LA TOMBA A CASETTA DI VEL: TRE ANNI DI SCAVO A NORCHIA

LE STAGIONI DI UNO SCAVO A NORCHIA

“Le stagioni di uno scavo: LA TOMBA DI VEL –Tre anni di scavi nella necropoli di Sferracavallo a Norchia. Risultati, problematiche e prospettive”: questa la conferenza che ho seguito venerdì scorso, 1 aprile, a Viterbo, al  Museo Nazionale Etrusco della Rocca Albornoz.

Protagonista la Tomba a Casetta di Vel: una tomba (e una necropoli) sconosciuta al mondo archeologico.

Infatti era stato interpellato anche il Prof. Giovanni Colonna, esperto conoscitore della Tuscia Rupestre insieme a sua moglie Elena Colonna Di Paolo, e lui stesso non sapeva nulla di questa porzione di necropoli, perché all’epoca della sua ricognizione negli anni ’70 questa era una zona intensamente frequentata da cinghiali, e quindi lui e sua moglie avevano evitato di andarci.

Quindi è sorprendente che ancora oggi possano esistere settori della nostra fiabesca e magica Tuscia Rupestre totalmente sconosciuti e ricchi di storie da raccontarci!

Questo perché mentre inizialmente si era creduto fosse stata depredata dai tombaroli, la ripulitura ha lasciato tutti a bocca aperta per il raffinato e pregevole corredo che era ancora lì completo e integro! Per non parlare dell’iscrizione incisa sulla porta che ci dice chi è la persona qui dentro sepolta!

Di questa sorprendente scoperta venerdì scorso ci hanno raccontato i dettagli i tre principali attori di questa operazione: Francesca Ceci (funzionario Musei Capitolini e Direttivo Archeotuscia onlus), Simona Sterpa (Direttrice dello scavo), Lorenzo Benini (Finanziatore dello scavo).

Un’operazione di salvaguardia, recupero, valorizzazione di un territorio verde e incontaminato quale è ancora la Tuscia Rupestre:

uno scrigno naturalistico e archeologico.

 

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Raffaele Donno, Presidente Archeotuscia onlus, introduce la conferenza

ANTEFATTO: IL RITROVAMENTO

La Tomba a Casetta, con il suo elegante corredo, fu trovata e individuata da Mario Sanna (QUI la pubblicazione: pag. 33, 36) socio Archeotuscia, in Località Sferracavallo (Norchia) e, grazie ad una armonica sinergia tra pubblico e privato, si è riusciti con successo al recupero di questa tomba rupestre, un recupero caratterizzato in se stesso da un alto contenuto culturale e sociale.

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L’operazione è stata infatti condotta  dai soci Archeotuscia in stretta collaborazione e guidata dalla Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale (oggi Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria), un esempio da seguire in questi tempi in cui la scarsa disponibilità di fondi limita fortemente gli interventi archeologici.

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Dopo la scoperta si è subito coinvolto il proprietario di Norchia e con la presenza anche dei soci dell’associazione di Soriano nel Cimino “Terzo Millennio-sezione Archeologia” si è proceduto a quella che doveva essere una semplice operazione di pulizia di una tomba che si pensava violata.

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UNA NUOVA TOMBA

La sepoltura aveva l’ingresso parzialmente scavato e quindi si credeva fosse stata già depredata dai tombaroli.

Invece durante la ripulitura è emerso, sul fondo della camera sepolcrale, un corredo ceramico composto da 17 esemplari di vasellame in ceramica di fine IV-inizi III secolo a.C. e uno strigile in bronzo.

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Tra i materiali recuperati anche un bellissimo skyphos di produzione falisca decorato sui due lati dai volti di un Satiro e di una Menade.

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TOMBA A CASETTA

Scolpita nel tufo, la tomba a Casetta di Vel è del tipo “a semidado” e la facciata rupestre è ispirata a quella delle case etrusche di IV secolo a.C.

