LA TAVOLETTA ENIGMATICA DEL MUSEO DELLA PREISTORIA DI VALENTANO

PREMESSA: Il Museo della Preistoria della Tuscia di Valentano

Sabato 14 marzo avevo deciso di andare a rivedere (dopo almeno 2 anni) il Museo della Preistoria di Valentano: uno dei pochissimi musei estremamente curato, accogliente, didattico e con i pannelli in italiano e inglese!

Un Museo davvero affascinante nella sua parte Preistorica e ricca di interessanti reperti la sezione della Ceramica Medievale. Purtroppo, però, mi ricordavo un orario diverso: siamo arrivati alle 16.40 e la chiusura era alle 17.00. Un po’ delusa stavamo per andare via quando ci ha raggiunti la custode dicendo che non c’era alcun problema: se volevamo entrare loro potevano chiudere anche dopo 30 minuti dall’orario. Inoltre per quel pomeriggio era in programma il workshop su “I colori della preistoria” per cui, se volevamo, l’archeologa ci avrebbe volentieri fatto la visita guidata. Ho così scoperto il nuovissimo allestimento nuovo di zecca sull’archeologia sperimentale: davvero un gioiello e fiore all’occhiello in tutto il territorio (da visitare assolutamente!!!) ma soprattutto ho scoperto l’esistenza di un reperto che non avevo mai visto e sentito (non si può sapere tutto nella vita): LA TAVOLETTA ENIGMATICA DELLA CALDERA DI LATERA (il post fa parte della serie UN OGGETTO IN UN DETTAGLIO).

E’ così che un pomeriggio dentro il museo che sembrava sfumato via si è trasformato in un’ora estremamente interessante e piacevole per l’accoglienza, la gentilezza e la professionalità di tutte le persone che lavorano tra le sale del museo: la custode e gli archeologi che con tanto amore per questa nostra professione si dedicano alle attività di divulgazione e valorizzazione.

Per questo invito tutti a partecipare ai prossimi eventi in programma:

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LA TAVOLETTA ENIGMATICA= UN CODICE IN COMUNE

Quattromila anni fa, in piena Età del Bronzo, le popolazioni dell’Italia centro-settentrionale e quelle di una vasta area dell’Europa centro-orientale avevano un codice in comune che era impresso su dei piccoli manufatti in terracotta. Ne sono stati ritrovati circa 300 ma il loro significato e la loro funzione sono ancora sconosciuti, tanto da renderli noti tra gli studiosi come “tavolette enigmatiche”.

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la distribuzione geografica delle “tavolette enigmatiche”.
Dal Museo della Preistoria di Valentano

TANTE IPOTESI

“Assegni” o “cambiali” utilizzati nei commerci preistorici, talismani, elementi inseriti in qualche sistema di registrazione, oggetti dal significato rituale: sono tante e diverse le ipotesi sulla funzione di queste tavolette ricoperte di segni di vario genere, come righe, cerchi, punti o croci. Quello che è certo è che erano usate come supporto non deperibile per conservare informazioni e che erano conosciute tra comunità lontane e diverse, unite solo dai frequenti contatti e scambi di carattere commerciale: le troviamo in Germania, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, ma soprattutto Italia settentrionale. Le “tavolette enigmatiche” sono dette anche “Brotlaibidole” (in tedesco “idoli a forma di pagnotta”).

BANCA DATI DIGITALE

Per svelare il significato delle misteriose “Brotlaibidole”, è stato creato un catalogo sul sito internet www.tavoletteenigmatiche.it , sul quale vengono aggiornati e inseriti tutti i dati disponibili. Non solo, le pagine web sono anche utilizzate per raccogliere informazioni dai privati: c’è infatti anche la possibilità di compilare una scheda di segnalazione, anche in forma anonima.

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le “tavolette enigmatiche” esposte al Museo della Preistoria di Valentano (Vt).
(copyright Francesca Pontani)

UNA PRE-SCRITTURA?

