L’ISOLA DELLE TORRI. GIOVANNI LILLIU e LA SARDEGNA NURAGICA

video dal canale youtube ArcheoTime

La mostra “L’Isola delle Torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica” al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” a Roma dal 29 novembre 2014 al 21 marzo 2015.

PROROGATA AL 7 Aprile 2015.

“Isola delle Torri”  è un nome che è il simbolo della Sardegna, nella mostra che rende omaggio a Giovanni Lilliu, il padre dell’archeologia nuragica, scomparso 2 anni fa.

Tra i meraviglioso bronzi e la ricostruzione ad altissima risoluzione 3D dei magnifici Giganti di Mont’e Prama viene ricordato Giovanni Lilliu l’archeologo, lo studioso ma soprattutto il divulgatore che nel XX secolo ha introdotto la Sardegna nel mondo degli studi archeologici.

La Sardegna è l’isola delle torri dell’antichità, i Nuraghi, che proprio Lilliu nel 1962 definì

le torri preistoriche della Sardegna

l’emblema della Sardegna preistorica.

La mostra è un evento nazionale che dopo Cagliari giunge a Roma, per poi, probabilmente, proseguire a Milano.

L’auspicio è che questa bellissima mostra possa viaggiare anche in altre città, vista la bellezza e la magnificenza di una cultura quale è quella Sarda: un popolo, una civiltà la cui eccezionalità e tipicità dovrebbero essere maggiormente valorizzate e divulgate a livello nazionale più frequentemente.

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L’Isola delle Torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna Nuragica al Museo Etnografico Preistorico “Pigorini”.
(copyright Francesca Pontani)

Il termine “nuragico” non identifica un preciso soggetto etnico o una grande corrente ideale ma un fenomeno essenzialmente architettonico del megalitismo a torre che sottintende capacità tecnica, impegno economico, organizzazione e forte aggregazione sociale.

I nuraghi danno rilievo allo scenario fisico e umano della Sardegna attuale, così come lo dettero nel remoto passato quando, a migliaia, furono edificati e poi occupati per secoli con alterne vicende.

Il culto centrale della società nuragica era quello delle acque: non solo l’acqua del cielo, ma soprattutto l’acqua sorgiva e dei pozzi. Ed è a questo scopo che furono costruiti fonti e pozzi sacri e talora importanti santuari che potevano attirare pellegrini da numerosi villaggi.

Nei luoghi di culto il nuraghe, monumento eponimo della civiltà, viene spesso riprodotto in pietra negli altari e nelle tavole d’offerta, divenendo esso stesso il simbolo di un’intera etnia. Lo stesso nuraghe, talvolta, diviene luogo di culto ed è da qui che provengono molte delle figurine bronzee realizzate a cera persa, offerte come ex-voto nei santuari. Non si tratta, però, di una produzione in serie, ma di creazioni sempre diverse e originali che ci permettono di ricostruire molti degli aspetti della civiltà nuragica.

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La ricostruzione 3D dei Giganti di Mont’e Prama nella mostra allestita al Museo Pigorini.
(copyright Francesca Pontani)

MONT’E PRAMA

Marco Monoja, Soprintendente per i Beni Archeologici per le Province di Oristano e Cagliari, illustra le Statue di Mont’e Prama con le tecnologie sviluppate al CRS4: le ricostruzioni in 3D al altissima risoluzione presenti nella mostra.

UN GRANDE ARTISTA NURAGICO

Le sculture di Mont’e Prama sono la manifestazione più alta della produzione artistica della civiltà nuragica. Alte circa 2,5 metri, potrebbero essere le più antiche statue a tutto tondo del bacino del mediterraneo. Probabilmente i Giganti di Mont’e Prama erano disposti schierati a “protezione” dell’area, da immaginare un po’ come le statue nell’isola di Pasqua.

Nella mostra al Pigorini magnifica è la restituzione in 3D (con una risoluzione di 16 punti per mmq) che permette di poter vedere fin nei minimi particolari queste splendide sculture a tuttotondo: infatti la creazione delle immagini sfiorate dalla luce radente permette di percepire anche dettagli che dal vivo sarebbe difficile poter vedere.

Nel 1974 presso il sito di Mont’e Prama (Cabras) avviene una scoperta straordinaria: un insieme scultoreo costituito da figure umane maschili e modelli di nuraghe. I frammenti di sculture costituivano un accumulo posizionato sopra una necropoli costituita da 33 tombe a pozzetto, ma al momento è difficile capire appieno quale e di che natura sia stata la relazione tra necropoli e sculture.

