IL CRATERE DI EUPHRONIOS NEL MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DI CERVETERI

dal canale Youtube ArcheoTime

il post fa parte della serie UN OGGETTO IN UN DETTAGLIO

LA CERAMICA ATTICA e GLI ETRUSCHI

La grande quantità di ceramica attica in Etruria, importata soprattutto nel corso del VI e nella prima metà del V secolo a.C., ci racconta dello stretto legame che deve esserci stato tra le botteghe ateniesi e la committenza occidentale, in particolare quella etrusca. Le forme vascolari predilette furono quelle utilizzate nell’ambito del simposio, un momento di aggregazione sociale-politica-culturale-religiosa delle raffinate élites greche, etrusche ed italiche.

E’ il modello greco, infatti, che in questo periodo si va imponendo come riferimento ideologico delle classi dominanti, capaci di comprendere il linguaggio delle immagini e della lingua greca, che spesso è utilizzata per individuare le figure degli dei e degli eroi sulle scene dipinte dei vasi.

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il cratere di Euphronios in mostra nel Museo Nazionale a Cerveteri.
(copyright Francesca Pontani)

CERVETERI

A Cerveteri la maggior parte dei rinvenimenti di ceramica attica proviene dalle Necropoli della Banditaccia, di Monte Abatone e di Greppe Sant’Angelo; ed è proprio da quest’ultima area di sepoltura che provengono due delle più famose opere di Euphronios come ceramografo: il cratere con la morte di Sarpedonte e il cratere con il mito di Heracles e Cicno. Mentre in area urbana, vicino la necropoli di Greppe San’Angelo, fu rinvenuta la kylix, questa volta però firmata da Euphronios come ceramista e dal suo allievo Onesimos come ceramografo.

IL TRAFFICO ILLECITO DI OPERE D’ARTE

L’esposizione a Cerveteri del Cratere di Euphronios segna un evento molto importante: il suo rientro in Italia 43 anni dopo esservi stato sottratto illegalmente da scavatori clandestini. Il cratere di Euphronios è diventato infatti il simbolo della lotta al traffico illecito di opere d’arte: il vaso proviene dal saccheggio di una tomba della necropoli di Greppe Sant’Angelo avvenuto nel 1971. Da qui in pochi giorni venne trasferito in Svizzera e quindi rivenduto al Metropolitan Museum di New York. Nel 2006 dopo lunghe vicissitudini giudiziarie e complessi negoziati con l’istituzione americana, l’eccezionale reperto è stato restituito all’Italia, dove è definitivamente ritornato nel gennaio 2008.

Il cratere in mostra rappresenta una delle pietre miliari della ceramica attica nello stile a figure rosse.

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il cratere di Euphronios a Cerveteri: Hypnos-il Sonno e Thanatos-la Morte sono colti nel momento di sollevare il corpo di Sarpedonte per spiccare il volo e portarlo lontano dal campo di battaglia.
(copyright Francesca Pontani)

IL CRATERE DI EUPRHONIOS A CERVETERI

Questo vaso è del 510 a.C.

La forma con largo labbro ci offre una visione ampia come quella di un quadro, che l’occhio può cogliere con uno sguardo. Sulla faccia A Thanatos-la Morte e Hypnos-il Sonno rimuovono il corpo di Sarpedonte dal campo di battaglia a Troia, assistiti da Hermes-Ermete che tiene il caduceo.

Come sempre sulle opere più ambiziose, c’è ricchezza di dettagli, ma i progressi tecnici essenziali possono essere visti nel trattamento dei corpi e del panneggio; in particolare l’uso del marrone chiaro per i dettagli più minuti, una soluzione di “vernice” diluita, utilizzata per la mano di colore e per le linee. Per contrasto la maggior parte dei tratti neri sono ora disegnati con una sottile linea a rilievo. Euphronios ama mostrare la sua abilità nella resa anatomica; qui il piede sinistro visto frontalmente dell’enorme corpo di Sarpedonte è un esempio dei suggestivi esperimenti dei “Pionieri” della ceramica a figure rosse relativi all’impostazione delle figure; sulla sinistra in basso vediamo uno scorcio, raro ma volutamente ricercato.

