UNEARTHING ARABIA: THE ARCHAEOLOGICAL ADVENTURES OF WENDELL PHILLIPS

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Scoprendo l’Arabia: Le avventure Archeologiche di Wendell Phillips” è una mostra allestita presso la Arthur M. Sackler Gallery (Washington, DC) e sarà visitabile fino al 7 Giugno 2015.

“Unearthing Arabia” fa conoscere al grande pubblico, per la prima volta, le straordinarie spedizioni archeologiche che Wendell Phillips e il suo team intrepido condussero nel 1950 e nel 1951 nell’Arabia meridionale, esattamente in quella porzione geografica tra lo Yemen e la regione di Sana’a.
Soprattutto Timna venne indagata, scavata ed esplorata, l’antica capitale del regno di Qataban, insieme con la vicina Hajar bin Humeid, che

nell’antichità sorgeva al bivio della Via della Seta“.

I reperti archeologici esposti sono disposti secondo i diversi siti che la squadra ha scavato: Timna e la sua Porta Sud, il tempio monumentale e la necropoli situata appena fuori la città, così come il sito di Hajar bin Humeid.

L’emozione, l’eccitazione, le sensazioni, l’entusiasmo e le sfide di una spedizione archeologica compiuta più di 60 anni fa ci vengono narrante proprio dalle parole di Wendell Phillips:

Gli esseri umani hanno una strana abitudine di attaccare nello stesso punto quando costruiscono una città. … Questa abitudine rende conveniente per gli archeologi, che possono scavare verso il basso attraverso un antico tumulo e studiare i resti della civiltà dopo civiltà” (… principi di stratigrafia archeologica).

Ma le locali tensioni tribali portarono ad un improvviso arresto della spedizione archeologica e, nella fretta di andarsene, Phillips e i suoi colleghi dovettero abbandonare tutto, anche la loro attrezzatura. Solo successivamente i documenti e le relazioni di scavo furono recuperati e pubblicati.

Phillips aveva sempre sperato di tornare a Marib, ma la sua prematura morte nel 1975 ne impedì il ritorno.

Quasi mezzo secolo dopo, nel 1998, il governo dello Yemen invita però a continuare la ricerca archeologica Merilyn Phillips Hodgson, la sorella di Wendell Phillips; ed è da queste nuove indagini che la mostra prende avvio.

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Merilyn Phillips Hodgson, la sorella di Wendell phillips che dal 1998 ha ripreso lo scavo iniziato dal fratello a Timna.

TIMNA

Ho guardato indietro, oltre le spalle, e ho visto 3000 anni di storia; ho visto lunghe carovane di cammelli appesantite dal trasporto di incenso e mirra e talvolta anche cariche di oro, perle, avorio, cannella, sete, gusci di tartaruga, e lapislazzuli” (Wendell Phillips).

Timna (o Tamna’) era la capitale del Qataban, uno dei cinque regni che insieme al regno di Ma’in, di Saba, di Himyar e di Hadhramaut componevano l’Arabia meridionale.

Timna era una città esuberante e dinamica con almeno 65 templi, ci racconta Plinio il Vecchio, tanto che per centinaia di anni Timna tenne forte nelle sue mani il monopolio sul commercio della cannella, riscuotendo, inoltre, le tasse sulle carovane che qui transitavano trasportando incenso.

La città di Timna fu quindi il principale centro commerciale e religioso del Qataban dagli inizi del VII secolo a.C. fino all’ultimo quarto del I secolo d.C.

Nel 1950 e il 1951, Wendell Phillips e il suo team riuscì ad iniziare l’indagine archeologica di numerosi siti all’interno della città: soprattutto la Porta Sud; diverse residenze private; una grande struttura identificata come il complesso Templare di Athtar (Venere) e la necropoli, localmente conosciuto come Haid bin Aqil, appena fuori le mura della città.

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Wendell Phillips a Timna

IL TEMPIO DI AWAM

Quando Wendell Phillips partì per Marib nello Yemen settentrionale, nella primavera del 1951, lo fece

con tali sentimenti di euforia e di eccitazione, come non ho mai avuto in vita mia, né prima né dopo“.

L’obiettivo di questa spedizione era il Tempio di Awam (Mahram Bilqis), il più grande del suo genere nella Penisola Arabica. Marib era stata la capitale del regno di Saba, governato dalla famosa regina di tradizione biblica e molte sono le iscrizioni in lingua sabea che si riferiscono a questo posto chiamato il Tempio di Almaqah, il dio della luna, che era la divinità principale a Marib.

