CIMA. IL CIVICO MUSEO DI ALLAI

ALLAI: UN MUSEO DIFFUSO

Poco tempo fa sono stata ad Allai, un piccolo paese in provincia di Oristano. Avevo sentito parlare molto bene del suo Museo Civico e del borgo riqualificato a “Museo Diffuso”.

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E le mie aspettative non sono state deluse, anzi!

Il centro storico è formato da tante piccole case basse disposte “a isolato” che racchiudono e abbracciano piccole piazze. Tutto è curato, perfino il pannello con le indicazioni è decorato con il vaso di fiori!

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Come dice la guida:

“Interventi recenti di riqualificazione dell’area urbana hanno portato alla creazione di ampi spazi “condominiali” contornati dalle tipiche costruzioni allaesi, con piano terra e primo piano, come nella piazza del Museo Civico”.

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Il Museo Civico CIMA è infatti un esempio di museo che si ispira al concetto di “museo diffuso”, perché non finisce all’interno delle mura di quello che contiene i reperti, ma si estende all’esterno, a tutta la comunità, valorizzando le risorse povere, che rappresentarono un elemento indispensabile della vita comunitaria del passato e che sono indissolubilmente legate al nostro presente.

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Nello specifico l’insieme di edifici che avvolgono il Museo CIMA compongono un complesso monumentale conosciuto come “Casa Saba”: un insieme di abitazioni e di logge aperte su un’ampia corte, sulle quali si affacciano anche alcune case private, anche queste ormai parte integrante del nuovo concetto di musealizzazione urbana, cioè il concetto e la visione di un Museo che, dall’interno degli ambienti, conduce il visitatore a camminare e scoprire anche l’esterno, quegli spazi esterni cioè

“secondo la teoria dei cerchi concentrici, porzioni di abitato sempre più ampi”.

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la pressa sui fiscoli, per la produzione dell’olio

Infatti uscendo dalla porta posteriore del Museo c’è il “luogo del frantoio”, il luogo per la macina delle olive ma anche, a pochi passi, il “luogo della lavorazione della farina” con la mola fatta girare dal mulo, “il forno” e “il luogo del carro” con lo strumento per fare le balle di fieno.

Le logge all’esterno ospitano infatti la sezione etnografica del “museo diffuso” di Allai, che riassume tre momenti specifici: la spremitura delle bacche di lentisco per ottenere olio da usare per l’illuminazione e spesso anche per l’alimentazione; la coltivazione del grano, la molitura e la panificazione; infine il carro a buoi e i trasporti. Il percorso museale è supportato da immagini e filmati.

IL MUSEO CHE VA OLTRE LE QUATTRO MURA

Ad Allai si è realizzata quindi quell’idea di museo allargato che ormai è un principio che si deve (dovrebbe) estendere a tutta l’Italia, perché tutta l’Italia può essere considerata un museo allargato, se ne valorizziamo le risorse.

Questo è infatti un piccolo esempio che esprime un principio che dovrebbe essere applicato a tutto il patrimonio culturale italiano, a tutti quei luoghi del mondo in cui il museo non si esaurisce nelle mura ma è costituito da tanti tasselli come la chiesa, la piazza, il vicolo; è lo spazio della povertà, è tutto quello che (se raccontato come hanno fatto qui ad Allai) è in grado di valorizzare quella povertà della gente che è invece la sua storia (e la nostra); la storia della gente che non conosciamo perché  non hanno fatto parte dei grandi avvenimenti che, come diceva Manzoni, “non è la storia dei grandi fatti”, ma è il lavoro quotidiano, il sudore quotidiano delle persone che facevano il pane, che creavano le balle di fieno, che lavoravano al frantoio, un frantoio che, ho scoperto, venne adibito anche a frangere le bacche di lentisco.

Il frantoio conservato ad Allai è un oggetto importante perché, appunto, ci racconta la produzione dell’olio di lentisco, un olio che era considerato l’olio dei poveri, ma l’olio dei poveri è qualcosa da valorizzare attualmente perché ha delle grandi qualità organolettiche, e nei tempi passati era un olio che veniva utilizzato non solo per le lampade ma anche per usi alimentari.

UN MUSEO CHE E’ UN VIAGGIO EMOZIONALE

Questo piccolo esempio di museo, piccolo-grande museo, potrebbe quindi essere un esempio per tanti altri luoghi: l’esposizione è stata allestita attraverso un viaggio emozionale, un viaggio emozionale che ti coinvolge e ti fa sentire protagonista in un viaggio attraverso il tempo.

È in questo viaggio nel tempo che i reperti

“raccontano lo sforzo, l’entusiasmo, la creatività di un popolo che è vissuto qui, a cavallo di due terre, con in mezzo il grande fiume dai tanti nomi”.