Forse è ancora presto per riuscire a comprendere questa forma di pre-scrittura, ma la direzione verso cui si stanno orientando gli studi è proprio quella di considerarla una forma di scrittura: e questo è un punto di partenza già importante. Diffuse tra il 2100 e il 1400 a.C., queste tavolette “all’improvviso” scompaiono con l’Età del Bronzo Recente, e forse non a caso: in quel periodo infatti si intensificarono i contatti con il Mediterraneo orientale e l’incontro con il sistema di segni codificato e consolidato della civiltà micenea potrebbe aver decretato la scomparsa del “misterioso” codice impresso sulle “tavolette enigmatiche”.

LE “TAVOLETTE ENIGMATICHE” DELL’ETÀ DEL BRONZO EUROPEA

La definizione “tavoletta enigmatica” è usata per indicare dei reperti archeologici di difficile interpretazione funzionale, che troviamo diffusi in tutta Europa: sono oggetti di terracotta, più raramente in pietra, di lunghezza compresa tra 3 e 12 cm circa, di forma soprattutto ellissoidale, ovoidale e rettangolare, ma sono noti anche esemplari trapezoidali o circolari. Il tratto unificante è la presenza di segni realizzati su una o su entrambe le facce: elementi geometrici come punti, coppelle o cerchi, quadrati, rettangoli, triangoli, scanalature, motivi cruciformi, rombi, spirali; a volte campiti da segni minori (punti, trattini, piccole coppelle) e variamente associati a determinare un ricco campionario di segni astratti, cui si aggiungono sulle tavolette Danubiane segni naturalistici a forma di fiore, prodotti utilizzando come stampo i frutti delle Malvacee.

In molti casi i segni si dispongono su righe parallele ma non mancano tavolette che presentano i segni distribuiti senza un ordine apparente.

In genere i segni sono impressi sulla pasta ancora molle mediante uno stampino: l’esecuzione sul supporto prima della cottura indica che il tipo, il numero e l’organizzazione dei segni sono stati ideati in modo unitario e non possono essere il risultato di interventi successivi.

Le “tavolette enigmatiche” sono un fenomeno europeo: sono state trovate dalla Corsica all’Italia centro-settentrionale alla Germania, e verso oriente raggiungono a nord la Polonia e a sud-est si distribuiscono lungo il corso del Danubio fino alla Romania. In alcune regioni i ritrovamenti sono particolarmente numerosi, come ad es. nel territorio della Slovacchia e della Repubblica Ceca. Ancora più ricche di ritrovamenti sono in Italia l’area padana: al di fuori di queste zone sono noti pochissimi esemplari, alcuni dei quali provengono anche dall’Italia centrale (Toscana, Umbria e Lazio). Quanto all’orizzonte cronologico gli ultimi sviluppi della ricerca archeologica tendono a collocare le Tavolette nel Bronzo Antico e nelle prime fasi del Bronzo Medio (2000-1300 a.C.).

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la “tavoletta enigmatica” trovata presso la caldera di Latera ed esposto nel Museo della Preistoria di Valentano.
(copyright Francesca Pontani)

LA “TAVOLETTA ENIGMATICA” DELLA CALDERA DI LATERA

La “tavoletta enigmatica” della caldera di Latera (unico esemplare del genere nel Lazio e fra i pochi noti per l’intera Italia centrale) è stata raccolta in località Vallone durante le ricerche di superficie condotte nel 1993-1994 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria Meridionale all’interno del comprensorio della caldera. Il sito, in parte già noto per le precedenti ricerche del Gruppo Archeologico Verentum, si trova a circa 3,2 km a nord-est dal paese di Valentano (Vt), in una zona piuttosto pianeggiante ai piedi di una collina.

La “tavoletta enigmatica” della caldera di Latera è di colore marrone chiaro, è lunga 4,2 cm, larga 2,8 cm., spessa 1,4 cm ca.

Sulla faccia più curva ci sono 4 righe leggermente oblique da destra a sinistra che presentano al centro un segno: nella prima riga una coppella, nelle altre tre un quadrato. Sulla faccia opposta, meno curva, 3 righe simili alle precedenti mostrano al centro, rispettivamente, la prima una coppella campita da un punto centrale su cerchio rilevato, la seconda e la terza un quadrato. Una coppella centrale si riconosce sull’apice della tavoletta.

