L’IMMAGINE DI UNA DEA CHE PARTORISCE: E’ ETRUSCA ED E’ LA PRIMA FINORA TROVATA IN OCCIDENTE

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La Valle del Mugello

Lo scavo archeologico di Poggio Colla (nella Valle del Mugello) è un insediamento etrusco antico di  2600 anni, e ha restituito un’incredibile scoperta: due piccole immagini di una mamma nell’esatto momento di dare alla luce il proprio bambino.

LA SCOPERTA

La scoperta è avvenuta a Poggio Colla, a pochi km da Firenze, grazie alle indagini condotte dal Progetto Archeologico della Valle del Mugello.

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Immagine della donna mentre partorisce il proprio bambino, da Poggio Colla, Mugello. Tutti i diritti sono riservati alla Southern Methodist University.

L’IMMAGINE

Due sono le immagini perfettamente identiche che sono state impresse sul vaso prima della cottura, quando l’argilla era ancora fresca. Il frammento di ceramica sul quale questa scena è riprodotta è molto piccolo (4×3 cm), e faceva parte di un grande contenitore in bucchero.

L’immagine rappresenta il bambino mentre esce dal grembo materno: si vedono infatti la testa e le spalle, mentre la donna è ritratta con il volto di profilo, i capelli raccolti in una lunga coda di cavallo che scende sulla schiena, le gambe leggermente piegate ed entrambe le braccia alzate verso l’alto.

“Siamo rimasti sconcertati nel vedere questa scena così intima; probabilmente è la prima rappresentazione di parto nell’arte occidentale; […] le donne etrusche sono di solito rappresentate ospiti di feste o partecipanti a riti, oppure sono rappresentate come divinità. Ora dobbiamo risolvere il mistero di chi sono esattamente questa donna e questo bambino”, ha commentato Perkins, Professore di Archeologia presso la Open University Milton Keynes.

“La scena del parto è straordinaria, ma ciò che è anche più affascinante è quello che questa immagine potrebbe significare nell’ambito della ceramica santuariale”, ha dichiarato Greg Warden, professore e decano associato per gli affari accademici presso la Scuola Meadows of the Arts a SMU, nonché direttore del Progetto Archeologico della Valle del Mugello.

“Questa è la scoperta più emozionante, e l’immagine mostra la scena di un tipo finora sconosciuto in ambito etrusco”, ha detto Larissa Bonfante, docente emerita di studi classici presso la New York University e esperto di fama mondiale sugli antichi Etruschi.

“Il frammento ceramico potrebbe avere qualche connessione con il culto praticato a Poggio Colla”, ha detto Warden, “forse in connessione con il santuario sull’acropoli del sito”.

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disegno dell’immagine impressa di Poggio Colla. Tutti i diritti sono riservati alla Southern Methodist University

MA CHI E’ QUESTA DIVINITÀ FEMMINILE ?

Si ipotizza che la donna raffigurata sia stata una qualche divinità femminile, una dea della fertilità etrusca, e questo sarebbe eccezionale, vorrebbe dire aver scoperto una “nuova” dea etrusca, perché la mitologia (ad oggi) non ci ha mai parlato di una dea che partorisce. Chissà forse una dea con funzione apotropaica. Comunque in questa prospettiva, la raffigurazione del parto diventa ancora più interessante e potrebbe avere qualche connessione con il culto che si officiava sull’acropoli.

Lassù infatti è stato ritrovato un gran numero di strumenti per la tessitura e poi, soprattutto, la presenza di un deposito votivo di gioielli d’oro (femminili),  che ha lasciato davvero a bocca aperta, ci suggeriscono che la divinità protettrice del luogo potrebbe essere stata una donna.

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Lo scavo a Poggio Colla, nel Mugello

IL SITO

Poiché il sito di Poggio Colla ha restituito numerosi depositi votivi, gli studiosi sono certi che per una parte della sua storia è stato un luogo sacro ad una o più divinità. L’abbondanza di strumenti per la tessitura e un deposito definito “mozzafiato” di gioielli d’oro, fanno ipotizzare che la divinità patrona di questo luogo potrebbe essere stata una divinità femminile. E la scoperta della scena del parto, per la sua unicità, aggiunge un altro elemento di conferma a questa ipotesi.

Ma Poggio Colla è un sito altamente significativo e soprattutto raro, per tre motivi.

Il primo è che questo sito presenta un’occupazione esclusivamente etrusca. L’evidenza archeologica indica una continuità di occupazione etrusca del sito dal 700 a.C. fino al 187 a.C., anno in cui subì la distruzione ad opera dei Romani.

Il secondo motivo della sua eccezionalità è che questa antica città etrusca non venne ricoperta e sepolta da edifici o costruzioni più tarde, ma è rimasta nel suo stato originale, ricoperta solo da terra e vegetazione. Infatti la maggior parte delle città etrusche proprio in virtù del fatto che sorgevano su colline ben difese e ottimamente posizionate strategicamente sul territorio, vennero quasi tutte rioccupate nei secoli da edifici romani, medievali e contemporanei (come è il caso di Perugia, Volterra e Orvieto, per citare le principali).

Il terzo motivo è che di Poggio Colla è ancora intatto l’intero insediamento, tra cui le tombe, un tempio, una fabbrica di ceramiche e abitazioni private che, per questo, stanno fornendo nuovi e preziosi dettagli sulla vita etrusca di tutti i giorni.

L’ACROPOLI

L’acropoli era la sede di un santuario e qui è stato individuato anche un altare al centro di un grande cortile. Numerose sono le offerte rinvenute sepolte tutte intorno all’altare, doni lasciati come parte di un rituale sacro ad una divinità ancora non identificata. Queste donazioni votive vanno da un enorme deposito di quasi 500 diversi oggetti di bronzo, a gioielli femminili d’oro di eccezionale manifattura e delicatezza nella lavorazione.

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Il sacerdote etrusco

UN CONTESTO RELIGIOSO ECCEZIONALE CHE HA PERMESSO LA RICOSTRUZIONE DEI RITUALI DEL SACERDOTE/MAGISTRATO ETRUSCO

Gli archeologi hanno anche scoperto una grande fossa circolare, al centro della quale era stato posizionato un cilindro di pietra arenaria, forse la parte superiore di una colonna votiva. Nei pressi del cilindro erano state poste due basi in pietra arenaria appartenenti a delle statue, la più grande delle quali presenta ancora inciso il nome del donatore, chiaramente appartenente all’aristocrazia etrusca. Sepolto accanto a questi oggetti vi erano fili d’oro, un utensile di bronzo appositamente rotto, e due ciotole di bronzo che erano state utilizzate per versare libagioni rituali. Insieme a tutto questo c’erano anche le ossa di un maialino, presumibilmente sacrificato come parte del rituale di purificazione.

Questo contesto religioso davvero unico ha permesso quindi ai ricercatori di ricostruire, per la prima volta, i rituali e le azioni che il sacerdote/magistrato etrusco compiva durante le cerimonie di carattere regale.

Missione dello scavo archeologico

Per approfondire

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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