IL CRATERE DI EUPHRONIOS LATO A

Sul lato A del cratere è raffigurata la morte di Sarpedonte, l’eroe figlio di Zeus e Laodamia che è stato privato dagli Achei dell’armatura e viene sollevato dai gemelli Hypnos (Sonno) e Thanathos (Morte). Questi su ordine di Giove e con il tramite di Apollo, dovranno condurlo nella terra dei Lici, per seppellirlo; ma soltanto dopo che Apollo abbia provveduto a lavarlo nelle acque di un fiume, unto di ambrosia e rivestito di vesti divine:

ungilo d’ambrosia e vestigli veste immortale; e dallo da portare ai rapidi portatori, al Sonno e alla Morte, che velocemente lo deporranno nella grassa contrada licia, e là l’onoreranno i fratelli ed i compagni di tomba e stele; questo è l’onore dei morti” (Iliade XVI, 670-674).

I personaggi sono identificati da un’iscrizione.

Alle loro spalle Hermes, nella sua funzione di conduttore delle anime, è riconoscibile dal petaso e dai tipici calzari. Ai lati della scena compaiono Hyppolitos e Leodamas, quale guardia di onore, che sorreggono grandi scudi e si appoggiano alle lance.

E’ su questo lato del cratere che sono presenti le firme del pittore Euphronios e del vasaio Euxitheos, poste rispettivamente, la prima alle spalle di Hypnos, e la seconda prossima alla testa di Hermes. Oltre alle firme degli autori, il cratere presenta anche l’iscrizione “Leagros kalos” =“Leagros è bello”, con andante retrogrado, posta tra la testa di Hermes e l’apice di un’ala di Hypnos. L’acclamazione allude ad un giovane ateniese di particolare bellezza, la cui adolescenza è posta tra il 520 e il 510 a.C. Questa iscrizione ci consente di attribuire il cratere a quest’ultimo arco cronologico, riferendolo ad ambiti squisitamente simposiaci.

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Cratere di Euphronios: particolare con la frase “Leagros kalos”.
(copyright Francesca Pontani)

IL CRATERE DI EUPHRONIOS LATO B

Sul lato B del cratere sono rappresentati tre giovani nel gesto di armarsi alla presenza di due opliti. Il primo del gruppo dei guerrieri è Hypeirochos che indossa un corto chitone. Al centro della scena c’è Hippasos, l’unico personaggio nudo, chino e con il piede sinistro appoggiato sullo scudo mentre sta infilando gli schinieri. Il terzo oplita è Medon che è il focus della scena, l’unico imberbe, che sostiene un scudo su cui è rappresentato un granchio che suona il doppio flauto. Alle spalle di questo c’è Acastos, chinato in avanti con lo scudo appoggiato a terra, e l’elmo corinzio tirato indietro. Chiude la scena Axippos, con corto chitone, equipaggiato di tutto punto e con un elmo corinzio che lascia il viso scoperto.

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cratere di Euphronios a Cerveteri: dettaglio dei giovani che si stanno preparando alla presenza di due opliti.
(copyright Francesca Pontani)

MA CHI ERA EUPHRONIOS?

Euphronios è uno dei più importanti ceramografi greci, attivo tra il 520 e il 470 a.C. ad Atene. Dipinse esclusivamente con la tecnica a figure rosse, divenendone uno dei massimi protagonisti. L’inizio della sua attività come pittore è da collocare intorno al 520 a.C.; a partire dal 510-500 a.C. inizia a dipingere grandi forme come soprattutto crateri e anfore; mentre una terza fase è dopo il 500 a.C. quando Euphronios lavora esclusivamente come vasaio.

Euphronios firma almeno 6 vasi come ceramografo (Euphronios egraphsen= “dipinto da Euphronios”) e 10 come ceramista (Euphronios epoiesen= “fatto da Euphronios”) per altri pittori (principalmente Onesimos) nell’ultimo periodo della sua attività.

