DAY OF ARCHAEOLOGY 2015.TEMPLUM PACIS

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DAY OF ARCHAEOLOGY 2015

Venerdì 24 luglio è stato il Day-of-Archaeology 2015, (articolo in inglese) una giornata che promuove l’archeologia in tutto il mondo. Crowd event nato su twitter nel 2011, riunisce virtualmente tutti gli archeologi del mondo e li mostra al lavoro: un racconto di chi è e cosa fa l’archeologo in presa diretta, senza filtri o mediatori di parte.

Un’occasione per condividere il valore della professione degli archeologi…uno strumento per immaginare come DOVREBBE essere il nostro patrimonio culturale: vivo, indispensabile, imprescindibile dalla nostra quotidianità, fondamentale per conoscere noi stessi in senso lato (nel senso di comunità) ma anche noi stessi in quanto individui.

Come ArcheoBlogger sono stata invitata ad aprire la mia “finestra” social sullo scavo archeologico che è in corso presso il Foro della Pace a Roma, a due passi dal Colosseo.

Tutto questo per far conoscere a tutti cosa fa in realtà, e nello specifico, un archeologo nell’arco delle sue 8 ore di vita sul cantiere (7.30-16.30), un piccolo microcosmo all’interno del quale agiscono e lavorano professionalità diverse e complementari tra di loro.

Tutto questo per cercare di veicolare e promuovere un nuovo modo di vivere e percepire il cantiere di scavo: non un luogo off-limits, al di fuori della realtà quotidiana di tutti noi, ma un luogo da “vivere” nel vero senso della parola da parte di tutti. Sarebbe bello, infatti, pianificare l’apertura al pubblico dei cantieri di scavo in corso d’opera, nei giorni feriali, proprio per vedere al lavoro gli archeologi.

Secondo me sarebbe il modo più diretto e vincente per togliere polvere, pregiudizi e valutazioni superficiali su questa professione che è la più bella del mondo, ma è anche faticosa fisicamente e (diciamolo pure) anche psicologicamente per il sempre (aihmè) costante paragone con Indiana Jones. Io adoro Indiana Jones, però, noi svolgiamo delle attività un po’ diverse e anche scientifiche: sì (udite! udite!) proprio scientifiche, perché l’archeologia è anche una scienza!

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Templum Pacis: Day of Archaeology 2015
(copyright Francesca Pontani)

BROKE THE SURFACE

“BROKE THE SURFACE”: secondo me questo è il sottotitolo che potremmo dare a questo tipo di giornata open day: ROTTA E’ LA SUPERFICIE.

Sì proprio la superficie, quella superficie un po’ patinata/avventurosa/misteriosa a cui a tutti i costi si vuole sempre e solo relegare l’archeologia (…e facendo un po’ la filo-complottista del caso) per delegittimarne l’autorevolezza…

La professione dell’archeologo viene sempre vista come qualcosa di Altro dalla società civile in cui viviamo. Un “mondo” a parte, un Altrove che non fa parte del vivere civile quotidiano, se non come hobby domenicale nei giorni di apertura gratuita dei musei…

Chissà, forse in questa avversione dell’uomo moderno per le “cose antiche” c’è, di fatto, la volontà di non voler vedere se stessi riflessi come in uno specchio…uno specchio che riflette la propria immagine con tutti i vizi e i difetti del caso…

Perché viviamo sempre come in un eterno presente dove la soluzione dei problemi sembra non sia mai a portata di mano…ma che, invece, altri prima di noi ci sono già passati, e dai quali magari potremmo prendere, se non insegnamento, almeno spunto per tanti problemi che ci affliggono ogni giorno (politici, economici, speculazioni filosofico/religiose, culturali, ecc. ecc…..)

LA GIORNATA DELL’ARCHEOLOGO

“cocci.

cocci.

cocci. cocci. cocci.

scavare (cocci)

lavare (cocci)

asciugare (cocci)

siglare (cocci)

catalogare (cocci)

imbustare (cocci)

mettere nelle cassette (cocci).”