Al centro si apre una finta porta, su cui è presente l’iscrizione con il nome del proprietario:

Questa è la tomba di Vel figlio di Laris (o Larth)

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Daniele Maras mentre procede all’individuazione e trascrizione dell’iscrizione etrusca di Vel.

 

IL CORREDO

Nel 2013, durante l’intervento di ripulitura, in fondo alla camera, venne quindi inaspettatamente alla luce il corredo del defunto; un corredo composto da un ricco gruppo di vasi in ceramica per il banchetto rituale e da uno strigile, lo strumento in bronzo per detergere il corpo.

Questi oggetti hanno permesso una datazione tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

NORCHIA E LA TUSCIA RUPESTRE

La Tuscia Rupestre è uno scrigno Naturalistico e Archeologico prezioso e delicato. Un territorio caratterizzato dall’unicità delle sue bellezze naturalistiche e archeologiche che riemergono continuamente.

La Tuscia Rupestre è un territorio in cui (per ora) l’intervento umano è stato minimo.

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Ancora oggi è possibile apprezzare con gli occhi, la bellezza di paesaggi rimasti così come li videro i viaggiatori di fine Ottocento.

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La Tuscia Rupestre è quindi un territorio che preserva, conserva e dà ancora vita a inaspettate scoperte archeologiche, che ci raccontano nuovi dettagli della nostra Storia.

Ed è per questo motivo che questo territorio andrebbe tutelato e valorizzato da tutti.

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LA PARTECIPAZIONE DI MECENATI PRIVATI ILLUMINATI E SENSIBILI

Finita la ripulitura, fatte tutte le indagini, rilievi e schede, un po’ sconsolati si pensava che il bellissimo corredo di Vel sarebbe rimasto “sepolto” in qualche scatolone del magazzino della Soprintendenza.

Invece l’entusiasmo per la scoperta della nuova tomba rupestre e del suo corredo ha portato alla nascita di una efficace forma di collaborazione che, a fianco della Soprintendenza e delle Associazioni di volontari, ha visto la partecipazione di privati, illuminati e sensibili alla valorizzazione del nostro patrimonio cultuale.

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La pulizia della tomba, finalizzata ad indagare la conformazione interna della camera, è stata infatti resa possibile grazie all’aiuto del proprietario del terreno.

L’intervento del mecenate Lorenzo Benini con la sua società Kostelia  e il Trust Sostratos ha invece permesso non solo il restauro dello splendido corredo scoperto, ma anche la sua esposizione al museo in tempi rapidissimi, un dono speciale che mette a disposizione di tutti un nuovo capitolo della storia di Norchia.

Il materiale archeologico è infatti esposto in una vetrina nel settore dedicato a Norchia, nel Museo Archeologico Nazionale della Rocca Albornoz di Viterbo.

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il restauro
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l’inaugurazione nel Museo Nazionale Albornoz a Viterbo della Tomba a Casetta di Vel, con la Soprintendente Alfonsina Russo

 

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Lorenzo Benini riceve la tessera di Socio Onorario Archeotuscia

Una sensibilità per il nostro prezioso patrimonio archeologico, che è poi la nostra identità collettiva, che ha visto l’attività del Trust Sostratos rendere possibile le attività di scavo e recupero a Norchia, a Tarquinia, a Orvieto. Un gruppo, questo, di liberi imprenditori che tra i suoi compiti istituzionali svolge l’opera di finanziamento di progetti culturali, di ricerca scientifica, di restauro, di valorizzazione dei beni culturali e musealizzazione di monumenti e reperti.

 

“Tomba a Casetta” (pagina facebook)

Archeotuscia onlus (pagina facebook)

Sostratos (pagina facebook)

Dallo Scavo al Museo: la Tomba a Casetta di Sferracavallo a Norchia

La Tomba a Casetta di Sferracavallo (Norchia): pag. 33+ pag. 36 (Analisi e approfondimenti sull’iscrizione di Danele F. Maras)

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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