SOGNI DEL RÜTRAFE. ORNAMENTI MAPUCHE IN ARGENTO

il video della mostra dal canale youtube ARCHEOTIME

Inkaupuiñ tañí mapu meu;

tañí admapu fey pi kom kiñe meu muten deumaley pu  mawida, pu leufu, pu wanglen, pu che, pu kura ka pu genemapun. Kom mapu  ley newen meu.

Kom mapu niey moñen.

La madre terra deve essere difesa dai suoi figli, noi Mapuche siamo i figli della terra, questo l’hanno compreso i nostri antenati perché tutto è fatto della stessa materia:

le montagne, i fiumi, le stelle,

le persone, le pietre e il grande spirito.

LA MOSTRA: SOGNI DEL RÜTRAFE. ORNAMENTI MAPUCHE IN ARGENTO

La mostra attualmente in corso al Museo Etnografico Preistorico “L. Pigorini” di Roma “Sogni del Rütrafe. Ornamenti Mapuche in argento” è uno splendido allestimento che ci racconta la cosmovisione e il pensiero del popolo Mapuche (fino al 31 luglio 2015).

Un viaggio attraverso i modelli, le forme e la visione cosmologica di questo popolo dell’America Latina che in parte risulta influenzata anche dalla cultura Inca e dalla cultura spagnola.

I monili d’argento esposti non sono semplici gioielli indossati per gusto estetico dalle donne Mapuche ma costituiscono il corredo che veniva indossato perché in se stesso raffigurava la concezione dei Mapuche sul senso e il significato del loro essere su questa terra: una Madre Terra che va sempre rispettata e onorata in un continuo rapporto di perfetto equilibrio ed armonia.

Da qui la raffigurazione della circolarità dei fenomeni naturali come la vita umana e le stagioni. Una circolarità dei fenomeni naturali e delle stagioni che assumono un significato particolare nell’ambito della connessione simbolica tra il mondo Superiore (quello abitato dagli dei) e il mondo Inferiore (quello abitato da noi uomini).

L’argenteria mapuche è un’arte trascendente perché i suoi ornamenti, con la loro estetica e la loro iconografia, ci mostrano l’universo simbolico di una popolazione e ci spiegano il percorso e il desiderio del popolo Mapuche: essere e stare nel mondo, in questo nostro mondo.

La collezione, dell’Università Cattolica di Temuco (Cile), composta soprattutto di oggetti del corredo femminile, ci mostra i delicati tratteggi di un immaginario culturale plasmato nelle forme e nelle grafie di ciascuno degli oggetti lavorati dai rütrafe (gli argentieri).

Il progetto della mostra nasce dalla collaborazione tra l’Università Cattolica di Temuco e l’Università della Frontiera (regione La Araucanía), unite nell’intento di recuperare la memoria dei popoli originari e di promuovere (proprio grazie a questi oggetti testimoni dei saperi e delle tradizioni di un popolo) la conservazione e la divulgazione patrimoniale.

IL RÜTRAFE

“(…) Se i gioiellieri volevano creare il modello di un ciondolo, lasciavano impresse sulla sabbia le due facce del modello per poi rimuoverlo. Si praticava anche un foro per poter riunire le due facce. Veniva poi versato argento fuso attraverso l’orifizio e, una volta raffreddato, si rimuovevano le parti del modello e appariva l’argento ormai solidificato della stessa forma del modello di ciondolo.Veniva poi rifinito con lima e martello sull’incudine” (1930).

L’argentiere mapuche, o rütrafe, è un creatore. Il suo mestiere si formò sotto la guida dei lignaggi familiari mapuche e dei loro longko (capi delle comunità). A essi forniva i suoi servizi in cambio di monete d’argento, nella stessa quantità degli ornamenti richiesti.

A partire dal XVIII secolo i rütrafe sono considerati uomini di potere e di prestigio, maestri artigiani che nei loro disegni erano capaci di plasmare la cosmovisione di un popolo. Ogni ornamento, quindi, è depositario di una conoscenza, di una sapienza che forgia nella lamina del metallo l’iconografia di un immaginario che trascende le mani del proprio creatore nel trasformarsi in simbolo, la rappresentazione materiale di un modo di essere e di stare nel mondo.