Un complesso scultoreo unico nel suo genere che è stato ricomposto (seppur parzialmente) grazie al restauro (2009-2011): un esempio unico ed eccezionale nel panorama della protostoria del bacino occidentale del Mediterraneo. Ma ancora non si è in grado di individuare il numero esatto delle statue, e quello proposto (16 pugilatori, 6 arcieri, 6 guerrieri) è ancora solo indicativo.

La figura più rappresentata è quella del cosiddetto “pugilatore” così definito per la similitudine con un bronzetto rinvenuto nel territorio di Dorgali.

Per quanto riguarda la cronologia delle sculture le datazioni proposte dai vari studiosi sono molto differenti: per alcuni nell’ambito dell’VIII secolo a.C.; per altri X-IX secolo a.C.

Innegabile è comunque l’originalità del complesso delle sculture che ha portato alcuni autori ad ipotizzare per la fabbrica di Mont’e Prama un artista o maestro orientale, siriano o aramaico, che opera in una bottega locale.

ACQUA

SCAMBI e COMMERCI

A partire dalla seconda metà del II millennio a.C. la posizione strategica della Sardegna, nell’ambito delle rotte mediterranee del commercio dei metalli, porta la frequentazione micenea nell’isola, attestata dai reperti ritrovati in 15 siti.

Il corpus più consistente di reperti egeo-micenei è stato recuperato nel nuraghe Antigori di Sarroch e annovera ceramiche importate dal Peloponneso, da Creta e da Cipro. I frammenti sono riferibili sia a vasellame fine da mensa sia a contenitori destinati al trasporto e vengono datati al XIII secolo a.C.

Dopo il collasso dei potentati orientali, il testimone dei viaggi verso l’Occidente mediterraneo passa ai mercanti provenienti prima dall’isola di Cipro, già in contatto con la Sardegna in fase micenea, e poi anche dalle antistanti coste siro-palestinesi e levantine. Nell’ambito di questi contatti la Sardegna nuragica riveste in occidente un ruolo primario: l’isola è il principale gestore dei circuiti commerciali, incentrati sulla metallurgia, che includono l’area iberico-atlantica e quella centro-italica.

Questo fervore dei contatti tra l’Età del Bronzo recente e finale e la prima Età del Ferro (XIII-IX secolo a.C.) introduce materiali sardi, sia ceramiche che bronzi, sulle coste della Penisola italiana, della Sicilia, di Creta, di Cipro, del Nord-Africa e della Spagna, ad opera della marineria sia nuragica che cipriota e levantina.

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Pendente a forma di Tanit
(cpyright Francesca Pontani)

Nella seconda metà del IX secolo a.C. emerge, dal variegato coacervo dei mercanti che si muovono dal Levante verso Occidente, la componente fenicia.

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Rhyton Miceneo dal Nuraghe Antigori
(copyright Francesca Pontani)

Il successo di questi traffici induce i Fenici (verso la fine del IX secolo a.C.)  a consolidare la loro presenza in Occidente inizialmente con forme di ospitalità presso comunità indigene (Sant’Imbenia) e ben presto con la costituzione di insediamenti autonomi.

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Scarabeo egizio
(copyright Francesca Pontani)

(Sullo scarabeo il Post: LO SCARABEO EGIZIO)

L’EREDITA’ DEI PADRI IN OFFERTA AGLI DEI

Due navicelle di produzione sarda sono state rinvenute in luoghi di culto di importanti centri portuali: il santuario emporico di Gravisca a Tarquinia e l’Heraion di Capo Lacinio a Crotone. In particolare il rinvenimento delle due navicelle in contesti di VI secolo a.C. ha fatto ipotizzare che si trattasse di cimeli di famiglia tramandati per generazioni. Inoltre la loro dedica nei santuari di Gravisca e Crotone documenta l’attività dei mercanti nuragici lungo le principali rotte commerciali del Mediterraneo.

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Navicella di bronzo dal Santuario emporico di Gravisca (Tarquinia).
(copyright Francesca Pontani)

DONI PREZIOSI ATTRAVERSANO IL MARE TIRRENO

L’intensa rete di contatti e scambi che lega la Sardegna e l’Etruria, soprattutto a partire dal IX secolo a.C., è evidente con il diffondersi nella società etrusca di diverse classi di materiali di fattura sarda, in particolare bronzi, che dovevano essere ritenuti oggetti di prestigio. Spesso i bronzi sardi sono stati ritrovati nei corredi tombali, come beni di prestigio posti a sottolineare il rango dei defunti. Un esempio molto famoso è la navicella trovata nella Tomba del Duce a Vetulonia, che con il suo ricco apparato decorativo sembra voler sottolineare la ricchezza e anche il ruolo della nave come contenitore di merci.

