LA PIRAMIDE DI BOMARZO

MUSCHIO, FOGLIE E FELCI

La ripida scala ti porta in alto,

quasi a toccare il cielo, verso il mondo celeste.

bomarzo_piramide_la_scalinata

Tutto intorno silenzio, boschi verdissimi di muschio, licheni, foglie gialle, foglie marroni, foglie verdissime, bacche e felci.

Al di là dei rami degli alberi la valle, avvolta completamente dalla nebbia, in un’atmosfera blu, sonnacchiosa e fatata.

bomarzo_piramide_tra_la_nebbia

Sensazioni e pensieri che prendono forma suscitati dai colori, dall’odore del bosco: dal contatto con la natura.

bomarzo_piramide_massi_e_muschio_verde

Muschio sui gradini, foglie cadute dagli alberi che coprono il terreno come un tappeto morbido:

atmosfera carica di magica serenità.

bomarzo_piramide_foglie_marroni_e_alberi_gialli

LA PIRAMIDE DI BOMARZO

In questi boschi si trova la cosiddetta Piramide di Bomarzo, un enorme masso di peperino che si è distaccato dalla rupe in tempi molto antichi, e qui caduto.

Tante sono le domande (finora senza risposta) che tutti ci facciamo guardandola:

Chi ha scolpito questo masso? Quando lo ha fatto? Perché? A cosa serviva?

bomarzo_piramide_tra_gli_alberi

È difficile formulare un’ipotesi sulla sua utilizzazione, perché si tratta di un esemplare unico nel suo genere, sia per grandiosità che per complessità, quindi senza effettivi paragoni.

Tuttavia la teoria più attendibile è quella di considerare la Piramide di Bomarzo un altare rupestre di epoca etrusco-romana, dove si svolgevano cerimonie rituali.

GLI ETRUSCHI e GLI ALTARI RUPESTRI

Nel mondo degli Etruschi ovunque si percepiva la presenza divina e oltremondana perché forte era la simbiosi fisica e spirituale con l’ambiente circostante.

Nel mondo degli Etruschi continua era la ricerca di un armonico dialogo e contatto continuo con la natura, una Natura profondamente imbevuta di divino e soprannaturale.

bomarzo_la_piramide

Da questa continua ricerca di “dialogo” e contatto con la Natura derivava la forte esigenza degli Etruschi di scrutare a fondo ogni fenomeno naturale e di svelare il destino privato e collettivo dell’uomo; pratiche che assunsero un ruolo fondamentale attraverso lo svolgersi di rituali complessi, sacrifici e atti cultuali, che avevano come cornice architettonica gli altari.

bomarzo_piramide_la_scalinata_centrale

Altari che (spesso) erano delimitati e fisicamente circoscritti, orientati secondo i punti cardinali perché solo in questo modo si poteva scrutare e decifrare il messaggio “inviato” dal mondo divino:

sì perché (secondo gli antichi) macrocosmo e microcosmo si corrispondono con palesi e segreti richiami riflessi l’uno nell’altro, e il compito di decifrare questo codice di comunicazione spettava ai sacerdoti che osservavano il volo degli uccelli, o altri fenomeni naturali, in un luogo ben preciso (non in un posto qualsiasi).

Specialisti capaci di interpretare il messaggio della Natura, il volere degli dei.

bomarzo_piramide_felci

L’altare era presenza indiscussa nei riti per entrare in contatto con gli dei, e assunsero forme diverse a seconda della sfera di pertinenza delle divinità. Abbiamo così testimonianze di altari in associazione a bóthroi (pozzi votivi) per culti di tipo ctonio, dipendenti da sistemi idrici dove l’abbondanza di acqua era considerata una manifestazione divina, oppure altari legati ai riti di fondazione di città o legati alla celebrazione di mitici eroi eponimi; indispensabili erano poi soprattutto nel trattamento della morte, ospitati sia all’interno delle tombe, sia all’esterno, dove assumevano forma di terrazza su cui svolgere la cerimonia funebre (da 3-la-piramide-etrusca p. 11).

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SALVATORE FOSCI: LO SCOPRITORE DELLA PIRAMIDE

Scopritore della Piramide di Bomarzo è stato Salvatore Fosci che nel 2008-2009 riporta alla luce questo enigmatico monumento, fino a quel momento completamente avvolto dalla vegetazione del bosco. 

Consiglio di leggere l’intervista che ho trovato online: “Intervista a Salvatore Fosci,l’uomo dei boschi di Bomarzo”. Qui lui racconta la scoperta e, soprattutto, le sue parole trasmettono la preziosità, e il privilegio, che abbiamo di poter ancora camminare in questi luoghi:

“Qual è la sensazione che provi quando sei in questi boschi e quando ‘porti alla luce’ un manufatto sepolto?

