto.

Però ormai esplorando da tanto tempo i luoghi antichi della Tuscia mi sono resa conto che spesso la realtà fredda e impostata dei libri accademici va messa in discussione. Nel senso che il carattere speciale e sacro di un monte, di una necropoli, di un tempio lo percepisci immergendoti nel suo ambiente considerato nel suo insieme: il corso d’acqua, la parete di tufo, il tipo di alberi presenti, la tipologia di roccia vulcanica. Tutti insieme gli elementi hanno creato e creano tuttora un macrocosmo di energie e simboli.

Inoltre dopo essere entrata dentro molti di questi colombari in varie zone della Tuscia posso dire che quello che ti rimane dentro è un senso di oppressione, dolore e energia pesante. E’ una sensazione difficile da spiegare. Non sono luoghi che emanano un senso di pericolo o energia negativa, quello no.

Ma sono come luoghi in cui c’è qualcosa che si lega ad un passaggio. Soprattutto qui a Cagnemora dove la parete di fondo del colombario sembra come una porta sul Tempo. Quel Tempo che va oltrepassato, ad un certo punto del nostro viaggio…

 

Cagnemora_Bomarzo_archeotime_Francesca.Pontani_colombario_lomo.jpg

 

 

I QUATTRO MERLI di Cagnemora

Una nuova scoperta

L’Etruria di Viterbo ogni giorno regala nuove scoperte, scoperte di monumenti unici nel loro genere, che non hanno finora confronti e che quindi per questo sono difficili da interpretare.

Questo è il caso del “ritrovamento” di un paio di anni fa del monumento di Cagnemora, vicino Bomarzo.

Fatto singolare è infatti la presenza delle finte-porte sui “merli” di questo monumento rupestre.

La sua destinazione dovrebbe essere funeraria e/o sacrale contemporaneamente, ma la mancanza di confronti diretti impedisce una più precisa definizione.

Cagnemora_Bomarzo_edificio_funerario_merli.ph.Francesca.Pontani_archeotime

 

Quello che è certo è l’unicità di questo monumento

Un monumento finora mai riscontrato in questa forma: un enorme masso di peperino in cui furono intagliati 4 “merli” e la cosa eccezionale è la presenza su almeno due di questi “merli” di finte-porte etrusche, di tipo dorico in rilievo.

“Vicino Bomarzo, in loc. Cagnemora, è situato questo monumento, di recente scoperta. E’ un monumento di notevoli dimensioni e riccamente decorato: nella facciata rozzamente lisciata è scalpellata una nicchia con tetto a due spioventi e columen centrale. Sulla piattaforma si trovano incavi rotondi e tre cassette di forma quadrata di cui due, sul lato della facciata, hanno una decorazione in basso rilievo a forma di porta dorica”. ( S. Steingräber, F. Prayon, Monumenti rupestri etrusco-romani nel territorio dell’Etruria meridionale, 2018, p. 92

Questa tipologia di monumenti (tipo IX di Prayon) sono databili tra il I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C.

Quattro “merli” cubici rivolti verso valle, due con incavi rettangolari (pozzetti per incinerazione).

 

Bosco_Tuscia_ph.Francesca.Pontani_archeotime

 

Nel triangolo magico

Tra Bomarzo, Soriano nel Cimino e Vitorchiano, alle pendici dei Monti Cimini:

per gli antichi un’immensa area sacra

con le sue foreste

e

le sue sorgenti.

 

Il caratteristico paesaggio rupestre di questo “triangolo” è di grande suggestione e fascino selvaggio ed è pieno di un’incredibile varietà di monumenti e resti archeologici di varie epoche dalla Preistoria fino al Medioevo come mura, capanne, case rupestri, tombe, are, pestarole, strade, epigrafi e molto molto altro.

 

Migliaia di massi e macigni

Poi in particolare soprattutto qui è caratteristica la presenza di migliaia di massi e macigni in peperino che sembrano essere stati gettati nelle vallate boscose da Eracle in un attacco di ira, ma che in realtà sono il risultato di tante eruzioni vulcaniche.

