il MUSEO ARCHEOLOGICO di BARBARANO ROMANO

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il post fa parte della serie ENTRA IN QUESTO MUSEO

L’ANTEFATTO

Domenica 18 gennaio 2015 mi era venuta voglia di andare a vedere il Museo Archeologico di Barbarano Romano, un piccolissimo borgo medievale in provincia di Viterbo. Ci ero già stata un po’ di anni fa.

Mi metto su internet alla ricerca di qualche informazione sugli orari di apertura, e in una (quasi) totale assenza di informazioni su questo posto trovo una sola pagina che riporta degli orari di apertura: la domenica pomeriggio il museo risulta aperto. Arrivati sul posto però subentra la delusione: il museo la domenica pomeriggio in realtà è chiuso! Però vabbè già che siamo qui facciamoci due passi, assaporiamo un po’ di aria fresca che proviene dal sottostante parco Marturanum e facciamo un po’ di foto.

Come detto il paese è piccolissimo e nonostante non girasse anima viva… le “voci” riguardo dei turisti che si aggiravano per i vicoli sono volate in un battito di ciglia, tanto che ci è venuta in contro (spinta da queste voci) una signora dell’Associazione (Marina Ferrari) che si occupa in questo periodo dell’apertura del Museo.

Ed è così che con una gentilezza di altri tempi ha aperto il Museo appositamente per noi. L’ingresso è gratuito.

La Signora Marina Ferrari dell’Associazione mi ha anche fatto vedere la Biblioteca del Comune che loro stessi gestiscono: un piccolo gioiello.

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La signora Marina Ferrari dell’Associazione culturale di Barbarano Romano che ci ha aperto il Museo Archeologico (anche se non era orario di apertura).
il lavoro dei volontari di questa Associazione Culturale permette l’apertura del Museo Archeologico e della Biblioteca Comunale (nella foto).
(copyright Francesca Pontani)

Questi gli orari di apertura del Museo Archeologico:

  • lunedì: 10.00-13.00; 15.30-18.30
  • martedì: 10.00-13.00
  • mercoledì: 10.00-13.00
  • giovedì: 10.00-13.00
  • venerdì: 15.30-18.30
  • sabato: 10.00-13.00/ 15.30-18.30
  • domenica: 10.00-13.00

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IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI BARBARANO ROMANO

Il Museo Archeologico di Barbarano Romano conserva i reperti provenienti dalle necropoli rupestri etrusche del territorio circostante, di cui la principale è quella di San Giuliano.

Sarcofagi in nenfro, urne cinerarie, terrecotte votive, vasi in bronzo e vasi falisci, ceramiche attiche a figure rosse e vasi greci a figure nere, un leone in peperino e un cippo a forma di obelisco del VI secolo a.C. sono tutte testimonianze della vitalità dell’antico pagus etrusco di San Giuliano, a 2 km dal paese, con tombe risalenti al VI-V secolo a.C. periodo di massimo splendore prima della crisi economica e politica dei più importanti centri di Veio e Cerveteri da cui il centro dipendeva.

Quindi reperti e materiali di epoca preistorica, protostorica ed etrusca, recuperati nella vasta area archeologica circostante (attualmente il Parco regionale suburbano Manturanum): sarcofagi, vasi biconici villanoviani, iscrizioni, cippi, corredi funerari dalle necropoli rupestri testimoniano l’importanza del sito.

LA NECROPOLI CHIUSA CIMA

Dalla necropoli denominata Chiusa Cima provengono la maggior parte dei reperti di maggior valore storico-artistico del Museo di Barbarano Romano.

Uno dei monumenti principali della Necropoli è, in particolare, il tumulo Cima di 25 metri di diametro con il suo tamburo ricco di modanature (oggi solo in parte conservate), situato nella necropoli meridionale denominata Chiusa Cima. Sulla base dei reperti rinvenuti e sulle caratteristiche architettoniche gli archeologi datano la tomba all’inizio della seconda metà del VII secolo a.C.

Il complesso funerario è simile a quelli di Cerveteri e di Vulci e presenta oltre alla tomba principale altre 6 tombe di epoca posteriore (seconda metà del VI secolo a.C.) più semplici, a monocamera.

