IL PAESAGGIO IMMAGINARIO.LEONI SFINGI E IPPOCAMPI.TUSCANIA

il video della mostra, dal canale youtube ARCHEOTIME

IL PAESAGGIO IMMAGINARIO.LEONI SFINGI E IPPOCAMPI: 6 giugno-31 ottobre 2015, Museo Archeologico Nazionale, Tuscania (Viterbo)

Tuscania_Museo_Archeologico_leone

realtà o immaginazione?

straordinario o quotidiana concretezza?

reale o fantastico?

…un ippocampo nuota dentro una kylix,

una sfinge alata, occhi a mandorla e guance paffute, ti osserva

un leone ruggisce contro chi può fare male al defunto…

un leone su un olpe ti guarda negli occhi e attraverso quegli occhi tu entri dentro quel mondo fantastico

…un mondo fantastico che, per gli Etruschi, era reale e vivo…

IL BESTIARIO FANTASTICO ETRUSCO

Leoni, Sfingi e Ippocampi che si “muovono” in un’immaginaria foresta di pietra: sono questi gli animali fantastici che decoravano gli edifici funerari etruschi, maestose costruzioni che si ergevano tra la vegetazione.

Anche le necropoli etrusche di Tuscania (disposte sugli altipiani e lungo le vie fluviali) iniziano ad essere popolate da questi esseri fantastici che vengono posti a guardia dei sepolcri o che sono presenti come compagni dell’ultimo viaggio, quello per l’Aldilà.

Nel VII secolo a.C. l’Etruria è infatti già pienamente inserita in un circuito di scambi e commerci attraverso tutto il bacino del Mediterraneo: attraverso i reperti archeologici riusciamo a percepire e conoscere le relazioni e i contatti culturali, sociali e politici che portano gli Etruschi ad un diretto contatto con il mondo della Grecia e del Vicino Oriente.

Proprio dall’oriente greco (soprattutto con l’importazione della ceramica) si diffonde in occidente un repertorio di animali fantastici, che trova originali rielaborazioni nelle produzioni artigianali etrusche.

Il bestiario fantastico poi ha particolare fortuna nel VI secolo a.C. quando maestranze specializzate che operano a Vulci e Tuscania danno vita ad una produzione di scultura in nenfro, che trova impiego nella decorazione delle aree funerarie.

IL LEONE: la forza

L’introduzione dell’iconografia del leone in Etruria risale alla fine dell’VIII secolo a.C., sull’onda della diffusione in area tirrenica di motivi orientalizzanti: è così che in poco tempo diventa uno dei temi preferiti dell’aristocrazia etrusca.

Legato in origine all’ideologia dell’Eroe diventa una presenza reale e minacciosa in ambito funerario. Animale assente dalla fauna italica, viene riprodotto dagli artigiani etruschi con formule convenzionali, secondo repertori e stili di differente derivazione quali soprattutto nord-siriana, fenicia, egittizzante e corinzia, riadattati, però, secondo un gusto pienamente locale.

La produzione della statuaria funeraria di Vulci spicca ed è rilevante soprattutto nel VI secolo a.C. mostrando soprattutto un’ispirazione greco-orientale.

E proprio alle maestranze specializzate di Vulci rimandano gli esempi di Tuscania, soprattutto nella decorazione acroteriale della Tomba a casa con portico di Pian di Mola, con il leone ruggente e nel più piccolo felino posto sull’architrave del portico.

IL LEONE NEL MEDIOEVO

Nell’universo simbolico medievale il leone occupa un posto di particolare rilevo. Emblema di San Marco Evangelista, il leone nella visione apocalittica di Giovanni (Ap. 5,5) compare, nel giorno del Giudizio Universale accanto al trono che evoca la presenza di Cristo, nel lato che spetta agli eletti.

Il leone ha però una duplice valenza in quanto è simbolo sia del Cristo che di Lucifero e agli attributi di potenza e regalità si aggiunge un forte potere apotropaico: la diffusa credenza che il leone dorma ad occhi aperti lo rende adatto a sorvegliare l’ingresso al luogo sacro.

L’IPPOCAMPO: il viaggio

Presente nell’iconografia funeraria etrusca con raffigurazioni di navi, di pesci o con scene di navigazione, il mare è anche l’elemento attraverso il quale il defunto è chiamato a compiere un lungo viaggio, abbandonando la realtà della vita quotidiana verso una meta posta al di fuori del mondo conosciuto e della dimensione terrena.

Dall’età orientalizzante il significato simbolico del mare come metafora della morte attraversa i secoli fino a giungere in età ellenistica.

In epoca arcaica (VI secolo a.C.) la raffigurazione dell’ambiente marino, che rinvia simbolicamente al mondo ultraterreno, si popola di animali che diventano essi stessi simbolo del viaggio.

In quanto spazio di passaggio il mare è abitato da esseri che partecipano di entrambi gli elementi, dell’aria e dell’acqua, e di entrambe le dimensioni, terrena e ultraterrena, fondendo due nature in un solo corpo: sono esseri fantastici che non appartengono al mondo reale pur ispirandosi ad esso.

Motivi stilizzati, come le onde correnti o la teoria dei delfini, o le prese configurate ad ippocampo sulle situle bronzee provenienti dalla tomba dei Curunas (IV secolo a.C.) rinviano simbolicamente all’elemento marino.

LA SFINGE: il mistero

L’iconografia della sfinge nasce in Egitto ma è la tipologia della sfinge alata, che appare in Siria tra il XIX e XVII secolo a.C., che trova in tutto il bacino del Mediterraneo i maggiori consensi.

Nella mitologia greca la sfinge è nota per il ruolo, nefasto, avuto nella saga Tebana (Esiodo, Theog., 326). Nell’ultima elaborazione del mito (Apollod. III, 5,8, 52-55), la sfinge, corpo di leone, ali di aquila e volto di donna, a guardia della strada per Tebe, uccide coloro che non riescono a risolvere l’enigma da Lei proposto. Il racconto si conclude con la soluzione dell’enigma da parte di Edipo e la morte della sfinge.

Nel mondo etrusco la sfinge alata è ampiamente diffusa fin dal VII secolo a.C. e l’iconografia è quella di un essere ibrido in cui coesistono la natura umana e la natura felina.

Artisti fenici, greci e etruschi raffigurano la sfinge sui preziosi oggetti del corredo delle grandi tombe principesche dell’Etruria, che esaltano in questo modo la valenza della sfinge come animale “sacro”, rappresentato per celebrare la virtus del principe, in quanto l’antagonista più eccellente.

La sfinge partecipa della natura terrena e di quella ultraterrena, consentendo all’anima dei defunti il passaggio nell’Aldilà.

Fonte testo: parziale rielaborazione dei testi della mostra a cura della Dott.ssa Paola Quaranta

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

Submit a comment

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...