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La navicella in bronzo con animali sull’orlo e protome cervina.
Dalla Tomba del Duce a Vetulonia (fine IX-prima metà VIII secolo a.C.)
(copyright Francesca Pontani)

FUOCO

LA PREGHIERA, IL RITO, L’OFFERTA

Preghiere, riti, gesti cultuali sono solo parzialmente percepibili dai dati materiali che provengono dagli scavi archeologici. La mancanza di fonti scritte che descrivano le ideologie religiose e le credenze rende difficile collegare le architetture e i manufatti al sistema di valori religiosi che permeavano la società nuragica. Indizi della sfera sociale-religiosa-sacra della cultura nuragica la percepiamo per esempio dall’’infissione di spade, pugnali e spilloni nei muri del tempio e dai bronzetti nelle tavole di offerta che si affiancano alla deposizione di ornamenti, armi, strumenti da lavoro e navicelle.

In particolare sono riconoscibili alcuni gesti ricorrenti e codificati nei bronzi figurati nuragici che salutano con la mano destra alzata e aperta, probabilmente un saluto rituale rivolto alla divinità.

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Figura femminile con mantello (copyright Francesca Pontani)
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offerenti con pane e focacce; faretrina votiva. (copyright Francesca Pontani)

LE ARMI

Un posto rilevante nella produzione metallurgica di età nuragica è occupato dalle armi. Spade, daghe, pugnali, punte e puntali di lancia realizzate in bronzo ci permettono di ricostruire l’equipaggiamento bellico del guerriero nuragico. Altre armi come archi, giavellotti, scudi, corazze dovevano essere realizzati in materiali deperibili e così non sono giunte fino a noi. Possiamo avere un’idea della panoplia del guerriero nuragico grazie alla bronzistica figurata, che rappresenta soldati (popliti, arcieri e frombolieri) con differenti armature ed insegne.

Accanto alle armi che effettivamente vennero utilizzate nel combattimento ci sono esemplari che pur essendo di dimensioni reali per qualità del bronzo non possono avere avuto una funzione pratica ma erano state offerte alla divinità come ex-voto.

Alcune armi in particolare sembra che abbiano avuto nel mondo nuragico una forte valenza simbolica, diventando esse stesse l’emblema delle virtù guerriere e segno di appartenenza a gruppi sociali elitari o a classi di età. E’ questo il caso del pugnale ad elsa gammata che viene portato a tracolla sul petto di numerosi bronzetti e che potrebbe connotare gli uomini liberi nel loro passaggio all’età adulta.

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Statuetta in bronzo di Guerriero
(copyright FRancesca Pontani)

L’OFFERTA DEI GUERRIERI

L’offerta della spada è una pratica ben attestata nella Sardegna nuragica. La destinazione votiva è indiziata da caratteristiche tecniche che rendono l’arma non adatta al combattimento: la lama ha in genere una lunghezza sproporzionata; le analisi metallurgiche hanno inoltre rilevato una percentuale di stagno rispetto al rame troppo bassa per garantire l’adeguata resistenza.

Le spade votive erano esposte con la punta verso l’alto fissate nelle murature di strutture templari come nel caso del transetto posto a delimitare il focolare rituale nel circolo di Gremanu a Fonni (NU) o sul colmo del tetto a doppio spiovente della Fonte Sacra di Su Tempiesu di Orune (NU). La spada votiva ricorre spesso in contesti legati al culto dell’acqua. Dall’area santuariale di Abini a Teti, che gravita intorno a un pozzo sacro racchiuso da un grande recinto ellittico, provengono alcune centinaia di spade votive, ritrovate riposte in fasci legati con fettucce di bronzo, dopo essere state staccate dai basamenti per le offerte.

TERRA

AGRICOLTURA e ALLEVAMENTO

L’agricoltura e l’allevamento hanno un ruolo centrale nell’economia delle genti nuragiche, percepibile anche e soprattutto dalla figure del cosiddetto: Re-Pastore che viveva nel nuraghe, la dimora-fortezza intorno al quale sorgeva il villaggio.

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Il Re-Pastore della cultura Nuragica
(copyright Francesca Pontani)

 

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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