Il Tumulo (Tomba) della Cima è la principale tomba di tutto il sito di San Giuliano. Il Tumulo, di evidente ispirazione Ceretana, risale al periodo più arcaico della civiltà Etrusca in quanto la sua datazione lo indica come del VII secolo a.C.: imponenti sono le sue dimensioni con oltre 25 metri di diametro, però poco percepibili oggi per la ricchissima vegetazione che sopra ad esso è sorta.

All’inizio del VII secolo a.C. nella topografia delle necropoli del territorio circostante l’altura di San Giuliano si verifica un “episodio” nuovo: inizia l’uso sepolcrale dell’altopiano del Caiolo che si affianca alle necropoli di Chiusa Cima-Campo S.Antonio e di S.Simone. Un’articolazione così serrata degli spazi destinati alle sepolture, distribuite su 3 pianori contemporaneamente in uso, rivela una consistente base demografica distribuita su più centri abitati gravitanti l’area. Questo fitto sistema di insediamenti di diversa entità era collegato da una capillare rete viaria, che interessava anche Chiusa Cima.

Sia le caratteristiche dell’architettura funeraria che le tipologie ceramiche indicano come nella fase orientalizzante l’abitato di S.Giuliano rientrasse nel territorio sul quale Caere proiettava la sua influenza, verosimilmente non solo culturale: alla luce dei dati finora disponibili sulla topografia degli insediamenti nel IX-VIII secolo a.C. e considerando anche i tipi delle più antiche tombe del Caiolo, propriamente ceretani, sembra plausibile attribuirne la frequentazione all’iniziativa di gruppi gentilizi provenienti dalla metropoli costiera, che avrebbero determinato l’insediamento di una comunità sulla rupe di San Giuliano e l’impianto della necropoli al Caiolo.

I PRINCIPALI REPERTI ARCHEOLOGICI che meritano la visita DEL MUSEO di BARBARANO ROMANO:

  • uno skyphos italo-geomatrico con decorazione dipinta
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    skyphos italo-geometrico con decorazione dipinta. Materiale orientalizzante (VII secolo a.C.) dalle adiacenze del Tumulo Cima.
    (copyright Francesca Pontani)

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    dettaglio dello skyphos italo-geometrico
    (copyright Francesca Pontani)
  • oinochoe dipinta di tipo protocorinzio di probabile provenienza pithecusana
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Oinochoe dipinta di tipo protocorinzio probabilmente proveniente da Pithecusa.
Materiale orientalizzante (VII secolo a.C.) dalle adiacenze del Tumulo Cima.
(copyright Francesca Pontani)
  • una kylix attica con volatili affrontati e sottostante pseudo-iscrizione (540-530 a.C.)

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    kylix attica con volatili affrontati e sottostante pseudo-iscrizione (540-530 a.C.).
    TUMULO CIMA: tomba 7 scavata nel perimetro del tamburo (seconda metà VI secolo a.C.).
    (copyright Francesca Pontani)
  • un cippo funerario in tufo a forma di obelisco su base sagomata. Recuperato nel 1963 all’esterno del dromos, l’elemento testimonia l’orgoglio dell’aristocrazia locale di età arcaica che localizzava con questi vistosi oggetti il luogo dove risiedeva il sepolcro familiare

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    Cippo funerario in tufo a forma di obelisco su base sagomata. Recuperato nel 1963 all’esterno del dromos, l’elemento testimonia l’orgoglio dell’aristocrazia locale di età arcaica che localizzava con questi vistosi oggetti il luogo dove risiedeva il sepolcro familiare.
    CHIUSA CIMA -TOMBA DELL’OBELISCO (fine VI secolo a.C.)
    (copyright Francesca Pontani)
  • il coperchio di sarcofago in peperino con figura maschile distesa con le gambe incrociate e un coltello nella mano destra; sul materasso è scolpita una bipenne
  • il sarcofago in peperino con personaggio maschile disteso con la mano sinistra portata presso la testa e la destra protesa con una patera a raggiera; la cassa è decorata ai lati con un Charun fornito di maglio e serpente, e un demone femminile con fiaccola e rotolo spiegato. Il coperchio del sarcofago è stato ricomposto dopo il recupero dell’Arma dei Carabinieri delle parti segate e asportate dai clandestini (si veda la testa)

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urna cineraria biconica di epoca Villanoviana. (copyright Francesca Pontani)
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testa di leone funerario
In peperino rinvenuto all’esterno del Tumulo Cima (inizio VI secolo a.C.).
(copyright Francesca Pontani)

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