La sensazione che provo è bellissima, riesco a ritrovare me stesso; scappo da un mondo e da una società che ti ha rapito e che ti usa per il suo scopo, dove sono gli altri che decidono per te.
Mi piace sparire tra le rupi del passato, e una volta lì, mi sento a casa e capisco che qui il mondo si è fermato. Tutto ciò che incontri davanti a te è lì da secoli, sempre uguale”.

bomarzo_piramide_sottobosco

LA PIRAMIDE DI BOMARZO: CIFRE, DATI QUANTITATIVI

“I territori di Soriano nel Cimino e Bomarzo (l’antica Polimartium) godono di grande fama perché ricchi di testimonianze del nostro passato, che spaziano dall’epoca etrusca a quella medievale. Ciò che ha maggiormente contribuito alla conservazione di queste preesistenze archeologiche è stata la natura del suolo. Esso risulta composto in larga parte da banchi di roccia tufacea di origine vulcanica come il peperino, variamente utilizzato dall’uomo fin dall’antichità. La lavorazione di questo materiale, molto resistente agli agenti atmosferici, ha permesso pertanto di restituirci esempi significativi di emergenze archeologiche. Sono, infatti, di notevole rilevanza i monumenti funerari e gli altari rupestri della Selva di Malano e della Valle del Serraglio, le tombe antropoidi di Corviano e S. Cecilia, le numerose pestarole, le vasche e i fori per l’alloggiamento di strutture lignee disseminati su buona parte del territorio. Ultimo in ordine temporale, lo straordinario Bosco Sacro di Bomarzo, dove il principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, fece realizzare nel XVI secolo il Parco dei Mostri, celebre per la serie di fantastiche sculture modellate su enormi blocchi di peperino e distribuite in un terreno di circa tre ettari. Ma il monumento che, più di ogni altro, ha suscitato l’attenzione dei visitatori è la Piramide di Bomarzo, riscoperta nel corso del 2002 da alcuni componenti della Società Archeologica Viterbese Pro-Ferento, poi resa fruibile ai visitatori dall’Associazione Archeotuscia Onlus di Viterbo, grazie ai lavori di ripulitura del manufatto curati dal socio Salvatore Fosci.

bomarzo_piramide_paesaggio_valle

Il monumento è situato nella Valle del Tacchiolo, in prossimità dell’abitato di Bomarzo, ma entro i confini del Comune di Soriano nel Cimino e consiste in un enorme masso di peperino distaccatosi in epoca remota dalla rupe che costeggia la vallata tra Bomarzo e Chia (fraz. di Soriano nel Cimino). Successivamente ha subito delle lavorazioni finalizzate probabilmente alla realizzazione di un edificio per funzioni rituali. Il manufatto, dall’aspetto somigliante ad una piramide con spigoli convergenti verso l’alto, si presenta inizialmente con una scala interamente scavata nel masso, composta da 26 gradini, alcuni dei quali sono larghi 1.00 m, mentre altri evidenziano dei successivi allargamenti verso destra, fino a raggiungere una larghezza complessiva di oltre 4.00 m. Salendo si notano sulla sinistra della scala, quattro fori utilizzati come probabili alloggiamenti di strutture lignee superiori. Sul lato destro sono ben visibili dei sistemi di canalizzazione incisi nella roccia, probabilmente per la raccolta di liquidi sacrificali, oltre a nicchie, vaschette e una grande gradonata orizzontale che traversa quasi completamente l’intero complesso monumentale.

In cima alla scala si aprono due vani scoperti, scavati anch’essi nel tufo e disposti ai lati di una seconda scala che conduce alla sommità del masso. L’ambiente di sinistra, di forma rettangolare, misura 2.60 × 1.80 m, con un’altezza nel lato più alto di 2.30 m. Sulla parete di fondo è stata ricavata una banchina alta 60 cm e profonda 45. L’ambiente di destra, anch’esso di forma rettangolare, misura 3.30 × 3.00 m ed un’altezza di 2.40 m. Sul lato destro vi è un’altra gradinata di 9 scalini larghi 60 cm e priva della parte sinistra in quanto, in epoca successiva, ha subito un taglio su tutta la sua lunghezza, forse allo scopo di ampliare l’ambiente suddetto. La sommità del monumento può essere raggiunta tramite la scala centrale posta tra i due vani prima menzionati. Composta da 9 gradini, con un’alzata di 24 cm e una pedata di 26 cm, larghi inizialmente 1.00 m ed ampliati successivamente a 1.60 m, si presenta in buono stato di conservazione con un inizio singolare. Il primo scalino sembra infatti del tutto mancante, come se, soltanto in determinate circostanze legate a cerimonie rituali ne fosse collocato uno mobile (ritrovato poi da Salvatore Fosci durante le operazioni di ripulitura) onde permettere l’accesso al resto della gradinata. Altre incisioni di dubbia interpretazione riconducibili a gradini, si trovano poi sul prolungamento della base della scala quasi a significare una sua continuazione verso il basso.

