POGGIO ROTA: LA STONEHENGE ITALIANA

dal canale youtube ARCHEOTIME [un nuovo video di archeologia ogni MARTEDÌ]

In Toscana, a pochi chilometri da Pitigliano, in una località chiamata Poggio Rota, nel 2004 sono stati individuati dei megaliti. L’autore della scoperta è stato Giovanni Feo, scrittore ed esperto di civiltà etrusca. Come racconta Feo, l’impressione era che non si trattasse di strutture di epoca etrusca ma di qualcosa di più antico, di qualcosa di analogo ai circoli megalitici come quelli più famosi di Stonehenge.

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Giovanni Feo presso il sito megalitico di Poggio Rota (GR), un osservatorio astronomico del 2300 a.C.
(copyright Luca Storri http://www.lucastorri.it/
Luca Storri – Fotografo
https://www.facebook.com/lucastorrifotografo/ )

UNA STRUTTURA SACRA PER OSSERVAZIONI ASTRONOMICHE

Si ritiene che il complesso dei megaliti di Poggio Rota sia stata una struttura sacra utilizzata per osservazioni astronomiche, realizzata verso la metà del III millennio a.C. dalla “cultura” detta di Rinaldone (4000-2000 a.C.). Nel 2009 è stata effettuata una campagna di rilevamento e ricognizione di superficie archeologica, condotta dall’archeologa Nuccia Catacchio Negroni, dell’Università degli Studi di Milano; il sito è stato studiato da esperti di archeoastronomia: Adriano Gaspani (Osservatorio di Brera, MI), François Radureau e Antomari Ottavi (Ass. A.R.C.A.), Luigi Torlai, Enrico Calzolari (paleoastronomo). Questo di Poggio Rota è l’unico monumento esistente del genere in Italia. Ce n’è un altro in Valle d’Aosta (il Cromlech del Piccolo San Bernardo) che però è completamente crollato.

Sarebbe quindi importantissimo mettere Poggio Rota in sicurezza per preservarne l’integrità, perché tra l’altro anche le piante che crescono tra le pietre con le radici spaccano il tufo, che è una pietra estremamente fragile.

PIETRE CON UNA DIREZIONALITÀ’

Le pietre hanno una loro direzionalità verso il sole e verso le montagne circostanti. I megaliti sono in posizione elevata su di un piccolo poggio e sotto c’è la vallata.

L’epoca in base all’osservazione fatta dai paleoastronomi è quella della civiltà di Rinaldone in particolare nel periodo tra il 2500 e il 2300 a.C.

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il circolo interno di pietre di Poggio Rota.
(copyright Francesca Pontani)

UN “TEMPIO” MEGALITICO

L’orientazione spaziale, le nicchie, le cavità, gli stretti passaggi a corridoio, rivelano l’esistenza di un “tempio” megalitico dove si officiava il culto e, al tempo stesso, si osservava il moto degli astri.

UNA CONNESSIONE COSMICA TRA LE PIETRE, IL SOLE, LA TERRA E IL CIELO

La principale funzione del cerchio di megaliti fu di creare una connessione tra le grandi pietre e il sole, tra la terra e il cielo. Dalle sacre nozze tra l’alto e il basso si produceva lo scorrimento dell’energia primordiale, il sacer, l’energia primordiale che penetra e permea tutte le cose.

E’ in questo modo che si attua la visione del mondo divino e umano; due mondi collegati tra loro intimamente, secondo un principio di partecipazione mistica. Cielo e terra, realtà soprannaturale e realtà naturale, macrocosmo e microcosmo si corrispondono con palesi e segreti richiami dentro un preordinato sistema unitario, nel quale l’orientamento e la divisione dello spazio assumono un’importanza fondamentale (molto più tardi troviamo questa concezione nel cosiddetto fegato di Piacenza di epoca etrusca e la partizione del cielo, con i suoi divini abitatori. Lo spazio “sacro”, orientato e suddiviso, risponde ad un concetto che in latino si esprime con la parola templum).

