L’APPIA ANTICA SULLE ALI DI UN UCCELLO ovvero A VOLO DI DRONE

Poter vedere l’Appia Antica sulle ali di un uccello, si può e lo si può fare ritornando indietro nel tempo, precisamente all’inizio dell’Ottocento.

Fu Napoleone, infatti, che nel 1811, per la prima volta, propose il progetto di un Parco archeologico che avrebbe dovuto coprire tutta la regione compresa tra la Colonna Traiana e i Castelli Romani

La via Appia. Immaginai per te un parco che si estendesse dal Colosseo fino ai piedi dei Colli Albani, ininterrottamente. Ma questa timida campagna fu più severa di me della campagna di Russia”. (Napoleone Bonaparte)

E’ questa la porta nella storia dentro la quale fa entrare il visitatore la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, attraverso questo bellissimo cortometraggio.

Il protagonista-guida della storia osserva la splendida campagna romana attraverso lo steccato, dietro il Tumulo degli Orazi, di fronte la Villa dei Quintili, in una magnifica giornata di sole (minuto 1.25).

Le pietre sono calde, c’è profumo di menta, gli antichi venivano qui a mangiare, e a stare vicino ai loro morti (minuto 2.03). I Romani, infatti, hanno ereditato dagli Etruschi l’uso di banchettare e stare vicino ai loro defunti, e in questi banchetti privati c’era della ricotta, del miele, c’era del latte, del vino; lo si versava nei sepolcri, così da condividerlo con i propri cari che non c’erano più.

I defunti non potevano stare in città, era proibito fin dal tempo delle antichissime 12 Tavole (minuto 2.35). Ed è così che si edificano sepolcri lungo le principali strade consolari, come qui sull’Appia: le onoranze funebri duravano giorni, con processioni, una sorta di Trionfo Militare tutto reso movimentato e sacro dai satiri, dalle donne che piangevano e da chi indossava una maschera con il volto del morto.

Cecilia Metella uno spettacolo che lascia ancora oggi a bocca aperta (minuto 3.02) e che testimonia l’uso dal Medioevo di utilizzare i monumenti funebri come cave per costruire i palazzi, o trasformati in castelli, come, appunto, la Tomba di Cecilia Metella.

Laggiù c’è Albano, un vulcano che in tempi antichissimi riversò su tutto il territorio circostante lava e lapilli. E la Via Appia era esattamente una lingua di lava vulcanica che i Romani decisero di modellare (minuto 3.24).

Tutta l’area era ricca di luoghi sacri, di anfratti misteriosi immersi e persi nel verde e ricca di sontuose abitazioni costruite dai Romani più potenti (minuto 3.41). Come la Villa dei Quintili (minuto 3.53), una villa che aveva un ninfeo con statue, fontane e giochi d’acqua, e che era un’area archeologica talmente vasta che fino a un secolo fa era chiamata ancora popolarmente “la vecchia Roma”. Dentro c’erano teatri, terme, cisterne e perfino un ippodromo. Questo perché durante l’età imperiale le famiglie più potenti vollero farsi una piccola Roma in casa propria.

Dall’alto la Villa dei Quintili si mostra in tutta la sua bellezza (minuto 4.25).

Dentro il Mausoleo di Cecilia Metella mostra le epoche vissute sulla sua pelle (minuto 4.50).

In English: THE APPIAN WAY ON THE WINGS OF A BIRD

L’artico originale dal quale ho preso il video

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