Su un campione attuale di oltre 130 tavolette italiane, l’esemplare del Vallone è uno dei pochi reperti che presentano segni su entrambe le facce. Le sequenze e le sintassi sono uguali: in entrambi i casi la prima riga è occupata al centro da una coppella, le righe successive da un quadrato. L’associazione tra coppella e quadrato, attestata in altri siti, riveste comunque un particolare interesse dato che, in un lavoro recente sulle tavolette italiane, l’analisi della frequenza dei diversi segni ha evidenziato per il quadrato una percentuale piuttosto bassa, appena l’8%.

In base all’analisi stilistica, la tavoletta della caldera di Latera è stata assegnata ad un momento avanzato del Bronzo antico e a tale periodo riconduce anche il materiale ceramico di superficie rinvenuto associato ad essa. Questa attribuzione cronologica è stata indirettamente confermata anche dai risultati dello scavo svolto nel 2010 nel sito del Vallone, nell’area dove è stata raccolta la tavoletta: le forme dei reperti ceramici e le datazioni assolute ottenute sui campioni di carbone prelevati nello scavo rimandano, infatti, ad un momento finale del Bronzo Antico (1900-1700 a.C.).

COSA SIGNIFICAVANO LE TAVOLETTE?

Il fatto che molte tavolette provengano non da contesti archeologici ma da ricerche di superficie rende più difficile individuarne la funzione. Noti da più di un secolo, questi oggetti nel tempo sono stati interpretati  in modi diversi: molti autori hanno ipotizzato un valore cultuale, legato cioè alla sfera magico-religiosa, e in questa prospettiva le tavolette sono state considerate come idoli o talismani. Non è mancata una lettura più “pratica” come forme di fusione per filigrane d’oro o altro metallo, tesi però insostenibile perché tecnicamente inadeguate a tale scopo.

L’elemento che appare più significativo ai fini di una interpretazione è la presenza di segni astratti: ciò ha fatto pensare a marchi di proprietà. Una proposta è quella di riconoscervi una sorta di calendario oppure annotazioni contabili.

UN CODICE NOTO

In tempi recenti un’indagine tipologica molto accurata ha evidenziato che i simboli, ricorrenti, sono spesso combinati in sequenze e sintassi ripetute, rafforzate dalla presenza delle righe lungo le quali si distribuiscono i segni. In tal senso molto importante per la decifrazione del fenomeno è la presenza di segni uguali su tavolette rinvenute anche in siti lontani l’uno dall’altro: un esempio per tutti sono i cerchi concentrici molto simili sulla tavoletta Corsa di Monte Ortu, sulle tavolette trentine di Borgo Sacco e S.Mauro di Saline, su un esemplare dal sito veneto di Canar e infine su tavolette da Moncodogno in Istria, una distribuzione quindi che documenta la diffusione di un segno anche su lunghe distanze.

Ciò ha indotto ad ipotizzare l’esistenza di un codice noto, interpretabile con precisione da parte delle comunità antiche.

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le copie delle “tavolette enigmatiche” trovate in Italia centrale e Corsica esposte nel Museo della Preistoria di Valentano.
(copyright Francesca Pontani).

Quindi il fatto che oggetti sostanzialmente omogenei si trovino in regioni tanto lontane le une dalle altre sembra indicare che le tavolette “viaggiassero” coprendo anche lunghe distanze. In questo senso alcuni studiosi hanno ipotizzato che le tavolette facessero parte di un sistema di comunicazione in quanto segni di legittimazione di messaggi orali oppure per accompagnare beni di scambio, ed una volta esaurita tale funzione venissero spezzate. Due tavolette slovacche hanno infatti dato risultati di grande interesse: una, da Budmerice, presenta impasto uguale a quello di alcuni frammenti ceramici dallo stesso sito, l’altra, da Dvorniki-Posadka, risulta realizzata con materiale estraneo alle disponibilità locali e dunque potrebbe documentare proprio la provenienza da un’altra regione. Per quanto riguarda la tavoletta della Caldera di Latera, i risultati delle analisi chimico-fisiche sull’impasto argilloso inducono a ritenere che la tavoletta sia di produzione locale.

