GHIANDE-MISSILE: antichi proiettili iscritti e insulti di guerra

questo post fa parte della serie: UN OGGETTO IN UN DETTAGLIO

Al secondo piano del Museo del Mare e della Navigazione antica allestito, dentro il Castello di Santa Severa (Roma), c’è un esempio delle cosiddette “ghiande-missile” (l’immagine al minuto 2.09 del video).

MA COSA ERANO LE GHIANDE-MISSILE?

Le “ghiande-missile” erano i proiettili che usavano gli antichi e sono dette comunemente glandes. Di forma ovoidale, appuntiti ad una o ad entrambe le estremità vennero realizzati in vari materiali: terracotta (glandes latericiae), bronzo o leghe di rame e, più comunemente, piombo (glandes plumbeae). Potevano essere lanciati con catapulte o, più spesso, a mano da soldati specializzati detti funditores o frombolieri attraverso la rotazione di una fronda, realizzata con una fascia flessibile. Attestazioni dell’uso di fronde si hanno in Grecia già nel V secolo a.C. (Tucidide 6, 69, 2) e diventano più frequenti a partire dall’età ellenistica.

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ricostruzione grafica dell’azione dei funditores (frombolieri) nell’atto di lanciare le glandes (ghiande-missile).
Dal Museo del Mare e della Navigazione Antica nel Castello di Santa Severa (Roma)
(copyright Francesca Pontani)

SU SUOLO ITALICO

In ambito Italico non è chiaro con esattezza il momento in cui la glandes plumbea fu introdotta. E’ certo però che i Romani sembrano già conoscere quest’arma dal III secolo a.C., probabilmente in seguito ai contatti con gli eserciti di Magna Grecia e Sicilia, anche se l’uso di questo tipo di proiettili sembra essersi generalizzato negli eserciti romani solo a partire dal II secolo a.C.

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esempi di ghiande-missile anepigrafi trovate nello specchio di mare antistante Pyrgi.
esposte presso il Museo del Mare e della Navigazione Antica nel Castello di Santa Severa (Roma).
(copyright Francesca Pontani)

MA LA GHIANDA MISSILE COSA “DICEVA” AL NEMICO CHE SE LA VEDEVA ARRIVARE CONTRO?

Sì perché le glandes servivano a “comunicare” e veicolare messaggi poi non tanto subliminali all’esercito avversario.

I messaggi erano di natura diversa attraverso iscrizioni incise o impresse sul proiettile e indicavano:

  • il nome del comandante dell’esercito
  • il nome della legione
  • il nome del popolo che combatteva
  • il nome della città che aveva fornito le glandes ai funditores
  • il nome del soldato che effettuava il lancio o di colui che guidava la schiera dei frombolieri
  • il nome del fabbricante

Sono conosciuti testi in greco, in ebraico, in latino e qualche esempio in punico, a volte, poi, accompagnati da rappresentazioni figurate che si riferivano alla città che distribuiva i proiettili ai frombolieri oppure a simboli d’irruenza e offesa come il fulmine, lo scorpione e il tridente.

UN MEZZO DI COMUNICAZIONE E PROPAGANDA

Questo perché le ghiande missili costituirono un rapido ed efficace mezzo di comunicazione e propaganda di entrambe le parti coinvolte nello scontro, e (per noi) un utile strumento per ricostruire i sentimenti che animavano le truppe.

RACCOMANDAZIONI, INCITAMENTI e “COLORITE” INVETTIVE (ovvero insulti)

Sul corpo della ghianda missile soprattutto interessanti e particolari sono le raccomandazioni e gli incitamenti che venivano rivolti al proiettile stesso o le invettive contro il nemico, talvolta estremamente colorite e lascive, che quindi quasi come un moderno SMS lo schieramento avversario si vedeva arrivare direttamente contro.

INSULTI DI CARATTERE SESSUALE

Un esempio è il proiettile iscritto proveniente dalle file di Ottaviano: nell’iscrizione è presente un insulto a carattere sessuale rivolto a Fulvia (la moglie di Marco Antonio).

La dichiarazione “io cerco il clitoride di Fulvia si carica di ulteriori valenze denigratorie perché presso i Romani la prominenza di tali parti del corpo era tradizionalmente legata a grave difetto fisico ed età avanzata (C.Zangmeister, Ephemeris Epigraphica VI, Roma 1885).

PAROLE COME SASSI: LA BATTAGLIA DI PERUGIA

Nel Museo di Perugia si conservano quelle che le truppe di Agrippa e di Ottaviano si scambiavano con le forze di Antonio e Fulvia, rinchiuse nella città. Alcune recano inciso un fulmine e sul retro l’augurio: ACCIPE (che si può tradurre: beccati un fulmine!), altre destinate ad Antonio e Fulvia; una infine degli Antoniani contro Ottaviano dichiara con precisione il punto dov’è diretta: “PETO CULUM OCTAVIANI“.

Il proiettile iscritto proveniente da Perugia, dalle fila del console L.Antonio, è comunque un insulto con significato ambivalente, rivolto ad Ottaviano: troviamo la parola OCTAVIA, interpretabile sia come OCTAVIA(NI), ma anche più maliziosamente come OCTAVIA(I), ossia in forma femminile.

Siamo intorno al 40 a.C., a seguito della battaglia di Filippi (42 a.C.) Ottaviano intraprende una politica di confisca e redistribuzione di proprietà terriere per ricompensare i suoi veterani. Questa iniziativa, però, produce un malcontento generale che viene in particolare capeggiato dal console L.Antonio che si erge a paladino dei proprietari terrieri difendendo le leggi della repubblica contro lo strapotere dei triumviri (Ottaviano, Lepido e Marco Antonio, fratello di Lucio Antonio) e la conseguenza più evidente di questa sua presa di posizione è la battaglia di Perugia (41-40 a.C.). Dopo un attacco fallito a Roma contro Ottaviano, L.Antonio si rifugia a Perusia (Perugia), ma Ottaviano cinge d’assedio la città per un anno.

 L’iscrizione completa su questa ghianda missile è: PETO OCTAVIA(I) CULUM e questo tipo di insulto comportava anche un ulteriore motivo di vergogna per l’individuo colpito.

Perché la frase PETO OCTAVIA(I) CULUM esprime, infatti, anche il concetto di colpire l’avversario alle spalle e, quindi, di coglierlo nell’attimo più vergognoso per il guerriero, ossia la fuga (G.De Minicis “Sulle antiche ghiande missili e sulle loro iscrizioni, Dissertazione letta alla Pontificia Accademia Romana di Archeologia, Roma 1844).

Di questi reperti che ci attestano passati combattimenti interessante è anche il Caso della Castellina sul Marangone (presso Santa Marinella, Roma) dove sono state trovate decine di ghiande anepigrafi.

Per Approfondire il tema delle ghiande-missile

 

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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