Euphronios ama decorare i grandi vasi monumentali come i crateri a calice e a volute, mostrando originalità di temi e di composizione. Mentre dapprima dipinge vasi modellati dai ceramisti Kachrylion ed Euxitheos, diviene poi egli stesso padrone di un’officina, in cui lavorano i Pittori di Panaitos, di Pistoxenos e Onesimos.

Euphronios è la personalità più complessa e ricca del suo tempo. Il suo disegno fluido, limpido, sicuro e articolato nei contorni, si accompagna ad un modellato interno in vernice diluita, mentre piena di vita di pieghe acquistano i panneggi. Le figure atletiche, protagoniste di varie scene e che vediamo nei più diversi atteggiamenti colti con vivo naturalismo, assumono una struttura elastica, vigorosa e al tempo stesso aggraziata.

Un soffio di poesia avvolge le scene, anche quelle più drammatiche; vivacità e vigore investe i personaggi  gruppi monumentali di estrema tensione drammatica: tutto è sempre sostenuta da un minuto dettaglio interno.

Euphronios appartiene alla prima generazione della ceramica attica realizzata con la tecnica a figure rosse.

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cratere di Euphronios a Cerveteri: dettaglio di Thanatos-la Morte che sorregge Sarpedonte.
(copyright Francesca Pontani)

DALLA CERAMICA A FIGURE NERE alla CERAMICA A FIGURE ROSSE

Per quasi 100 anni tutta la decorazione figurativa dei vasi ateniesi era stata dominata dalla tecnica a figure nere. Una tecnica pittorica che consisteva nell’esecuzione di un disegno a silhouette nera con dettagli resi per mezzo di incisioni o attraverso la sovrapposizione di colore rosso o bianco per la resa di capelli, abiti o dell’incarnato femminile.

Ma era molto limitativo questo tipo di esperienza pittorica, tanto che gli artisti di altre zone della Grecia, come le isole e l’Attica già dal  VII secolo a.C. avevano preferito le figure disegnate a contorno, spesso rese con ampie pennellate di colore. L’attività dei più raffinati artisti ateniesi a figure nere si colloca nel terzo quarto del VI secolo a.C.: è in questo periodo che essi raggiunsero il vertice, ma anche il limite di questo tipo di tecnica.

Poiché era impossibile un ulteriore miglioramento, la crisi divenne inevitabile, ma il declino delle figure nere non causò la fine della pittura vascolare, ma anzi portò alla scoperta di una nuova tecnica: è così che intorno al 530 a.C. ad Atene lo stile pittorico delle figure rosse avrebbe dato nuova linfa all’artigianato.

Già ad una prima occhiata si coglie l’effetto del cambiamento: il procedimento delle figure rosse è invertito rispetto a quello delle figure nere. Le figure e i motivi sono lasciati nel colore di base dell’argilla mentre il fondo viene verniciato in nero; le linee interne sono disegnate a vernice; al contrario, nello stile a figure nere, il disegno era realizzato a silhouette nera sullo sfondo chiaro e i particolari venivano incisi.

La silhouette a vernice nera piena rendeva possibile solo il dettaglio inciso con un effetto calligrafico; invece la figura risparmiata sul tono chiaro era suscettibile invece di una variata gamma di effetti pittorici e plastici per mezzo della diversa sottigliezza delle linee interne, della diversa intensità e densità della vernice, usata in spesse gocce per i riccioli, fino a leggeri e trasparenti ritocchi diluiti, ottenendo un nuovo colorismo che superava i limiti del severo e netto bicromismo precedente.

Questo fondamentale passaggio alle figure rosse avvenne probabilmente nell’officina del ceramista Andokides verso la fine del regno di Pisistrato, e fu creazione di un pittore chiamato il Pittore di Andokides.

