LAGO DI MEZZANO: vivere la preistoria di un paesaggio

Da sempre lago vulcanico, preistoria, natura selvaggia e silenzio per me sono un mix perfetto di incantamento. Un ritorno ad un tempo antico visivo e sensoriale.

Noto qualcosa di profondo quando lo guardo, quando guardo un paesaggio, un paesaggio preistorico, miracolosamente rimasto (quasi) immune dall’antropizzazione moderna.

Come se guardassi in uno dei mie sogni: lo vedo come una ferita aperta, immune nel tempo, dalla quale qualcosa è ancora lì presente e vivo.

Il lago di Mezzano (Vt) mostra una cosa molto importante: che il paesaggio può ancora essere salvato dalla tempesta della presunta modernità, che un po’ ovunque sta distruggendo-cambiando i connotati caratteristici di un territorio …

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Nelle acque del lago:

due spade nei suoi fondali

Dalle acque del lago provengono due veri e propri gioielli, unici nel territorio e splendidamente conservati: sono le due spade in bronzo dorato.

Le puoi vedere nell’allestimento del bellissimo Museo di Valentano (vai a vederlo, e non te ne pentirai. In questo museo ci sono reperti eccezionali: come le tavolette enigmatiche ritrovate poco lontano dal lago di Mezzano).

Due spade realizzate non per l’uso, cioè come armi da offesa, bensì come oggetti di offerta, furono deposte sui fondali lacustri circa tre millenni fa.

Per dovere di cronaca questa è una tesi interpretativa (Pellegrini), perché altri studiosi hanno un’opinione diversa (di Gennaro).

Però trovo sia estremamente suggestivo pensare a questi due oggetti donati al lago per qualche motivo legato ad una visione cosmica e naturalistica dell’uomo preistorico. D’altronde anche più recentemente in epoca romana ex voto di metallo venivano deposti presso fonti d’acqua (vedi il caso più noto del culto di Anna Perenna).

E spade venivano infisse presso aree sacre come in Sardegna come a Su Tempiesu:

 

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🇬🇧✨weapons were the symbol of the Nuragic warriors in Sardinia (italian island), and very often they were offered to the Gods, as a votive offering, as these swords. 🇮🇹✨✨✨le armi erano l'emblema delle virtu' guerriere, segno di appartenenza a gruppi sociali elitari o a classi di eta'. Molto spesso venivano offerte alla divinita' come ex-voto, come in questo caso queste spade dalla Sardegna Nuragica. #museopigorini #isoladelletorri #archeotime #archaeology #archeologia #archeoblogger #eur #loves_roma #vivoroma #nuragic #sardinia #igerslazio #igersardegna #loves_sardegna #swords #spade #exvoto #romanonhaprezzo #direzioneitalia #gotourismroma #culturalheritage #ig_roma

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(dalla mostra “L’isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica”, Museo Pigorini)

Le armi dell’età del bronzo

Soltanto una minima parte delle armi prodotte nell’età del bronzo è pervenuta fino a noi scampando alla fisiologica selezione involontaria, ma anche alla selezione volontaria operata in antico. Solo gli esemplari consacrati alle divinità o ai loro possessori, oltre che quelli smarriti, si sono sottratti al continuo recupero tramite fusione.

Nell’Italia centro-adriatica i più antichi esemplari di spade, quelli riferibili alla media età del bronzo, sono stati rinvenuti nelle acque dei fiumi (Aterno-Pescara) e dei laghi: Trasimeno e Fucino. Con l’introduzione delle spade da fendente, a lingua da presa, dell’età del bronzo recente e finale la situazione non pare mutare includendo anche i territori medio-tirrenici con il lago di Mezzano e lo stesso mar Tirreno; tra i fiumi si annoverano, ora, anche il Tenna e, forse, il Paglia. Nell’ultima fase dell’età del bronzo finale con l’introduzione delle spade corte, da fanteria, il panorama muta radicalmente con deposizioni sulla cima dei monti, nei ripostigli e, probabilmente, in contesti funerari.

 

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i reperti ritrovati nel lago di Mezzano

Un villaggio tra le acque del lago

Le vicende archeologiche del lago di Mezzano sono avvincenti. Iniziano nel 1972 con un ritrovamento accidentale.

E’ dal ritrovamento di ceramica e resti di un abitato palafitticolo che prendono avvio una serie di campagne archeologiche di ricerca. Il villaggio, ora sommerso, che sorgeva sulle rive, ha restituito il complesso dei reperti integri più imponente di tutta l’Italia centrale, comprendente ceramiche, bronzi e oggetti di legno. L’abitato di Mezzano è occupato nel Bronzo antico e medio, così come molte delle grotte che si aprono nei versanti della vallata del fiume Fiora.

In particolare un gruppo di bronzi ritrovati nel lago testimoniano che il sito fu anche luogo di culto: oltre ad una punta di lancia e una notevole fibula, sono state raccolte due spade in perfette condizioni, ma inadatte alluso, interpretate come doni sacrificali.

 

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La scoperta nel 1972

Nel 1972 nel piccolo lago craterico di Mezzano, nel comune di Valentano, posto presso il margine occidentale della grande caldera di Latera la scoperta.

La scoperta avvenne casualmente e fu ad opera dell’amministratore della tenuta di Mezzano che, un giorno, scrutando le acque immobili, intravide alcune strane sagome che attirarono la sua attenzione.

Si trattava di vasi sia integri sia in frammenti, risalenti ad epoca antichissima, sparsi su di una vasta superficie, da cui affioravano anche molte estremità di pali, profondamente infissi nel fondale.