Gli argenti dei Mapuche sono la Memoria del suo popolo, un popolo la cui cultura è tanto ricca ma poco conosciuta, anche nello stesso Cile.

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ICONOGRAFIA DI UN ORNAMENTO

Il prenteor akucha, ornamento pettorale femminile, presenta due uccelli, posti uno di fronte all’altro, nell’atto di osservarsi. Sono i “condor del sole”, fondatori della nazione mapuche, che abitano nel mondo superiore. Da questo cielo discendono tre catene, che sono i vincoli vitali e trascendenti con il mondo inferiore, rappresentato dalla Terra Madre, da cui nascono uomini e donne per popolare il mondo. Da questa lamina pendono suonando i pün pün, anime e spiriti dei lignaggi mapuche, una genealogia a cui si deve l’esistenza delle attuali generazioni.

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Il Prenteor akucha. (copyright Francesca Pontani)

LA DUALITÀ’ E LA CIRCOLARITÀ’ NELL’OREFICERIA MAPUCHE 

I Mapuche applicarono il principio di Chumley ta Wenu Mapu Ka Feley ta Nag-Mapu, “come è in alto così è in basso”, a tutti i livelli della loro cultura. Dapprima, alla struttura territoriale e alla divisione amministrativa del Wall-Mapu (territorio mapuche), specialmente attraverso il senso del Meli-Witxan-Mapu (incontro delle 4 parti della terra).

Ma è soprattutto nei tessuti e nell’argenteria che questi principi si manifestano ancora più fortemente in ognuno dei disegni e delle ideografie che testimoniano una particolare forma di essere e di concepire l’universo, in ogni momento della vita mapuche.

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la circolarità espressa dall’argenteria Mapuche.
(copyright Francesca Pontani)

ONORE, PRESTIGIO e SACRALITÀ’: IL SENSO DELL’ORNAMENTO

Il significato degli ornamenti d’argento nel mondo mapuche raggiunse il suo massimo sviluppo nella società di frontiera del XIX secolo. Il pregiato metallo è presente nell’elaborazione di ornamenti sia femminili che maschili, bardature equestri e utensili domestici. Il loro valore trascendeva quello dell’argento utilizzato poiché risiedeva nella capacità simbolica dell’ornamento: la forza della distinzione.

Era usuale che i longko abbigliassero le loro donne con sfarzosi ornamenti d’argento. Così dimostravano la loro importanza, il potere e la ricchezza, sia individuale che dei loro lignaggi. Esibire questi ornamenti denotava prestigio, uno status speciale all’interno della struttura sociale del loro gruppo.

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il corredo femminile di monili d’argento Mapuche.
(copyright Francesca Pontani)

Un profondo universo simbolico che vincola la sfera dell’umano con quello che lo trascende è ciò che si nasconde dietro i disegni e le norme di uso degli ornamenti femminili. Il trarilongko, il trapelakucha e la spilla di tre catene akucha non sono solamente monili ma rappresentano anche il vincolo, per chi li usa, con il mondo del sacro: questi sono gli ornamenti per entrare nel Nguillatun.

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Sogni del Rutrafe. Ornamenti Mapuche in argento.

Nel coprire la fronte e il petto essi compiono la loro funzione protettiva, allontanando le forze maligne che minacciano la testa e il cuore. I loro disegni evocano il mondo naturale, la flora e la fauna del Wallmapu (ritratta nelle lamine d’argento) e ci sussurrano antiche conoscenze legate alla fecondità e alla cura.

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Nel coprire la fronte e il petto essi compiono la loro funzione protettiva, allontanando le forze maligne che minacciano la testa e il cuore.