Una sacralità senza tempo che permea ancora questi luoghi, posizionati su un pianoro esposto a tutti i venti e dal quale si possono osservare le maggiori vette dell’Etruria: il monte di Canino (o di Vulci), l’Amiata e il monte Labbro, Monte Becco e il Voltone, Poggio Buco e la rupe di Cellena.

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la “vaschetta” di Poggio Rota.
(copyright Francesca Pontani)

IL SOLSTIZIO D’INVERNO (21 DICEMBRE)

Nel sito di Poggio Rota esiste una linea diretta verso il tramonto del Sole nel giorno del solstizio d’inverno (21 dicembre) ma anche un allineamento verso il nord astronomico: tutti elementi che fanno considerare Poggio Rota un osservatorio solare. Però allo stesso tempo la contemporanea presenza di un allineamento stellare connesso con il tramonto della stella Sirio portano a dire che non solo Poggio Rota fu un osservatorio solare, ma la presenza di una linea stellare lo classifica come un luogo di osservazione astronomica in generale (riferimenti ai solstizi, alla luna, a Sirio, al Nord). Infatti il tramonto della brillante stella Sirio nel III millennio a.C. andava a tramontare molto vicino al punto di tramonto del Sole solstiziale invernale.

Nell’antichità il solstizio d’inverno era caratterizzato dalle feste dedicate alla divinità solare. La celebrazione del solstizio era diffusa in tutta Europa perché era collegata alla celebrazione della rinascita del Sole e della Madre Terra che, con i primi tiepidi raggi del sole, si preparava alla semina in primavera, così da avere il raccolto prima dell’inizio della stagione invernale successiva. La celebrazione delle feste e dei riti propiziatori solstiziali che cercavano di favorire la rinascita del Sole si basavano sulle conoscenze astronomiche della classe sacerdotale, attraverso le quali erano in grado di predire con anticipo la data del fenomeno e nel giorno giusto darne ufficialmente conferma: ecco quindi la necessità di stabilire degli allineamenti utili a identificare con sicurezza temporale la data del solstizio.

IL MONOLITE 1

A Poggio Rota questo fu possibile grazie alle osservazioni del tramonto del Sole attraverso la fenditura praticata nel monolite 1 che permetteva quindi di osservare il disco solare sparire dietro il profilo dell’orizzonte naturale costituito dal monte.

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la fessura a forma di “V” del monolite 1.
(copyright Francesca Pontani)
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il taglio a “V” del monolite 1 che inquadra il tramonto del Sole il 21 dicembre e il tramonto della stella Sirio.
(copyright A.Gaspani, da http://www.tages.eu/speciale-poggio-rota/)

IL SOLSTIZIO D’ESTATE (21 GIUGNO)

Ma anche il giorno del solstizio d’estate rivestiva grande importanza per chi edificò Poggio Rota: infatti ponendoci al centro della struttura, c’è un megalite appuntito che guarda verso nord-ovest. Il 21 giugno, data del solstizio d’estate, al momento del tramonto il sole scende esattamente perpendicolarmente sul megalite a punta, per un attimo si posa sulla cima della pietra, poi scende dietro di questo e, infine, tramonta oltre la sella tra le due vette montane all’orizzonte.

LA STELLA THUBAN

Probabilmente il sito venne scelto per la sua speciale posizione rispetto al Monte Amiata. Infatti, sulla “sella” fra le due vette del monte, nel III millennio a.C. era posizionata la stella Thuban, la stella alpha della costellazione del Drago, che circa 2700 anni fa corrispondeva al polo nord celeste, e che quindi all’epoca era considerata la Stella Polare.

10 PIETRE

Tutto l’insieme è composto da 10 pietre separate da stretti passaggi attraverso i quali i raggi del sole potevano passare in determinati momenti dell’anno, e ogni megalite venne orientato verso una corrispondente montagna visibile all’orizzonte.