Qui è stata applicata la nuova comunicazione dell’archeologia: una comunicazione immersiva ed emozionale, in un percorso attraverso le sale e i reperti che è un viaggio, un viaggio che da epoche remote, quasi magiche e incantate, conducono allo ieri dei nostri nonni, la nostra ricchezza culturale.

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Un cammino che dalle sale si collega al Ponte Romano Ponti ‘Ecciu e alla Casa sull’Albero, una Casa sull’eucalipto, sul fiume, un osservatorio sull’orizzonte dove, arrampicandoci, quel giorno, siamo ritornati tutti un po’ bambini.

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MA COS’È UN MUSEO DIFFUSO? UN PROGETTO ATTRAVERSO LA CITTÀ

Ma cos’è un Museo diffuso? È un progetto attraverso la città. Sì perché il museo diffuso che si trova ad Allai è un “modo” di raccontare il paese e il suo territorio valorizzando i suoi aspetti caratteristici e distintivi.

Il museo diffuso è un progetto che viene sviluppato estraendo e mettendo in luce, armonizzati tra di loro, le diverse e differenti risorse storiche-etnografiche-culturali locali: musei, vicoli, strade, piazze, documenti scritti, l’architettura dello spazio, chiese, alberi, ecc., così da sviluppare e creare i punti di sosta di un viaggio attraverso i fatti storici e culturali del luogo stesso.

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La comunicazione di questo progetto di valorizzazione avviene anche attraverso l’arredo urbano con la segnaletica e lo sviluppo di itinerari tematici, “sentieri” che legano tra di loro i diversi momenti del “cammino”.

Un museo diffuso, diversamente da un normale museo, non è circondato da mura ma ti fa scoprire un luogo attraverso percorsi predisposti.

Un museo diffuso presenta ed “espone” come “oggetti del museo” non solo gli oggetti della vita quotidiana e i reperti archeologici del suo passato ma anche i paesaggi, l’architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione.

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Un museo diffuso non allontana i beni culturali dai luoghi dove sono stati creati, ma si propone invece come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della comunità: attraverso la ripresa di alcuni edifici storici, il recupero delle attività lavorative del passato, lo sviluppo della memoria collettiva di una comunità che cerca di raccontarci e cerca di farci conoscere gli antichi valori della cultura materiale del suo passato.

IL MUSEO CIMA

Per quanto riguarda nello specifico il Museo Civico archeologico di Allai si tratta di un museo piccolo, (piccolissimo!) ma è stato allestito in un modo tale che quando cammini dentro, attraverso le sue stanze, non ti accorgi di questo dettaglio, perché ci sono dei pannelli video che ti proiettano nell’archeologia del suo territorio e della Sardegna tutta, e poi le pareti delle stanze sono allestite e avvolte da immagini a grandezza naturale dei boschi e del paesaggio archeologico del suo territorio circostante.

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SUPER MODERNO & SUPER ANTICO

Appena entrata nella prima stanza

mi ha colpito il “super” moderno

allestito accanto al “super” antico.

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Un accostamento che non è qualcosa che disturba, anzi, perché si intuisce che dietro questa scelta c’è l’idea del recupero e riciclo dei materiali che rimandano, quindi, ad un’idea di ricerca di armonia con l’ambiente, un rispetto dell’ambiente all’interno del quale è custodita anche l’archeologia, che quindi va tutelata e rispettata.

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COLORI VIBRANTI, RAME e REPERTI da “TOCCARE” 

Colori vibranti su materiali naturali che fanno da ponte ad epoche così antiche.

Il rame per le lampade crea una luce soffusa e calda che invita a guardare con sguardo rilassato e “aperto” il reperto illuminato.

L’assenza di vetro che non è un invito a toccare, quello no!, sono reperti delicati e preziosi, ma toglie quella barriera da reperto archeologico “imbalsamato”, statico e lontano sia nel tempo che nello spazio da chi va lì per goderne la vista e la storia. E quindi guardandolo lo senti più vicino e più familiare.

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Una soluzione di allestimento museale in cui l’assenza di vetro crea vicinanza e intimità con il reperto: l’oggetto non lo possiamo toccare ma ci possiamo avvicinare molto con gli occhi e così possiamo vedere i dettagli meravigliosi.

I pannelli fotografici alle pareti ti fanno entrare proprio dentro quel periodo storico e poi il video finale è una totale immersione in un tempo remoto e mistico, quasi magico, grazie alle foto di Nicola Castangia e alle parole di Giorgio Murru:

“… in principio furono l’acqua e la pietra. Poi giunse l’uomo. Pare sentirlo percuotere pietra con pietra, con ritmo cadenzato e monotono. Quella roccia dura, resistente, impenetrabile! Quel movimento armonico e forte. Nervi e muscoli, braccia forti di uomini instancabili. Fatica e sudore. Fino a raggiungere il ventre della Grande Madre…”.