OGGETTI DELL’UNIVERSO PER POPOLARE IL MONDO FEMMINILE

La donna mapuche esibisce con orgoglio i bei gioielli che adornano il suo andare e il suono dell’argento annuncia i suoi passi protetti dalle forze della natura mentre denota il suo luogo nel mondo e lo status del suo lignaggio.

Così il monile non è solo un gioiello, è estetica dotata di senso: un ornamento che si fonde in modo imperituro con il corpo femminile che lo porta perché in questa relazione si articolano forze telluriche svelate e conosciute solo nel linguaggio delle donne.

In tal modo, l’argento le accompagnerà dalla loro nascita fino alla soglia dell’altra vita, dando significato ad ogni momento della loro esistenza, trascendendo a volte l’individualità del vincolo con una nipote erede, colei che dovrà passare, come sua nonna e sua madre, per il Katan Kawiñ, il rituale della perforazione dei lobi delle orecchie. Solo così potrà essere una degna portatrice degli ornamenti, una “signora dell’argento”.

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MA CHI SONO I MAPUCHE? (questa parte e la citazione iniziale sono prese dal blog: Storie dell’altro mondo)

I FIGLI DELLA TERRA: Mapuche significa letteralmente figli della terra, ed è il nome del popolo originario che occupa il centro-sud dell’Argentina e del Cile e che ancora oggi lotta per difenderla. I mapuche hanno una lingua il mapudungun, una filosofia e una spiritualità proprie. La terra è intesa come nazione Mapuche, la Wallmapu, che si estende in Argentina e Cile approssimativamente da Santiago-Buenos Aires a Nord, fino alla provincia del Chubut in Argentina e all’arcipelago Chiloé in Cile, a Sud. Ma non solo.

L’UOMO UNO DEGLI ELEMENTI DEL COSMO: Per la millenaria filosofia Mapuche l’uomo non è nient’altro che uno degli elementi del cosmo, che deve rispettare e di cui non deve alterare l’equilibrio. Per questo motivo, i Mapuche lottano oggi per difendere la natura dalla contaminazione inferta dall’uomo con l’estrazione selvaggia, molto frequente in questa parte del pianeta.

INDIPENDENTI FINO AL XIX SECOLO: I Mapuche sono l’unico popolo originario a non essere stato conquistato e sottomesso dagli spagnoli 500 anni fa. Sono rimasti indipendenti fino alla fine del XIX secolo. Questo è dipeso dall’abilità e dalla determinazione di questo popolo, oltre che dall’assenza di un’organizzazione politica statale-verticistica, come nel caso degli Inca o degli Aztechi. Ai conquistatori non bastava sottomettere un sovrano o un’oligarchia, ma avevano a che fare con innumerevoli comunità autonome, Lofches, pronte a difendere la terra a costo della propria vita, che hanno dato filo da torcere agli spagnoli per 300 anni.

DEMOCRAZIA DIRETTA: Si tratta di comunità agricole, con un lonko, la guida, un machi, di solito una machi a dire il vero, la sciamana, e dei weichafe, i guerrieri. Tradizionalmente, nelle comunità mapuche le decisioni sono prese in forma collettiva, tutti hanno diritto di parola e ogni opinione ha lo stesso valore. Una sorta di democrazia diretta, orizzontale e diffusa in un popolo in cui non era presente il concetto di schiavitù, di proprietà privata e in cui non era concepibile l’dea di una dominazione straniera. Sono quindi lo stato argentino e lo stato cileno ad assoggettare questa popolazione a partire dalla fine del 1800.  Oggi i Mapuche sono più di un milione e mezzo, il loro diritto alla autodeterminazione è stato loro negato, mentre il loro territorio, cultura, lingua, religiosità e ambiente sono costantemente minacciati.

PER APPROFONDIRE

http://storiedellaltromondo.com/chisonoquestimapuche/

http://www.mapuche.altervista.org/article/introduzione_problema_mapuche/introduzione_problema_mapuche.htm

http://ecomapuche.com/ecomapuche/index.php?option=com_content&view=article&id=47:il-popolo-mapuche&catid=35:popolo-mapuche&Itemid=27

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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