MA ANCHE DA CONTESTI ABITATIVI E SEPOLCRALI

Molte “tavolette enigmatiche” comunque provengono da contesti di abitato e

“in Europa centro-orientale sono attestati anche alcuni esemplari in contesti sepolcrali come quelli dalla necropoli a cremazione di Ostrovul Mare-Bivolarii in Romania (Sandor Chicideanu, 2002) e una dalla necropoli austriaca di Franzhausen (Neugebauer, Neugebauer, 1997), che è anche l’unica tavoletta proveniente direttamente da una sepoltura. Solo alcune tavolette europee provengono da contesti databili in maniera affidabile, mentre molte, come già riscontrato per l’Italia, sono state recuperate in raccolte di superficie o in scavi di vecchia data e forniscono solo indicazioni cronologiche generiche. Dal punto di vista cronologico i vari areali europei si differenziano tra loro. Mentre per l’Italia le tavolette sono attestate dal Bronzo Antico IB fino al Bronzo Medio IIB, nel gruppo carpatico il fenomeno sembra circoscritto alle fasi A2 e B1 della cronologia transalpina e la maggior parte dei reperti può essere riferita alla fase classica della cultura di Mad’arovce-Věteřov appartenente alla fase A2b. In Italia è attestata una maggiore varietà di segni e loro associazioni, e spesso due o più tipi di impressioni sono presenti sullo stesso oggetto”. (dalla tesi “Le tavolette enigmatiche dell’età del Bronzo: proposta di raggruppamento tipologico”, Stefania Carafa)

UN SISTEMA DI COMUNICAZIONE SOLO EUROPEO

“Riguardo al problema della loro cronologia è da sottolineare che la diffusione delle tavolette non sembra perdurare nel Bronzo recente quando, con il pieno “orizzonte di Peschiera”, l’Italia settentrionale entra nell’ambito dei collegamenti tra area europea e mondo mediterraneo (Piccoli, Zanini, 1999). Né se ne avrà traccia nelle fasi finali dell’età del Bronzo, quando perdurano gli scambi di ambra a lunga distanza e compaiono abitati chiaramente orientati verso diverse forme di artigianato specializzato, come Frattesina nell’area polesana.

Secondo A. Piccoli e A. Zanini (1999: 76) quindi, il quadro areale e cronologico di diffusione indica chiaramente che si trattava di un sistema, di qualsiasi natura esso fosse, utilizzabile solo in rapporto al mondo europeo o sulla base del suo universo di significati.

Quando fra la fase avanzata della media età del Bronzo e il Bronzo recente, l’asse degli scambi si spostò verso l’area egea e il Mediterraneo Orientale, questo sistema venne abbandonato, in seguito all’incontro con una struttura politica ed economica più avanzata come quella micenea, con un proprio sistema di segni codificato e consolidato, rappresentato dal sistema di scrittura della Lineare B”. (dalla tesi indicata sopra)

TOKENS EUROPEI?

“Gli autori propendono quindi per l’interpretazione funzionale dei manufatti, i quali costituirebbero una forma embrionale di registrazione, indizio immediato e diretto di un certo grado di articolazione e complessità sociale (Piccoli, Zanini, 1999: 75).

Le tavolette infatti conservano valenze significative che li rapportano alla categoria dei tokens, sistemi di annotazione e registrazione che precedettero la comparsa della scrittura in ambito Vicino-orientale fin dall’VIII millennio BC (Scmandt-Besserat, 1996)”. (dalla tesi indicata sopra)

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le “tavolette enigmatiche” esposte al Museo della Preistoria di Valentano (Vt).
(copyright Francesca Pontani)

Per Approfondire: “Le tavolette enigmatiche e la linguistica

SITO DI STUDIO DELLE “TAVOLETTE ENIGMATICHE”http://www.tavoletteenigmatiche.it/

SCHEDA ANALITICA della tavoletta della caldera di Latera

BIBLIOGRAFIA sulle “tavolette enigmatiche”

Pagina Facebook del Museo della Preistoria di Valentano

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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