Si arriva sullo scavo alle 7.30 e si distribuiscono i compiti a seconda dei turni stabiliti nelle varie mansioni, per permettere a tutti di fare esperienza nei vari settori: scavo, rilievo delle sezioni, rilievo degli alzati, lavaggio e siglatura cocci, catalogazione, studio dei materiali (marmi, ossa, bronzi, laterizi, ecc. ecc.).

Carponi a terra, seduta sulle tue stesse ginocchia (perché non si può stare comodamente seduti con il sedere a terra, perché rovini la stratigrafia) con polso delicato ma deciso, porti via con la trowel i vari livelli stratigrafici. Mano a mano che procedi raccogli con la spazzoletta e paletta la terra che hai smosso e versi tutto dentro il secchio, sempre però occhi incollati alla terra che stai versando nel secchio, pronta a cogliere al volo qualche frammento/reperto importante da consegnare immediatamente al responsabile del settore di scavo, per procedere alla catalogazione.

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Templum Pacis: lo scavo archeologico stratigrafico.
(©CBrughitta)

Una volta che hai riempito tutto il secchio di terra, si procede alla setacciatura più nel dettaglio per recuperare il recuperabile; infine ti avvii alla carriola dove versi tutto. Poi (se è pure il tuo turno) imbracci vigorosamente i manici della carriola e (spesso succede) procedi come un’equilibrista su una tavola di legno (stretta pochi centimetri) e cammini su quella con la carriola colma di terra (spesso all’inverosimile) che verserai nella “discarica” di terra dello scavo.

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Templum Pacis: la setacciatura dellaterra.
(copyright Francesca Pontani)

C’è poi la Flottazione che è un metodo di setacciatura ad acqua di una matrice (terreno archeologico), che permette di recuperare dal sedimento materiali organici e inorganici. I materiali con peso specifico più leggero dell’acqua vengono flottati. Il terreno dello strato asportato viene posto in un recipiente che viene riempito di acqua. Dopo la posa del sedimento lo si smuove per favorire l’affioramento.  Si asporta l’affiorante tramite un colino a maglia fine.

Questi sono i primi livelli di intervento sullo scavo; momenti fisicamente impegnativi ma molto importanti e soprattutto delicati ai fini della documentazione finale. Questo perché lo scavo archeologico è un processo distruttivo: se i dati non vengono documentati adeguatamente mano a mano che si procede, tutto andrà perso. Ed è per questo che ogni strato è documentato da fotografie, planimetrie e rilievi della sezione: per avere ogni più piccolo elemento capace poi di poter ricostruire, al computer, la situazione originaria.

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la fase del Rilievo.
(copyright Francesca Pontani)

I frammenti ceramici raccolti vengono poi lavati e fatti asciugare. Poi si procede alla siglatura di ogni frammento: si scrive con un pennino intinto nell’inchiostro nero di seppia (almeno io usavo questi strumenti old style) da quale US (=unità stratigrafica) proviene, la sigla dello scavo archeologico e l’anno, in modo che se anche accidentalmente il contenuto delle cassette si mischiasse, anche a distanza di tempo si riuscirebbe comunque a ricostruire la disposizione dei materiali.

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Templum Pacis: frammenti ceramici molto piccoli ma che ci forniscono preziose informazioni di carattere economico/commerciale e sulla dieta alimentare dell’epoca a cui appartengono.
(copyright Francesca Pontani)

Perché ogni pezzettino, seppur piccolo ha la sua dignità ed è fondamentale per ricostruire la storia: perché questa è l’archeologia, non la ricerca di tesori nascosti, ma la ricostruzione attraverso indizi. Si compilano delle schede prestampate per documentare le classi ceramiche (da fuoco, da mensa, terra sigillata, vetrina pesante, pareti sottili, vernice nera, ecc. ecc.) presenti in quello strato: per ogni classe ceramica è indicato il numero dei frammenti e la tipologia dei frammenti presenti (orli, basi, pareti, anse, ecc.), tutti dati estremamente importanti e fondamentali. Poi i materiali ceramici si imbustano e si sistemano nelle cassette.