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Cratere di Euphronios a Cerveteri: dettaglio delle gambe di Hypnos-il Sonno che sorregge il corpo di Sarpedonte.
(copyright Francesca Pontani)

LA PREPARAZIONE DI UN VASO A FIGURE ROSSE

Per la preparazione di un vaso a figure rosse il vasaio consegna al ceramografo il manufatto seccato, indurito, in condizioni piuttosto fragili, ma non ancora cotto ed è a questo punto che il pittore può eseguire sul vaso un abbozzo della decorazione prevista: usa un punteruolo smussato che lascia leggeri solchi, oppure utilizza il carboncino, che tanto poi brucerà in cottura e non sarà più visibile dopo. Le linee di contorno vengono poi coperte dalla vernice o dalla preparazione della superficie, ma i solchi restano generalmente ancora visibili e spesso documentano le modifiche intervenute in corso d’opera. Nella fase successiva il contorno delle figure viene disegnato a linea o a tratto più largo con vernice nera; vengono aggiunti i particolari interni, lasciando per ultimo ogni ritocco in colore accessorio; infine viene disteso il fondo nero. Dopo una leggera esitazione iniziale i pittori delle figure rosse usarono una “linea in rilevo” di colore nero intenso per sottolineare i contorni delle figure per i particolari anatomici e per il panneggio.

FIGURE COME FOSSERO VIVE

La nuova tecnica aveva molti vantaggi, primo fra tutti il fatto che ora le figure sembravano vive, più vicine alla realtà di quanto non fossero state le “ombre cinesi” della ceramica a figure nere, e poi, soprattutto, sicuramente risaltavano di più sul fondo nero del vaso.

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il cratere di Euphronios a Cerveteri.
(copyright Francesca Pontani)

I PIONIERI

Un gruppo di ceramografi esplorano più ampiamente le potenzialità della nuova tecnica a figure rosse, in particolare nel disegno delle figure, abbandonando gli ultimi retaggi delle figure nere: sono questi i cosiddetti “Pionieri”, un gruppo di artisti attivi ad Atene e dei quali il più dotato fu sicuramente Euphronios.

I pittori del gruppo dei Pionieri sono forse i più interessanti tra tutti quelli operanti nel Ceramico di Atene [il quartiere dove avevano le botteghe di lavoro] non solo per i meriti artistici ma anche per la loro personalità e la loro omogeneità di gruppo. E’ come se per la prima volta nella storia dell’arte occidentale si potesse individuare un movimento consapevole, uno spirito di corpo fra artisti.

Essi preferivano dipingere vasi di grandi dimensioni, ogni tipo di cratere, anfore, hydriai. Erano colti e loquaci. Firmavano le loro opere liberamente, identificavano gli ospiti dei banchetti che raffiguravano, aggiungevano motteggi, facevano persino parlare i loro personaggi come i moderni fumetti.

Il Gruppo condivide interesse e ammirazione per i bei giovani del momento: Philiades, Antias e in particolare Leagros. La famiglia di Leagro, l’amasio del Gruppo, viveva nel demo Kerameis, così il giovanetto era probabilmente un habituè dei banchetti nel quartiere dei vasai”. (J.Boardman, Vasi Ateniesi a figure rosse)

I Pionieri non mostrano più l’interesse per il colore, e tra di loro solo Euphronios continua a curare attentamente la trama decorativa delle vesti nello spirito del Pittore di Andokides o delle figure nere, dipingendo fasce rosso corallo sulle coppe.

Gocce a rilievo per riccioli, orli a zig-zag resi più realistici con morbide curve a “S”.

Gli occhi cadono verso l’angolo interno, dove si aprono leggermente; la pupilla è circolare ed è posta al centro oppure appena appena più avanti del centro.

Ma le ciglia sono il segno distintivo delle opere migliori: ciglia sottilissime che incorniciano l’occhio.

I Pionieri fanno fare ciò che vogliono alle loro figure, senza ostacoli della tecnica e delle convenzioni che avevano dettato la rigidità delle figure nere dalle rigide articolazioni come marionette. Nelle loro opere vediamo come un semplice tratto del disegno possa rendere plausibile la torsione di un busto visto davanti o dietro, come i fasci muscolari possano essere resi di scorcio per farne risaltare l’effetto.

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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