5 pietre sono alte circa 3 metri, le altre, in posizione esterna rispetto al cerchio, sono alte circa la metà. Ogni monolite è separato dall’altro da una fenditura verticale, attraverso la quale si ha una visuale della vallata sottostante, del fiume e dei monti all’orizzonte.

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schizzo della planimetria del sito di Poggio Rota.
dal sito http://www.tages.eu/speciale-poggio-rota

LA PIETRA n. 8

In particolare la pietra n.8 è lavorata con dei tagli che si pensa siano dei sestanti: cioè una pietra che funzionava con il principio della meridiana, cioè con l’ombra proiettata sulla superficie.

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in primo piano sulla destra la cosiddetta pietra n.8.
(copyright Francesca Pontani)

LA PIETRA n.7

Un’altra pietra lavorata è la cosiddetta “vaschetta” n.7 che si pensa abbia avuto almeno due funzioni: per le ritualità che qui venivano svolte, ma anche per osservarvi la luna e gli astri di notte: nell’oscurità che avvolgeva il sito, le stelle e i pianeti si riflettevano sulla superficie immobile di questo piccolo specchio d’acqua.

NICCHIE, CAVITÀ’, FORI

Nicchie, cavità e fori scolpiti (circolari e ellittici) sono un altro elemento molto interessante che caratterizza i monoliti di Poggio Rota, lungo la superficie di quasi tutte le pietre; la cui tipologia è, inoltre, simile a quella di altri monumenti di altre civiltà megalitiche.

Il grembo femminile: è questo il simbolismo di queste piccole cavità ad uso cultuale, quindi uno dei più diffusi archetipi raffigurati dall’uomo nel corso di tutta la storia antica.

Pietre che dovevano raccogliere liquidi che poi sarebbero stati utilizzati per pratiche sacrificali o di purificazione. Forse utilizzati per ricevere la pioggia o, meglio, la rugiada del mattino e della sera per esserne bagnati.

I megaliti ricoperti di fori e coppelle assolvevano finalità magico-rituali: tramite essi veniva catalizzata l’energia sacra attraverso la manipolazione degli elementi naturali. Ritualità che comportavano l’utilizzo dei 4 elementi: la terra (attraverso i monoliti), l’acqua (la pioggia o la rugiada), il fuoco (l’orientamento del Sole) e l’aria (i venti che attraversano la vallata circostante).

E’ in questo contesto che le coppelle fungevano da uteri generativi dove il contatto con gli elementi naturali generava il sacer, cioè quella forza primordiale generatrice e creatrice che permea e penetra ogni cosa.

AIUTARE A FAR RINASCERE IL SOLE

Una motivazione psicologica spiegherebbe l’interesse degli antichi per l’osservazione del sole e degli astri (questo secondo alcuni studiosi moderni): la paura che il sole, per qualsiasi motivo sconosciuto, non potesse più risorgere, avrebbe spinto gli uomini a sviluppare un’attività di culto che aiutasse l’astro a rinascere. Osservando il fatto che se anche il sole, la luna e le stelle apparivano e scomparivano, cioè “morivano”, però sempre immancabilmente, alla fine, rinascevano, li portò a concludere che questo potesse avvenire anche per gli uomini. Da qui la scoperta del mistero più grande: il mistero della rinascita.

Il desiderio di conoscere la via dell’ovest, lì dove il sole scompariva, lì dove si espande il grande mistero dell’esistenza, il ciclico alternarsi della vita, della morte e della rinascita: questo fu l’impulso che spinse l’uomo a costruire i cerchi di pietre, i monoliti allineati, i templi rivolti verso i solstizi.

