LA PRIMA INCISIONE RUPESTRE DI NEANDERTHAL

Gorham_Cave_Gibraltar
Ingresso alla Caverna di Gorham, Gibilterra e Incisione di Neanderthal
© F. d’Errico

Il PRIMO ESEMPIO DI ARTE DELLA STORIA: l’incisione rupestre di Neanderthal nella Grotta di Gorham, a Gibilterra.

LA SCOPERTA

Il primo esempio di un’incisione sulla pietra attribuito a uomini di Neanderthal è stato scoperto all’interno della grotta di Gorham, a Gibilterra, da un team internazionale. Datata a più di 39.000 anni fa, si compone di un tratteggio incrociato profondamente scolpito che incide la roccia della parete, sul retro della grotta.

Questa incisione è stata attribuita alla mano di Homo neanderthalensis perché al momento del ritrovamento era coperta da uno strato di sedimenti che l’analisi al radiocarbonio ha datato a 39.000 anni fa. Inoltre, la presenza di strumenti Musteriani (strumenti caratteristici del Neanderthal) nei sedimenti che coprivano l’incisione, dimostrerebbero che quei segni sono stati eseguiti proprio dal Neanderthal, che in quel periodo ancora popolava la regione meridionale della penisola Iberica.

L’incisione è stata analizzata al microscopio e ne è stata fatta anche una replica in 3D (ad opera del Laboratorio PACEA, CNRS / Université de Bordeaux / Ministère de la Culture et de la Communication). Poi i ricercatori hanno replicato questi segni anche attraverso uno studio sperimentale, che ha dimostrato la sua origine umana e il suo non essere il risultato di un’attività utilitaristica (come ad esempio il taglio di carne o di pelli) ma piuttosto il risultato di un’attività ripetuta e, soprattutto, ripetuta intenzionalmente attraverso un robusto strumento litico che ha inciso profonde scanalature nella roccia. Le linee sono state sapientemente e accuratamente scolpite, e i ricercatori hanno calcolato che per ottenere queste incisioni sono stati necessari tra i 188 e i 317 colpi di strumento.

perchè

MA PERCHÉ QUESTE INCISIONI SONO COSI’ IMPORTANTI?

Il ritrovamento di queste incisioni attribuite all’Homo neanderthalensis sono non importanti, ma importantissime. Fino ad ora, infatti, la creazione di immagini figurative ed astratte è stata considerata una caratteristica unica e distintiva degli esseri umani anatomicamente moderni, quelli che colonizzarono l’Europa circa 40.000 anni fa, e dai quali discendiamo.

Questa innovazione culturale sulle pareti delle caverne viene da sempre considerata una tappa fondamentale nello sviluppo delle culture umane e da sempre utilizzata per suggerire che c’erano marcate differenze cognitive tra gli esseri umani anatomicamente moderni e i Neanderthal.

Una differenza che non ci suggeriva semplicemente una diversa “sensibilità artistica” ma che più profondamente ci indicava una diversa struttura intellettiva di percezione dell’ambiente circostante: la pianificazione “ragionata” ed intenzionale di un’attività che non è dettata da una necessità opportunistica (come fanno gli animali) ma da un’azione dettata da un pensiero che pianifica l’uso degli strumenti, per “segnare” sul territorio circostante “qualcosa”.

Ciò che rendeva diverso l’uomo anatomicamente moderno dal Neanderthal era la specifica capacità cognitiva: quindi non soltanto una maggiore intelligenza, ma un’intelligenza di tipo diverso, un modo diverso di essere intelligenti che permette non solo di riflettere su se stessi ma anche di manipolare l’ambiente circostante in maniera qualitativamente unica.

Tutto questo appare ora completamente stravolto dalla recente scoperta nella grotta di Gorham e supporta l’ipotesi che

  • anche i Neanderthal avevano una cultura materiale simbolica
  • che l’espressione grafica non era esclusiva degli esseri umani moderni
  • che alcune culture Neanderthal produceva incisioni astratte, probabilmente per marcare il loro spazio vitale.

Quindi forse la punta dell’iceberg di una capacità cognitiva sviluppata ma non esteriorizzata in maniera appariscente, come, invece, sappiamo dell’uomo anatomicamente moderno.

neanderthal_painting

MA FIN’ORA COSA DICEVA LA SCIENZA?