Molti di questi enormi massi sono stati elaborati e scalpellati in epoche diverse e spesso portano nomi di carattere popolare come ”piramide”, “sasso del predicatore”, “sasso della strega”, “altarone”.

Già Vicino Orsini nel Cinquecento aveva compreso l’importanza e usufruito di questo paesaggio particolare creando il famoso Bosco Sacro o Parco dei Mostri a Bomarzo.

Questi monumenti “etrusco-romani”, spesso difficilmente accessibili nella fitta vegetazione erano rimasti per lo più sconosciuti attraverso i secoli e solo negli ultimi decenni hanno attirato interesse presso gli studiosi.

 

IL CONTESTO STORICO

E SOCIO-ECONOMICO

Nella zona di Bomarzo in età etrusca sorsero nuovi insediamenti situati su alture meno isolate, vicini alle principali vie di comunicazioni e più favorevoli alle attività agricole. Un netto sviluppo caratterizzò nel corso del V secolo a.C. questo territorio nella media valle del Tevere grazie ai rapporti con Orvieto, Chiusi e Falerii.

Durante il IV secolo a.C. la zona di Bomarzo divenne di grande interesse strategico nell’ambito delle lotte con Roma. Fin dal 310 a.C. sono ricordate le attività militari del console romano Quinto Fabio Rulliano e dei suoi successori nella zona cimina. Nel 283/2 a.C. avvenne la battaglia più famosa presso il lago Vadimone tra Romani e Etruschi, alleati quest’ultimi in quest’occasione con i Galli Senoni (Frontino, Strategemata, 1,2,7). Questa battaglia segnò fatalmente la sua inclusione nella sfera di Roma.

Progressivamente il territorio di Bomarzo, tenuto lontano dalle direttrici stradali più importanti sembra perdere importanza e viene ad assumere un carattere prevalentemente agricolo. Fu creata la praefectura Statoniensi, menzionata da Vitruvio (2,7,3-4). Nella seconda metà del III secolo a.C. la comunità di Statonia era probabilmente dotata di un sistema magistratuale etrusco di cui ci è testimoniato uno zilath sepolto a Pianmiano. Con l’età augusta Statonia viene ascritta alla tribù romana Stellatina.

Questa tribù è testimoniata in zona da iscrizioni funerarie rupestri (in loc. Poggiarello presso Soriano; su un epitaffio presso Mugnano; in un’iscrizione dedicatoria da Sant’Eutizio).

In età augustea Statonia conosce un periodo di prosperità, confermato dall’abbondanza di iscrizioni funerarie rupestri.

Da queste iscrizioni risulta chiaramente il ruolo importante dei liberti che volevano documentare la loro ascesa sociale attraverso monumenti rupestri impegnativi, iscrizioni con i loro nomi e dediche a divinità e che potevano avere un ruolo importante nel culto imperiale.

Il culto di Augusto in Etruria meridionale e nel territorio falisco è infatti documentato a Blera, Capena, Falerii (Civita Castellana), Nepi, Pagus Stellatinus Soriano nel Cimino), Sutri, Tarquinia, Veii.

I proprietari dei nostri monumenti rupestri rappresentano almeno in parte il vecchio ceto municipale di ceppo etrusco, che cercava di modernizzarsi adottando alcune nuove fogge architettoniche di Roma, ma affidandone l’esecuzione ad artigiani locali.

 

PER APPROFONDIRE

F.Ceci, S. Fosci: 

https://www.academia.edu/12081200/Un_area_sacra_nella_macchia_Ricognizioni_nella_zona_di_Cagnemora_Bomarzo_._2

F. Ceci, S. Steingräber, S. Fosci: 

https://www.academia.edu/25982095/Tra_altari_e_colombari._Nuove_ricognizioni_in_localit%C3%A0_Cangmora

http://www.tusciaweb.eu/2016/04/ritrovamenti-etruschi-nel-bosco-cagnemora/

 

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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