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A Poggio Rota, nel giorno del solstizio d’inverno, la fenditura praticata nel monolite 1 permetteva di osservare il disco solare sparire dietro il profilo dell’orizzonte naturale costituito dal monte.
(copyright Francesca Pontani)

POGGIO ROTA: UN POSTO SPECIALE

Intorno al 2500-2300 a.C. decisero di realizzare un “tempio” astronomico e iniziarono la ricerca di un luogo adatto al loro progetto, un posto speciale.

Un posto qualsiasi non era quello che cercavano, ma un luogo speciale, da dove loro avrebbero potuto vedere in cielo un “segno” celeste: una forma a mezzaluna rovesciata e nel centro la stella polare. Il loro concreto punto di riferimento, verso dove guardare, era il monte più alto di tutta la regione, il monte Amiata (1734 m).

Nitida sull’orizzonte settentrionale, si staglia la sua inconfondibile vetta, come una luna rovesciata, formata dalle sue due gobbe: è così che il posto “speciale” fu trovato dai sacerdoti-astronomi sulla sommità di un colle, davanti al fiume Fiora, Poggio Rota. Lì, sopra un ampio masso di tufo videro il “segno” all’orizzonte lontano: la sella del monte Amiata, con sopra la stella polare che, all’epoca, era la stella alpha, la più luminosa della costellazione del Drago, la stella Thuban. La stella polare è fondamentale per osservare il cielo e il movimento degli astri, perché la sua posizione, che resta inalterata per millenni, indica la direzione nord, permettendo all’osservatore di determinare le quattro direzioni spaziali e quindi di poter segnare lo scorrere del tempo e delle stagioni.

Poggio Rota fu quindi scelto dai sacerdoti della cultura del Rinaldone perché da lì era visibile il “segno” che loro cercavano, la sella montana con la stella polare inquadrata all’interno.

Dall’accurata ricerca pubblicata da Vincent Scully sappiamo che anche i templi ellenici venivano edificati seguendo un preciso orientamento. 

In particolare, l’autore ha dimostrato che, nella maggior parte dei casi, i templi furono orientati in direzione di un monte o della sella tra due cime montane; il sole, nelle date prestabilite, andava a calare o a sorgere esattamente nel punto prescelto. Il monte, o il dosso tra due cime, era il marcatore, cioè il punto sull’orizzonte dove si può osservare, in certe date, il sorgere o il tramontare del sole.

Così scrive il prof. Scully riguardo alle montagne utilizzate anticamente come marcatori del moto solare: “La montagna deve avere caratteristiche di grande forza scultorea, come versanti tondeggianti, profonde gole, o anche un massiccio conico o piramidale, doppi picchi o una marcata conca. Queste forme creano un profilo che essenzialmente è quello di un paio di corna, ma talvolta può anche suggerire delle braccia levate o delle ali, la fenditura femminile o anche, i seni… tutti elementi paesaggistici che rimandano all’organo femminile della Dea, in età paleolitica e neolitica”.

I templi di età classica erano orientati quindi verso quelle che un tempo erano “templi” naturali, le montagne sacre, il cui culto deve risalire alle epoche preistoriche.

La centralità del monte Amiata è determinata sia dall’essere il più alto monte dell’area, sia per essere, fin dall’età del rame (Poggio Rota è orientato verso l’Amiata), una montagna sacra, partecipe del culto astrale. La sacralità dell’Amiata è rifiorita quando, nell’Ottocento, sulla vetta del contiguo monte Labbro fu fondata dal profeta Davide Lazzaretti la comunità “Giurisdavidica”. Inoltre da alcuni decenni, il monte è sede di un importante centro tibetano: nella religione tibetana le montagne sono parte centrale della geografia sacra e sono chiamate le “Guardie”, ovvero i protettori, del territorio.

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UN SIMBOLISMO COSMICO TRA MACROCOSMO E MICROCOSMO

Forte e prorompente è quindi il simbolismo cosmico che lega tra di loro le pietre di Poggio Rota con l’ambiente circostante: la sella tra le due cime montane, a forma di mezzaluna, riceve la discesa del sole nel momento del suo tramonto, oppure lo fa sorgere all’alba, quasi nascesse dalla terra stessa.