Giungendo sulla sommità dell’edificio, si nota un incasso nel peperino di forma trapezoidale con la punta rivolta ad est, avente una lunghezza media di 3.15 m e 1.65 m di larghezza con una profondità di circa 25 cm. Sul lato ovest si evidenzia una parete ricavata nel banco tufaceo alta 70 cm e larga 50 cm che delimita a destra l’ambiente stesso. Sul pavimento non sono visibili altre tracce di lavorazioni o incisioni di alcun genere nonostante l’importanza assunta da questa parte nell’ambito del monumento. L’edificio presenta un’altezza di 8 m nella parte a monte e 16 m in quella rivolta a valle, misure approssimate per difetto in quanto l’intero complesso ha subito un forte interramento causato principalmente da assestamenti del terreno verificatisi nel corso dei secoli.

Ai piedi del masso sono stati rinvenuti alcuni anni fa diversi frammenti fittili comprendenti parti di dolia, anfore e tegolame vario di età tardo repubblicana, indizio questo particolarmente significativo per una datazione del manufatto o per un suo sfruttamento in fasi successive.

Alla luce di quanto descritto, rimane difficile formulare delle ipotesi sulla sua utilizzazione, anche per il fatto che si tratta di un esempio unico nel suo genere sia per grandiosità che per complessità. Tuttavia la teoria più attendibile resta quella di un probabile altare rupestre di epoca etrusco-romana dove si svolgevano cerimonie rituali. Ulteriori indizi potrebbero comunque venire alla luce se si continuasse l’opera di scavo intorno al monumento fino alla completa rimozione della terra che in parte ancora lo ricopre. Un altro particolare importante è che durante una successiva ispezione del luogo, è stata rinvenuta a poche decine di metri dal manufatto e a ridosso della rupe che costeggia il versante ovest della valle, una caverna naturale utilizzata come abitazione, con all’interno la presenza di frammenti fittili di vasellame databili dall’età Villanoviana fino al secolo scorso. Ciò dimostra una continuità di vita che ha in qualche modo segnato la storia millenaria di questo singolare quanto affascinante e misterioso complesso architettonico” (Luciano Proietti, La Piramide di Bomarzo: cifre, dati quantitativi ed ipotesi interpretative, pp. 36-38 in archeotuscianews_maggio_2010).

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Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

10 comments

  • Francesca che bello! E’ già da un pò che penso ad una visita in questi luoghi. Dopo aver trascorso un fine settimana nella Tuscia Viterbese, qualche anno fa, la curiosità si è particolarmente accesa.
    Ti dirò che mi piacerebbe in particolare potermi spingere qui in autunno, non so perché ma penso che l’intero sito, la natura con i suoi colori caldi, i fruscii del bosco, persino la possibilità di non trovare un tempo perfetto, possano solo sottolinearne la suggestione!
    Claudia B.

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    • sì tutta questa zona interna della provincia di Viterbo in autunno-inizio inverno è stupenda per i colori. vale davvero la pena girare per i boschi e i paesi. posti belli e magici davvero 🙂

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  • Siamo stati a Bomarzo qualche anno fa, ma questa scalinata non la conoscevamo, un giorno quando torneremo da quelle parti ci toglieremo la curiosità di visitarla.
    E’ sorprendente come non si finisca mai di rinvenire e scoprire cose “nuove”. Nuove per la conoscenza ovviamente, ma non di datazione, e a tal riguardo è affascinante la frase che hai citato: “Tutto ciò che incontri davanti a te è lì da secoli, sempre uguale” , che esprime l’emozione di trovarsi a cospetto di rinvenimenti storici e monumenti.

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  • Ed io che credevo fosse un altro post sul sacro giardino! Questa costruzione è troppo insolita e la scoperta poi è recentissima!
    Oddio “sistemi di canalizzazione incisi nella roccia, probabilmente per la raccolta di liquidi sacrificali” O_O ma qua ci serve Giacobbo!
    Il contesto comunque è meraviglioso! *_*

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    • sì. già solo il contesto naturalistico in cui si trova rende tutto estremamente “misterioso” e bello. è un monumento davvero unico, forse non sapremo mai a cosa è servito veramente,però è bello anche solo immaginare e fare ipotesi 🙂

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  • Brava Francesca per aver focalizzato l’attenzione dei lettori su questi siti assai suggestivi.
    L’autunno è il periodo più indicato per andare alla scoperta del “Sasso del predicatore” altrimenti nota come piramide etrusca. Suggerisco a chi non è mai andato da quelle parti di farsi accompagnare da chi è esperto di questi luoghi e fare un tour nella Selva di Malano: solo così appariranno antiche tombe romane, iscrizioni, colombari e decine di piccole meraviglie incluse in una natura ancora incontaminata dai mille colori.

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    • grazie Rolando! è vero, questo è il periodo più bello in assoluto per girare per questi boschi, la natura è stupenda e fitta, e crea quel “mistero” che ci fa sognare tutti 🙂
      è vero, tante, tantissime le cose da vedere, e se non c’è qualcuno più esperto è davvero difficile individuare tra gli alberi i resti archeologici. nella passeggiata che ho fatto mi hanno fatto vedere anche l’iscrizione in latino dei Domizi e più avanti un’iscrizione in lingua volgare (credo, si leggeva male), penso le conosci anche tu.

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