NEL CHIANTI IL MONDO ETRUSCO, ROMANO E MEDIEVALE DENTRO UN “POZZO”

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L’antico insediamento etrusco di Cetamura in Chianti, nel comune di Gaiole in Chianti (Siena), ha restituito una ricchezza di manufatti che coprono un arco di tempo di 15 secoli, a partire dal periodo Etrusco, passando per quello Romano e giungere fino all’epoca Medievale.

A Cetamura in Chianti i rinvenimenti più antichi sono datati al VII-VI secolo a.C., ma le strutture messe in luce con gli scavi sono relative a una fase di occupazione del sito che si data al periodo Ellenistico, cioè a partire dal 325-300 a.C. Prosegue poi in età Romana e in epoca Medievale, fino a tutto il XII secolo, con i documenti d’archivio della Badia di Coltibuono che attestano la presenza nel sito di un castrum indicato come Civitamura.

Scoperto nel 1964, dal 1973 la Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha concesso il permesso di scavo al Dipartimento di Studi Classici della Florida State University che ancora oggi continua l’indagine nella zona. Dal 1978 lo scavo è anche diventato un campo-scuola, organizzato da Nancy T. de Grummond, che dal 1983 ne ha anche assunto la direzione.

La particolarità del sito archeologico e dello stesso scavo è la presenza di un pozzo, o più propriamente sarebbe da definire una cisterna per l’accumulo dell’acqua: profondo 32 metri sotto il livello del suolo,  ha fatto pensare ad un confronto con i più “modesti”, in termini di profondità, pozzi etruschi.

Dopo quattro anni di scavo la quantità e qualità dei reperti rinvenuti dentro questa “cavità” artificiale sono molti ed eccezionali allo stesso tempo: materiali in bronzo, in argento, in piombo e in ferro, insieme grandi quantità di ceramiche e notevoli evidenze di resti organici, hanno creato un’opportunità senza precedenti per lo studio della cultura, della religione e della vita quotidiana in Chianti attraverso ben 15 secoli di storia.

Il pozzo venne scavato nella roccia arenaria di Cetamura e presenta tre livelli principali: Medievale; Romano, risalente soprattutto al I secolo a.C.; e Etrusco, datato essenzialmente al III e II secolo a.C. La cisterna non appare alimentata da una sorgente d’acqua ma accumulava l’acqua piovana che filtrava attraverso il terreno e la roccia fin dentro il pozzo, attraverso le sue stesse pareti.

Quasi 500 i semi d’uva (vinaccioli) rinvenuti nel corso dello scavo insieme ad una quantità incredibile di legno sia di epoca Romana che Etrusca insieme a 14 vasi di bronzo Romani e Etruschi e noccioli di olive. Il vasellame di bronzo, di varie forme, dimensioni e decorazioni, era stato utilizzato per estrarre l’acqua dalla cisterna ma soprattutto importante si è rivelata l’analisi dei semi d’uva. Lo studio di queste resti vegetali, infatti, può fornire un’ulteriore chiave di indagine sulla storia del vino in Toscana per il periodo storico che va dal III secolo a.C. fino al I secolo d.C. La maggior parte dei semi d’uva è stata ritrovata all’interno dei vasi di bronzo, un dettaglio molto interessante che potrebbe stare ad indicare un segno dell’attività rituale svolta dentro questo pozzo, come anche l’incredibile quantità di reperti di legno ritrovati sul fondo vengono interpretati come probabili offerte rituali.

Ossa di diversi animali come suini, ovini, caprini e bovini; uccelli come oche, piccioni, polli, cigni e gufi; corna di cervo sia lavorate che non lavorate; centinaia di tazze votive in miniatura; una settantina di monete d’argento e di bronzo; astragali e pedine da gioco rientrano tutti probabilmente nella pratica di gettare oggetti nel pozzo come parte di un rituale sacro, anche se molti oggetti ritrovati potrebbero anche esservi giunti per caduta accidentale.

Gli dei hanno ricevuto in offerta oggetti di bronzo tra i quali il manico di un colino per il vino decorato con una testa di cervo, una statuina raffigurante un vitello e la testa di un’ascia.

Sono state ritrovate molte monete di epoca Romana sia Imperiale che Repubblicana. Quest’ultime recano soprattutto la testa di Giano, mentre quelle di epoca Imperiale sono del periodo Giulio-Claudio e mostrano le figure di Augusto, Agrippa, Tiberio, Druso, Caligola, Claudio, Antonia e Nerone. È stato inoltre ritrovato uno strumento di bronzo, formato da una barretta piegata, recante la testa di un cervo e timbrato con il nome del produttore, Philemu (s).

Tra gli ornamenti di uso personale sono stati rinvenuti anelli di bronzo e di ferro, uno dei quali con una gemma intagliata con la figura di un uomo nell’atto di lavorare (o camminare). Sono stati ritrovati anche anelli di osso e numerosi altri oggetti di osso lavorato, fra i quali un ciondolo con la testa di un serpente, un ago, e numerosi strumenti in osso appuntiti, forse utilizzati per la scrittura.

È stato rinvenuto anche un piccolo oggetto in pietra levigata incisa con una iscrizione latina e molti sono i cocci che presentano graffite sigle e lettere.

Il pozzo di Cetamura in Chianti è quindi di estrema importanza perché ha restituito, e restituirà probabilmente ancora, informazioni sul consumo e sull’utilizzo del vino proprio nel cuore di una zona geografica famosa in tutto il mondo per la produzione del Chianti Classico.

Se vuoi approfondire lo studio stratigrafico del sito di Cetamura in Chianti

Articolo originale

Francesca Pontani

Copywriter & Storyteller & ContentEditor Sono un'archeologa che senza l'archeologia non vive: Archeologia e Comunicazione Web 3.0 per me sono vitali come l'aria! Professionista della comunicazione web mi occupo di promuovere il tuo brand attraverso storytelling coinvolgenti ed emozionali: attraverso parole, immagini e video. Per collaborazioni di lavoro: www.francescapontani.it Scrivo e Gestisco il blog del Museo Archeologico di Barbarano Romano: museoarcheologicobarbaranoromano.com & il mio blog archeotime.com Pubblico video on the road sul mio canale youtube ArcheoTime

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