La forma a mezzaluna si ricollega alla fertilità femminile: il sole, entrando e uscendo da quell’utero terrestre, compie l’archetipa “congiunzione degli opposti”. E’ questo il retroterra simbolico connesso al cerchio di pietre, costruito per osservare il moto del sole, ma anche per celebrare, nelle date solstiziali, l’unione nuziale tra Terra e Cielo.

Nel suo lavoro sull’architettura sacra degli antichi Greci, V.Scully sottolinea come il più noto tempio del dio Apollo, nel sito oracolare di Delfi, venne eretto tenendo conto di un allineamento ben visibile. Infatti l’edificio è orientato in direzione di una scoscesa sella del Monte Parnaso, consacrato al dio solare. Similmente, a Poggio Rota il sole nel giorno del solstizio estivo va a calare nella sella di un monte. Il modello è identico qui come a Delfi; ciò non sta a significare che fu lo stesso popolo a edificare i due templi ma che, in un’epoca remota, un medesimo modello di architettura sacra era diffuso presso diverse civiltà del Mediterraneo.

SCIENZA SACRA, ARMONIA TRA SACER, UOMO E NATURA

Quindi tutti tasselli che ci parlano dell’esistenza di una scienza sacra, una scienza basata sul potere dei luoghi e degli elementi naturali, che convivono armoniosamente tra di loro, manipolati dai sacerdoti-astronomi in grado di creare coesione, compartecipazione e penetrazione tra il macrocosmo e il microcosmo.

Macrocosmo e microcosmo che si corrispondono con palesi e segreti richiami dentro un preordinato sistema unitario, nel quale l’orientamento e la divisione dello spazio assumono un’importanza fondamentale nella scienza del sacer.

Una scienza del sacer che troviamo ancora più accentuata e sviluppata in età etrusca. Vicino al cerchio di Poggio Rota è individuabile una via cava; il percorso discende verso la valle e arriva presso un’area dove era presente una necropoli villanoviana.

FONTI da cui ho attinto per il MIO POST

 

il video della mia relazione L’UOMO E LE STELLE NELLA PREISTORIA (canale youtube ARCHEOTIME)

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

5 comments

  • Non sono un esperto e la mia è pura curiosità, senza un pizzico di provocazione. Come potete essere sicuri che non siano rocce casualmente disposte in questo modo suggestivo (come lo sono molti altri complessi di rocce in montagna)? Ci sono evidenti segni di lavorazione o di trasporto (mi riferisco alle nicchie: come si fa a dire che non sono naturali)? Mi sembra che l’argomentazione secondo la quale le fenditure puntassero verso le direzioni del tramonto del sole e sirio al solstizio d’inverno e la punta di un altra roccia puntasse verso il tramonto del sole al solstizio d’estate, da sola sia molto debole, e che sfoci nella possibile coincidenza.
    Grazie dell’eventuale risposta.

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    • La disposizione delle pietre non è casuale ed è semplicemente sufficiente visitare il sito per accorgersi di questo. poi ci sono alcune pietre intenzionalmente lavorate come la pietra n.8 squadrata con dei “tagli” sulla superficie che fanno ritenere fosse stata usata come meridiana; la pietra n.7 (la cosiddetta vaschetta) e soprattutto la pietra n.1 che “inquadra” perfettamente una porzione del paesaggio che ha di fronte. queste interpretazioni si basano anche su altri siti “simili” che hanno elementi comuni. inoltre c’è stato lo studio degli archeoastronomi che hanno verificato nel dettaglio l’orientamento di queste pietre.

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      • Grazie della risposta. Non ho visitato il sito ma grazie al video con la Go Pro pensavo di essermene fatto un’idea. Evidentemente dal vivo fa un altro effetto!

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