L’Homo neanderthalensis è una forma umana specializzata con la quale siamo imparentati, e che si è estinta in tempi recenti.

Ma soprattutto per gli studiosi l’Homo neanderthalensis costituisce la miglior pietra di paragone per stabilire il grado della nostra unicità. Questo perché i Neanderthaliani sono fra tutte le specie di ominidi estinte quella meglio documentata, e quella che visse più a stretto contatto con Homo sapiens per un periodo di tempo abbastanza lungo.

Fisicamente i Neanderthaliani avevano caratteristiche molto particolari. Il loro cervello aveva le stesse dimensioni del nostro, ma con una morfologia diversa. Soprattutto è significativo che la loro corteccia frontale di associazione (dove si svolge gran parte della nostra attività di pensiero) era piuttosto costretta e appiattita come quella degli ominidi precedenti e in netto contrasto con l’espansione, invece, verso l’alto di quest’area nel nostro cervello: quindi una diversa capacità di elaborazione del pensiero e della realtà circostante.

In generale si attribuisce al Neanderthal un’assenza totale, o quasi, di pensiero astratto e strutturato come l’uomo moderno suo contemporaneo, e tutti quegli esempi che farebbero pensare al contrario gli studiosi li hanno fin’ora interpretati come “casuali” e privi di intenzionalità ragionata, molto spesso dettati da motivazioni di tipo utilitaristico.

Emblematico è il caso della sepoltura dei defunti. In generale l’idea che essi avessero messo in atto questo comportamento veniva contestata, anche se secondo altri ricercatori (come Ian Tattersall) “non c’è dubbio che, almeno occasionalmente, essi abbiano sepolto i loro morti, deponendoli prevalentemente con gli arti flessi, forse per la semplice ragione pratica che così facendo era sufficiente scavare una fossa più piccola: potrebbe essere stato solamente un modo per evitare di creare “disordine” nello spazio abitativo, o per scoraggiare le incursioni degli animali spazzini intorno all’accampamento”. Per di più “non è dimostrato che la sepoltura  di un Neanderthaliano abbia mai comportato riti come quelli che sono invariabilmente associati a questa pratica tra le popolazioni umane e soprattutto così evidenti in numerose sepolture del Paleolitico superiore. La testimonianza più convincente di elaborata sepoltura neanderthaliana proviene dalla grotta di Shanidar, in Iraq, dove venne scavata una fossa che ha rivelato la presenza di una quantità di pollini del tutto inattesa, suggerendo in questo modo che il defunto fosse stato deposto su un letto di fiori primaverili. Tuttavia, l’unica testimonianza inequivocabile di rito funebre che possiamo sperare di trovare è la presenza di offerte funerarie: manufatti, cibo o altre cose che il defunto potrebbe trovare utili in una vita futura. Le sepolture del Paleolitico superiore sono tipicamente ricche di tali offerte, ma tutto ciò che è stato trovato nelle inumazioni neanderthaliane è di natura tale da lasciar pensare che sarebbe potuto finire nella fossa casualmente. Il suolo dei siti neanderthaliani è infatti sempre disseminato di una quantità di strumenti litici e di ossa animali, e non sarebbe strano se alcuni oggetti non fossero caduti accidentalmente nella fossa mentre veniva riempita” (Ian Tattersall, “Il cammino dell’uomo”).

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QUINDI SEMPRE MENO “PRIMITIVI”

Chi realmente fossero i Neanderthaliani lo stiamo scoprendo solo ora, anno dopo anno attraverso i molti tasselli che a mano a mano vengono riportati alla luce dall’Europa fino all’Oriente, rivalutando in questo modo la “reputazione” di questi nostri antichi “cugini”, da sempre definiti (e considerati) “primitivi”.

Stupefacente è la scoperta fatta nel sito francese de La Chapelle-aux-Saints che ha rivelato la sepoltura intenzionale dei morti; sorprendenti sono le testimonianze sparse per tutta Europa che attestano l’uso di pigmenti per decorare la pelle; così come affascinante è l’utilizzo di piume e artigli con i quali il Neanderthal ornava il proprio corpo.

Forse non sapremo mai che significato avevano le incisioni di Gorham o chi le abbia fatte, ma questa scoperta è sicuramente un altro passo avanti verso la comprensione di questi nostri parenti che erano sì preistorici ma poi non così primitivi.

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L’articolo originale da cui ho sviluppato il mio post

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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