Solo le cime degli otto massicci pilastri del tempio e le sezioni superiori di un muro ovale erano visibili al tempo di Wendell Phillips. Ma il lavoro accurato di rimozione della sabbia (che era stata portata lì dal vento) fece scoprire una grande sala fiancheggiata da colonne monumentali, scalinate imponenti, sculture di bronzo e alabastro, e numerose iscrizioni.

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Il Tempio di Awam nella città di Timna

Nel suo libro, Wendell Phillips descrive le sue sensazioni nel condurre lo scavo a Marib:

Stavamo qui, in piedi dove nessun americano o inglese era mai stato prima, e dove nessun non-musulmano aveva messo piede qui, per quello che noi sapevamo, fin dal 1889. Abbiamo esaminato i resti sepolti di quella che un tempo era stata la più grande e la più ricca delle antiche città dell’ Arabia meridionale, il centro di una grande cultura di quasi tremila anni. Toglievamo la sabbia che ricopriva tutto quanto, mettevamo da parte quel velo di segretezza che aveva così a lungo nascosto quella civiltà“.

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Il professor A.M. Honeyman tiene in mano la testa di “Miriam”.
I secolo a.C.-prima metà del I secolo d.C.
(LTS 1992.6.181)

La bellissima testa di una giovane donna scolpita nell’alabastro è tenuta in mano dal Professor A.M. Honeyman, datata  al I secolo. Venne chiamata “Miriam” dagli operai arabi che scavarono la necropoli di Timna”:

Miriam ha portato fortuna allo scavo della necropoli, perché quel sito ha iniziato a restituire più reperti di quanto era stato previsto. Il giorno dopo la rinascita di Miriam da una sepoltura di duemila anni, gli operai hanno infatti trovato stoffa e legno, frammenti di ceramica, frammenti di alabastro. . . e un piccolo oggetto di colore giallo che scintillava attraverso la sabbia. . . . Una bellissima collana d’oro ” (Wandell Phillips)

In alabastro, i suoi grandi occhi sono intarsiati con il lapislazzuli.

Capelli folti pettinati all’indietro, la capigliatura di questa figura è stata realizzata separatamente attraverso intonaco ancora intatto, una caratteristica piuttosto rara.

Le orecchie una volta erano decorati con orecchini, e i due fori sul collo sostenevano una collana.

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“Miriam”

Wendell Phillips scrive nel suo libro:

Ancora più importanti, se non in modo esteticamente soddisfacente, sono state le scoperte fatte dal professor Honeyman che gli hanno permesso di ricostruire le antiche abitudini di sepoltura nel Qataban. Le loro tombe sono articolate e ben costruite, da due a quattro camere aperte verso un corridoio d’ingresso. Ogni camera aveva due o tre livelli di profondità, i livelli separati da grandi lastre pavimentali di pietra. All’interno delle camere il professor Honeyman ha trovato molte ossa umane, ma mai uno scheletro completo. . . . La maggior parte degli oggetti sono stati scoperti al di fuori delle camere sepolcrali, nell’ingresso di passaggio: stele e a volte vasi di ceramica completi. . . . “.

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Statua di donna seduta.
Timna necropoli, inizio I secolo d.C. (alabastro LTS1992.6.180).

In alabastro, questa figura femminile seduta con i pugni chiusi è uno dei più belli esempi delle statue funerarie trovate nella necropoli di Timna.

Busto rigido, viso delicato, occhi infossati e originariamente intarsiati con vetro o lapislazzuli: è un esemplare tipico della scultura dell’Arabia meridionale, in cui i tratti del viso conferiscono un senso di individualità alla figura.

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Placchetta con iscrizione
prima metà del I secolo a.C.
(Bronzo LTS1992.6.49).

Questo oggetto è unico nel suo genere: combina una targa dedicatoria con la mano tesa che sorregge un piatto, o phiale, che in origine doveva essere servito come una lampada ad olio. E’ stato trovato nella casa Hadath, una residenza privata a due piani, con le sue raffinate pareti in gesso e i pavimenti ancora intatti.

L’iscrizione così dice:

Hamat’amm Dharhan della tribù di Dharhan ha offerto al suo dio e signore, il padrone di Yaghil, una mano che è illuminato con una lampada ad olio e una dedica, in conformità a quello che è stato promesso e assicurato“.

La galleria della Mostra

Il Tempio di Awam

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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