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Templum Pacis: la suddivisione per classi ceramiche.
(copyright Francesca Pontani)

Un altro aspetto importante sono le ossa animali che ci danno tante informazioni. Qui al Tempio della Pace, per esempio, ci raccontano sul tipo di alimentazione dell’XI secolo nel Foro della Pace. Da tempio infatti nel medioevo il Foro diventa una zona abitata. Sulle ossa sono state individuate delle tracce di combustione: quindi ci “raccontano” che prima di essere mangiata la carne veniva cotta al barbecue. Sono stati trovati anche resti di molluschi marini e terrestri, di maiali, di ovini, di uccelli, insomma animali dell’XI secolo con cui i romani si nutrivano nel medioevo.

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Templum Pacis: dall’analisi dei resti ossei animali e dei molluschi riusciamo a sapere il tipo di dieta alimentare e il modo in cui venivano cucinati nel cucinati.
(copyright Francesca Pontani)

…è così che da tutti questi “freddi” dati possiamo ricostruire le emozioni, i pensieri… le impronte invisibili lasciate dietro di loro da quei romani che qui hanno vissuto, a cosa credevano, a cosa pensavano, cosa mangiavano e come vivevano.

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Templum Pacis: i marmi che decoravano gli elementi architettonici.
(copyright Francesca Pontani)

IL FORO DELLA PACE

Il Foro della Pace, conosciuto anche come Templum Pacis, venne eretto nel I secolo d.C. da Vespasiano per celebrare le vittorie riportate in Palestina. La statua di culto della dea Pace dominava su un alto podio insieme ai sacri simboli del tempio di Gerusalemme: l’arca dell’alleanza e la menorah, il candelabro a sette braccia. Tutti oggetti oggi scomparsi insieme alla statua della Pace, nel corso dei saccheggi subiti dai Roma nel V secolo d.C.

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Templum Pacis: ricostruzione grafica (copyright SSBAR)

Qui in particolare ci troviamo nella grande aula che fungeva da tempio, all’estremità di una vasta piazza porticata sui lati e con cespugli di fiori nel mezzo. Il fronte dell’aula era decorato da colossali colonne in granito rosso egiziano (alte più di quelle del Pantheon), allineate su due file. Oggi li vediamo a terra a causa di scosse telluriche, ma anche così ci raccontano la potenza dell’imperatore romano: per suo espresso volere, infatti, furono cavati ad Assuan, nel sud dell’Egitto, e trasportati con apposite navi prima lungo il Nilo, poi sul Mediterraneo, fino al Tevere e da qui il fiume percorso controcorrente fino al centro del porto imperiale a Roma.

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Templum Pacis: una delle colonne di granito di Asswan.
(copyright Francesca Pontani)

Un raffinato pavimento in marmi colorati decorava l’aula.

Nel Foro di Augusto e di Cesare si svolgeva un’intensa attività di amministrazione della giustizia: qui al Foro di Vespasiano sembrerebbe di no. Infatti il complesso vespasiano era un santuario e insieme luogo di studio e di meditazione, oltre che un museo pubblico, secondo un ideale di diffusione della cultura: una ricca collezione di opere di scultori e pittori greci era distribuita all’interno del complesso.

Da alcuni autori sappiamo che nel complesso c’era una biblioteca ai lati dell’Aula della statua della dea Pace e, soprattutto, una della aule laterali recava affissa la celebre Forma Urbis Severiana: una planimetria degli edifici e delle strade di Roma, incisa su marmo, realizzata da Settimio Severo nel 203-211.

le mie compagne di avventura di questa giornata sono state Giulia (che ha organizzato l’evento); Paola, Antonia e Domenica di “Professione Archeologo”; Astrid di la “Civetta di Atena“; Nicolette.

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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