IL COLLARE DI UNO SCHIAVO NEL MUSEO DELLE TERME DI DIOCLEZIANO

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Il collare di schiavo nel Museo delle Terme di Diocleziano.
Provenienza ignota, già museo Kircheriano, IV-VI secolo d.C.
(copyright Francesca Pontani)

il post fa parte della serie UN OGGETTO IN UN DETTAGLIO

ESSERI UMANI O STRUMENTI PARLANTI?

Lo schiavo era considerato come se fosse uno strumento da lavoro parlante perché secondo gli antichi era un individuo che, privo della sua libertà, apparteneva ad un altro come persona e come forza-lavoro: poteva, quindi, essere comprato e venduto come un oggetto, come un attrezzo agricolo,  come un animale….

Numerosi erano gli schiavi nell’Italia dell’antica Roma e corrispondevano a circa un terzo della popolazione libera.

Il collare conservato al Museo delle Terme di Diocleziano a Roma è un segno tangibile di questa terribile condizione di vita: è di ferro con la piastra di bronzo. E’ l’iscrizione a parlare a colui che dovesse “ritrovare” lo schiavo, come se chi indossa questa piastra non sia in grado di esprimersi, come se fosse un oggetto, o un cane che si è perso…

L’iscrizione invita chi la leggerà a trattenere il fuggiasco e a riportarlo al proprietario, Zonino, con la promessa della ricompensa di un solido, cioè una moneta d’oro:

fermami. non farmi scappare. Restituiscimi al mio padrone

un oggetto umiliante, ma per l’epoca una cosa molto diffusa.

UN BENE ECONOMICO

Tutta questa premura a farsi riportare lo “strumento parlante” era dovuta all’“incubo” di perdere un bene economico di grandissimo valore, un investimento economico ingente a cui non si voleva rinunciare “perdendolo”. Avere uno schiavo infatti molto spesso aveva significato impegnare una grande quantità di denaro per il suo acquisto, soprattutto quando si trattava di uno schiavo grammaticus, quindi colto, che poteva aver significato il pagamento di molti sesterzi, quasi come comprare una casa oggi.

E’ così che, soprattutto nelle campagne dove la vita degli schiavi era più dura, molti dominus erano soliti tenere i proprio schiavi in un posto sotterraneo (ergastulum) in catene, per evitare che, col favore della notte, tentassero la fuga.

E sempre da Catone sappiamo che spesso in catene stavano pure di giorno, mentre svolgevano determinati lavori sui campi.

UNA RES VIVENTE

Lo schiavo è una cosa, una res vivente, uno “strumento o animale parlante” e nella civiltà dell’antica Roma la condizione dello schiavo rientrava in quella più generale dipendenza

  • che il cittadino romano riservava allo straniero
  • che l’uomo applicava alla donna
  • che il padre esercitava sui figli.

Dallo storico Diodoro Siculo veniamo a sapere che una certa Megallide, moglie di Damofilo, un ricco possidente romano del III secolo a.C., faceva a gara con il marito nelle punizioni degli schiavi:

Comperato un gran numero di schiavi li trattava con durezza, marchiando a fuoco i corpi di questi sventurati che, peraltro, nel loro paese di origine erano stati uomini liberi e ora erano schiavi perché caduti in prigionia”.

La donna, in particolare,

godeva nell’infliggere punizioni disumane alle sue schiave, nonché agli schiavi che le capitavano a tiro”.

Giovenale, poi, ricordava la crudeltà delle matrone che, insoddisfatte dei loro coniugi, si sfogavano con gli schiavi:

se il marito si è girato dall’altra parte, è finita per loro!”.

MA COME SI DIVENTAVA SCHIAVI?

Si diventava schiavi sostanzialmente per due motivi:

  1. sconfitta militare: i prigionieri di guerra, caduti in proprietà dello Stato, venivano venduti al miglior offerente;
  2. indebitamento: chi non poteva pagare i propri debiti diventava proprietà del creditore.

Ma si poteva diventare schiavi anche a seguito di un naufragio o di una pena che comportasse la perdita della libertà personale (assassinio, renitenza alla leva, evasione fiscale), a meno che non si accettasse l’esilio. La gente povera spesso finiva schiava anche per reati minimi, se non poteva pagare una pena pecuniaria. Assumevano la condizione di schiavo i bambini che venivano abbandonati (perché non riconosciuti dal padre) o venduti dalle famiglie povere.