Il Museo Civico CIMA di Allai custodisce preziose testimonianze archeologiche provenienti dal suo territorio circostante, distribuite lungo un percorso narrato attraverso i diversi periodi storici: dalla preistoria all’età moderna.

L’origine del villaggio di Allai è nell’Età nuragica, nella prima Età del Ferro, come testimoniano i reperti archeologici. Da questo momento storico il villaggio andrà crescendo nel corso del tempo, prima in epoca coloniale, punica e poi romana, e in particolare durante il Basso Medioevo.

Reperti litici e ceramici, reperti epigrafici e poi, soprattutto, in una sala dedicata solo a lei, lo splendido esempio di Dea Madre Mediterranea, modellata su un megalite di trachite, che introduce al fenomeno della statuaria preistorica in questa area geografica, grazie ai ritrovamenti di numerosi monoliti nel sito di Arasèda sul Pranu Olìosa.

La statua-menhir femminile (con i seni a coppa emisferica) è stata trovata in un muro a secco sull’altopiano di Loddùo a breve distanza dal nuraghe omonimo. La dea madre di Loddùo rappresenta un unicum nella statuaria preistorica della Sardegna e apre un nuovo capitolo sulla spiritualità dei sardi in antico.

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Un’altra scultura molto importante per lo studio e la ricostruzione storica del territorio è la figura barbuta con la testa coronata. I caratteri riportano all’arte scultorea punica riconoscibili nella forma del naso, ma anche a varianti locali della scultura romanico-barbarica. Il reperto proviene dall’area di Nobrònes e venne messo in luce dall’aratro a seguito di profonde arature.

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Molto interessanti sono anche i cippi funerari a capanna con iscrizione dedicatoria in latino, indicativi dell’importanza di Allai in età romana, principalmente per la viabilità antica da e per Forum Traiani, la vicina Fordongianus.

E poi il laterizio con incisi i simboli del culto ebraico (la stella di David e il candelabro a sette bracci) e il betile antropomorfo dalla regione di Pala’e sa Cresia che riproduce in forma miniaturistica, le statue menhir di Arassèda, con il viso e la “falsa porta” al centro della quale è presente un seme, una foglia.

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Ringraziamenti

Per la visita al Museo CIMA di Allai ringrazio il sindaco Antonio Pili che con estrema gentilezza e disponibilità ci ha accolto e raccontato come e perché è nato questo Museo; ringrazio Mara Cossu che con passione e amore ci ha illustrato i reperti del museo e il museo diffuso presente fuori la porta del CIMA.

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CIMA Civico Museo Allai “Le vie della memoria” si articola nel:

Paese: Il frantoio e la pressa; La loggia del pane; La loggia del carro.

Museo: Storia di una Terra antica; Nella terra dei Giudici; Nel grembo della Grande Madre.

La Casa sull’Albero. Il Ponte Romano.

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

6 comments

  • Un articolo molto bello Francesca, l’ho apprezzato tanto anche perché, come ti ho accennato su Twitter, trovo geniali i musei diffusi. Mi piacciono, li trovo un modo perfetto per conoscere il passato di un popolo, immergendosi nel territorio che lo ospita.
    Di recente ho visitato quello di Raggiolo, in Casentino, e mi ha molto colpita.
    Per cui trovare questo reportage perfetto sulla tua visita ad Allai, mi ha scaraventata nel cuore della tua descrizione.
    Sarebbe bello se altre borgate o cittadine, adottassero questo modo di far conoscere il proprio passato.
    Un bacio,
    Claudia B.

    Piace a 1 persona

    • grazie Claudia!
      per me è stata la mia prima volta in un museo diffuso. Sono andata ad Allai molto incuriosita e, sinceramente, non avevo capito esattamente cosa avrei trovato. E’ stata davvero una scoperta emozionante, sembra esagerato ma è stato proprio così. Anche perché le foto di Castangia e le parole di Murru nel video ti trasportano in un tempo-non tempo davvero magico.
      sì sarebbe bello se molti più paesi adottassero queste “strategie” di valorizzazione del proprio territorio. Purtroppo quello che manca spesso è la consapevolezza, da parte delle persone-amministratori locali, della ricchezza umana e storica del posto in cui vivono.

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  • Sapevo degli alberghi diffusi ma non dei musei! Davvero apprezzabile il fatto di non chiudere i reperti in fredde teche, l’idea di poter toccare la storia la rende assolutamente più vicina. Sempre un grande fascino vedere il passato della civiltà contadina e poi quella casa sull’albero è il top! *_*
    Come diceva Claudia sarebbe bellissimo estendere il discorso ai borghi: secondo me non dovremo aspettare molto!
    Grazie per questo articolo!
    A presto 😉

    Piace a 1 persona

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