Intervennero gli archeologi che in una prima fase recuperarono i materiali più in vista e poi, negli anni successivi, effettuarono ricerche più approfondite, giungendo alla scoperta di uno dei maggiori e meglio conservati insediamenti protostorici dell’Italia peninsulare:

“Nel 1973 la Soprintendenza archeologica per l’Etruria meridionale mi incaricò di organizzare a una missione per condurre le prime indagini e  prelevare il materiale archeologico a rischio di essere trafugato da subacquei clandestini. I lavori permisero il recupero del complesso di reperti integri più imponenti di tutta l’Italia centrale: una cinquantina di vasi, tre asce di bronzo, una palafitta, tavole di legno, ossame, alcune macine e altro, tanto che anni dopo il Ministero dei Beni culturali creò uno dei più importanti Musei della Preistoria italiani nella vicina Rocca Farnese di Valentano per esporvi i reperti di Mezzano e altre antichità”

(Lamberto Ferriricchi: http://www.lambertoferriricchi.it/test2/wp-content/uploads/2015/01/pdf/MEZZANO.pdf)

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Tre zone distinte

I resti archeologici individuati sui fondali del lago di Mezzano, tra i 3 e i 13 mt. di profondità, risultano più concentrati ed evidenziati in tre zone distinte. Inizialmente identificate come i resti di tre diversi insediamenti, con il progredire delle ricerche si è ipotizzato che si tratti in realtà di tre porzioni di uno stesso abitato che, con il trascorrere dei secoli, è andato modificandosi nella grandezza e nella posizione, restando comunque nell’area del piccolo specchio lacustre e venendo, almeno in parte, costruito su vere e proprie palafitte.

 

Un antico abitato su palafitte

Un abitato di lunga durata quindi fondato nel corso dell’antica età del Bronzo (XVIII secolo a.C.) e sviluppatosi nelle prime fasi del bronzo medio (XVI secolo a.C.), come indica la tipologia delle ceramiche.

Ma alcuni indizi rappresentati da manufatti metallici, databili verso la fine dell’età del bronzo (XIII-XI secolo a.C.) sembrano suggerire il perdurare della frequentazione del sito fino alle soglie del I millennio a.C., ma forse in questo caso come necropoli.

 

Lago di Mezzano:

l’età protostorica della Tuscia di Valentano

Le ricerche moderne sulla preistoria e protostoria della Caldera di Latera iniziano nel 1972 con la scoperta dell’insediamento sommerso del Lago di Mezzano ad opera di F. Sonno, amministratore della tenuta al cui centro giace il laghetto (Colonna 1973, p. 543, tav. CXVII, b-c). Di origine vulcanica, il lago è incassato tra i rilievi collinari che lo chiudono lungo tutto il perimetro con l’eccezione del settore Ne, che si apre su un piano attraversato dall’emissario Fosso delle Volpeta; il lago, di forma oggi quasi circolare, presenta un diametro di circa 800 m ed una profondità massima di circa 31 m.

L’anno successivo alla scoperta ebbe luogo una prima campagna di prospezione, rilievo topografico e raccolta di materiali di superficie. La ricerca fu condotta in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale da C. Mocchegiani Carpano, M. C. Franco e L. Ferri Ricchi (Mocchegiani Carpano 1976; Ferri Ricchi 2001, pp. 136-151).

Per il Lazio si trattava di uno dei primi interventi di archeologia nelle acque interne, interventi che dovevano misurarsi tra l’altro con i problemi di carattere tecnico posti da questo tipo di indagine, ancora non convenzionale in Italia.

L’impatto della collezione raccolta nel 1973 sulla ricerca archeologica fu straordinario per la quantità e la qualità dei dati che i materiali recuperati offrivano ad uno studio tipo-cronologico.

Questo effetto è stato confermato dall’edizione completa del 1982 a firma di M. C. Franco, tanto che il complesso raccolto nel corso della campagna 1973 costituisce ancora oggi, in attesa della pubblicazione delle ricerche successive, una delle basi per la ricostruzione del Bronzo antico e medio in Italia centrale.

Il volume “L’insediamento preistorico del Lago di Mezzano” si contraddistingue anche per un primo sforzo di valorizzazione del potenziale conoscitivo degli elementi di struttura dell’abitato, cioè i pali infissi nel fondale lacustre che indicavano possibili aree di insediamento: alcuni di essi, sottoposti ad analisi radiometrica (Belluomini, Manfra 1976; Alessio et alii 1975, pp. 316-319) e xilotomica (Follieri et alii 1982, pp. 175-183), restituirono preliminari indicazioni cronologiche e ambientali.

I risultati del ciclo di indagini avviate nel 1983, con la ripresa delle ricerche nel Lago di Mezzano, furono resi noti con la mostra “Vulcano a Mezzano. Insediamento e produzioni artigianali nella media valle del Fiora nell’età del Bronzo” (AA.VV. 1993). La mostra, allestita nel 1993 nella Rocca Farnese di Valentano, rispondeva all’esigenza di proporre alla comunità scientifica un primo organico, seppur parziale, quadro dei risultati dei diversi interventi coordinati dalla soprintendenza e nello stesso tempo costituiva anche il primo passo verso la costituzione del Museo della preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese.

 

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veduta del paese di Valentano: la strada bianca sullo sfondo porta al lago di Mezzano

 

COME ARRIVARE

da Valentano la strada che porta verso la zona della caldera.

DOVE VEDERE I REPERTI RITROVATI NEL LAGO

nel Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese, Valentano: http://www.valentano.org/it/home-it/visita/museo-della-preistoria-della-tuscia-e-della-rocca-farnese

 

PER APPROFONDIRE sull’abitato del lago di Mezzano

 

 

 

PER APPROFONDIRE l’uso delle spade di bronzo nell’età del bronzo non ad uso cerimoniale

 

PER APPROFONDIRE l’uso delle armi

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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