I DIRITTI DI UNO SCHIAVO

  • Lo schiavo, per definizione, non aveva alcun diritto, ma solo responsabilità penali.
  • Non poteva possedere cose personali, cioè se poteva comprare qualcosa non poteva però disporre come fosse di sua proprietà. Se aveva moglie e figli, il suo padrone poteva venderli senza nessun problema.
  • Lo schiavo restava tale anche se per un evento qualunque cessava di avere un padrone.
  • Lo schiavo non poteva sposarsi. Tuttavia, nel corso dell’impero i padroni di schiavi tendevano a permettere a quest’ultimi la possibilità di una stabile vita di coppia.
  • Lo schiavo non poteva essere difeso dalla legge o ascoltato in un tribunale.
  • Gli schiavi che ritenevano ingiusto il padrone potevano rifugiarsi in Campidoglio ed esporre le proprie ragioni, ma non si ha notizia di padroni puniti. Gli veniva concesso asilo se si rifugiava presso un tempio, ma al massimo poteva passare di proprietà da un padrone a un altro.
  • Se un cittadino uccideva lo schiavo di un altro, non incorreva ad una sanzione penale ma solo amministrativa: cioè pagava una sanzione monetaria corrispondente al valore dello schiavo al dominus privato del suo “strumento parlante”. Così come se veniva (per es.) rotto un braccio o una gamba ad uno schiavo, il risarcimento non spettava allo schiavo ma al suo padrone.
  • La lex Iulia adulteriis coercendis aveva stabilito che non poteva esservi adulterio o stupro se non tra persone libere. Molti giovani schiavi venivano usati a scopi sessuali.

Però la lex Petronia proibiva al padrone di dare lo schiavo in pasto alle belve senza una sentenza del giudice, al riguardo una storia esemplare è narrata da Seneca. Una sera l’Imperatore Augusto si trovava in casa di Vedio Pollione. Un povero schiavo, inavvertitamente, aveva rotto un vaso di cristallo. Il padrone, uomo senza scrupoli, lo aveva per questo condannato ad essere gettato in pasto alle murene, pesci voracissimi che allevava in casa.

Lo schiavo – racconta il filosofo – riuscì a liberarsi e si rifugiò ai piedi dell’Imperatore. Altro non voleva chiedere se non una morte diversa. Non voleva diventare un cibo. Augusto fu scosso dall’inaudita crudeltà. Lasciò andare lo schiavo e ordinò che tutti gli oggetti di cristallo fossero spezzati al suo cospetto, tanto da riempire la piscina intera. Fu questo per Augusto il modo giusto di punire l’amico”.

Almeno fino all’epoca dell’Imperatore Adriano (117-138 d.C.), infatti, un padrone poteva decidere della vita e della morte del suo schiavo. Terribili erano gli strumenti di tortura: c’erano le “fidiculae”, corde per la slogatura delle membra, l’ “eculeus”, un bastone su cui lo schiavo veniva fatto sedere, piastre arroventate di metallo, pungiglioni e schegge d’osso…

“…BISOGNAVA SVENDERE I BUOI VECCHI, GLI SCHIAVI MALATI E QUELLI VECCHI: IN GENERE TUTTO CIÒ CHE È SUPERFLUO

Gli schiavi, veri e propri “strumenti di produzione”, quando la vecchiaia, gli stenti, le malattie li rendevano improduttivi, dato che difficilmente il padrone trovava un compratore, venivano abbandonati a se stessi e lasciati lentamente morire. A meno che non fossero in grado di riscattarsi diventando liberti. Claudio ordinò l’emancipazione degli schiavi malati abbandonati dal padrone.

Così secondo Catone il Censore

 “bisognava svendere i buoi vecchi, gli schiavi malati e quelli vecchi: in genere tutto ciò che è superfluo”…

…così come lo stesso Catone suggeriva di non dare da mangiare agli schiavi quando erano malati (perché erano improduttivi)…

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Collare di schiavo
(copyright Francesca Pontani)

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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